![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 OTTOBRE 2003 |
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La filosofia ha la sua
origine nella meraviglia. Quanto nella nostra visione del mondo è oggettivo,
quanto è soggettivo? Quanto di quello che (riteniamo) vero lo è assolutamente,
quanto è invece relativo alla situazione in cui ci troviamo? Le verità sono
solo locali oppure alcune di esse sono valide ovunque e sempre? L'etica ha una
base oggettiva? Perché siamo dotati di coscienza? Qual è la funzione delle
esperienze che percepiamo all'interno di un mondo oggettivo?
I filosofi hanno tentato
di stabilire verità permanenti entro un’intelaiatura durevole. Tali verità
erano ritenute assolute, oggettive e universali.
In matematica, un
teorema – il teorema del punto fisso – afferma che tutte le trasformazioni di
un certo tipo lasciano almeno un punto immutato all'interno di un certo spazio.
Questo punto è un punto fisso della trasformazione. Non è, tuttavia, la natura
intrinseca del punto a mantenerlo fisso. Sebbene ogni trasformazione possa
lasciare fissi uno o l'altro punto, diverse trasformazioni lasciano immutati
punti differenti. Nessun punto viene mantenuto fisso da ogni trasformazione. I
filosofi, tuttavia, hanno cercato punti che venissero mantenuti fissi da tutte
le trasformazioni, almeno da tutte quelle, degne di considerazione. Tali punti
avrebbero costituito fondamenti assolutamente sicuri per la conoscenza, e i
valori. I candidati più importanti al ruolo di punti fissi furono il cogito di
Descartes, i dati sensibili degli empiristi e le verità metafisiche necessarie
dei razionalisti. Si pensava che questi punti fossero non solo fissi, ma anche
sufficientemente fertili per sostenere il resto della nostra conoscenza e dei
nostri valori. Uno a uno, questi pretesi punti certi, indubitabili e
inattaccabili hanno vacillato. E anche la loro fertilità è stata indebolita.
Il pragmatista Charles
Peirce sostenne, contro Descartes, che niente è indubitabile. Ogni cosa è
aperta al dubbio, sebbene non tutte le cose lo siano contemporaneamente. Si
potrebbe dubitare di ogni cosa sulla base di altre proposizioni che siano, in
quel particolare momento, di fatto libere dal dubbio. Il loro turno per essere
sottoposte al dubbio potrebbe venire successivamente. Otto Neurath, seguito in
questo da W.V. Quine, paragonò la nostra situazione a quella di marinai che
debbano ricostruire un battello in mare: sostenuti da assi un po' marce,
debbono ripararne e rimpiazzarne altre. Ogni asse presto o tardi verrà
riparata. Ogni cosa è aperta alla trasformazione. Niente rimane fisso.
La mia inclinazione
filosofica si esercita nel dare una possibilità alla considerazione di queste
problematiche, non nel chiuderle. Questo libro suggerisce nuove concezioni e
tesi filosofiche, e le ragioni che esso adduce per sostenerle sono intese a
sottoporle a ulteriori esplorazioni, non a dimostrare in maniera conclusiva la
loro correttezza. Allo stesso modo, le mie critiche ad alcune delle più
importanti teorie o posizioni concorrenti non intendono negarle in maniera
definitiva, ma solo indebolirle al punto da aprire uno spazio filosofico in cui
le nuove concezioni proposte possano respirare e crescere.
Nell'indagare le
funzioni della verità, dell'oggettività, dell'etica e della coscienza avremo
occasione di mantenere i nostri occhi puri nei confronti di teorie e dati
scientifici rilevanti. La filosofia non è una disciplina a priori, di
conseguenza essa deve mischiarsi con la conoscenza corrente e deve anche
seguire le direttive promettenti e problematiche derivanti da tale conoscenza.
Tenteremo anche di identificare e separare il sostrato o l'aspetto empirico dei
problemi filosofici trasformando, nella misura del possibile, questi ultimi in
questioni empiriche e fattuali. Così, vedremo che l'interrogativo se la verità
è relativa si fonda sulla spiegazione del successo di differenti gruppi di
persone nelle loro azioni e anche sul fatto se ogni verità viene registrata in
ogni momento e in ogni luogo. Le questioni relative all'oggettività dipendono
dalla gamma di trasformazioni rispetto alle quali qualcosa risulta invariante.
Alcune questioni sull'etica dipendono, in parte, dalle ragioni per cui l'etica
è onnipresente e alcuni interrogativi in merito alla coscienza dipendono dalle
funzioni biologiche di quest'ultima. Comprendere le ragioni per cui c'è un
mondo oggettivo può dipendere dalla cosmologia.
Freud descrisse l'obiettivo della psicoanalisi affermando che «dove c'è stato l'Es, ci sarà l'Io». Sarebbe troppo forte, e anche non desiderabile, riecheggiare queste parole dicendo che «dove c'è stata la filosofia, ci sarà la scienza». Tuttavia, per quanto la trasformazione delle questioni filosofiche in ipotesi fattuali verificabili non sia l'unico metodo della filosofia, questo nodo di chiarire le questioni è tale da aprire nuove strade di progresso. Un altro modo è porre nuovi interrogativi.