![]() RASSEGNA STAMPA | 10 OTTOBRE 2003 |
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IL BRACCIO DI FERRO EUROPEO SULLE CELLULE
STAMINALI È RIPRESO
Lo zar della bioetica che comanda a
Bruxelles
Il
braccio di ferro di Bruxelles sulle cellule staminali embrionali è
ricominciato. La tela pazientemente costruita la scorsa primavera dal
Commissario alla ricerca Busquin per sbloccare i finanziamenti europei alla
ricerca sugli embrioni sovrannumerari è stata disfatta tre giorni fa nella
Commissione industria del Parlamento Europeo. Il testo Busquin infatti è stato
modificato dal relatore designato dal Ppe Peter Liese al punto da chiudere
quasi ogni spiraglio e da essere bollato come inaccettabile dalla stessa
Commissione Europea. Liese, eletto nelle fila della Cdu, è una sorta di zar
della bioetica comunitaria. Nelle sue mani finisce la maggioranza delle
proposte legislative della Commissione Europea legate al settore biomedico. E i
suoi interventi sono invariabilmente all'insegna dell'intrasigenza, al punto
che viene da chiedersi come mai le altre forze politiche - il Pse innanzitutto
- non contrastino con più determinazione il suo status di rapporteur
predestinato.
Il
copione, comunque, si è puntualmente ripetuto anche questa volta. Liese ha seminato
il draft di emendamenti trappola, che invece di rifinire la proposta Busquin la
stravolgono fino a ribaltarne gli effetti. Il testo presentato lo scorso luglio
dal commissario francese portava già i segni evidenti della mediazione, perché
vietava la cosiddetta clonazione terapeutica e dava il via libera all'utilizzo
dagli embrioni in sovrannumero ammassati nelle cliniche per la fecondazione
assistita purché si rispettassero alcuni paletti. In qualche caso si trattava
di restrizioni discutibili, per esempio la data limite relativa agli embrioni,
che per poter rientrare nei finanziamenti del Sesto Programma Quadro dovevano
essere stati prodotti entro il 27 giugno 2002.
Il
testo Liese però rende impossibile ogni ricerca con gli embrioni
sovrannumerari, perché prende pretestuosamente ad esempio la via americana
anticipando la deadline al 7 agosto 2001 e ponendola in relazione alle linee
cellulari di staminali embrionali invece che agli embrioni. Il riferimento agli
Usa fa davvero sorridere, perché serve a far dimenticare che il trend
prevalente nei paesi europei è di consentire l'utilizzo degli embrioni
crioconservati come fonte di staminali e pretende di far credere che
uniformarsi alle limitazioni della ricerca pubblica statunitense significhi
facilitare gli scambi scientifici tra le due sponde dell'Atlantico e far
progredire il settore. Il risultato di questo approccio comunque è chiaro:
laddove Busquin voleva aprire una porta, Liese l'ha chiusa perché di fatto nega
la possibilità di iniziare a lavorare ex novo sui vecchi embrioni che giacciono
ancora inutilizzati nei congelatori. E c'è di più perché come fa notare
l'eurodeputato radicale Marco Cappato "questo testo è l'ennesima
dimostrazione di un vizio cronico del fronte anti-staminali: quello di avvelenare
i provvedimenti relativi ad argomenti ben specifici (in questo caso i requisiti
per finanziare la ricerca sugli embrioni con fondi comunitari) con emendamenti
punitivi relativi a materie contigue e dichiarazioni di principio che
riaccendono l'inutile contrapposizione tra staminali adulte ed
embrionali". Una contrapposizione, vale la pena ricordarlo, che la
comunità scientifica respinge in blocco. Cert'è che l'intero testo mostra ben
poco rispetto per la scienza. Che dire per esempio del tentativo di ghettizzare
lo studio delle staminali embrionali sottoponendo i relativi progetti di
ricerca alla valutazione di un organismo ad hoc in cui almeno il 50% dei membri
sia estraneo alla ricerca sulle staminali embrionali? Per non parlare della
richiesta che i singoli progetti vengano finanziati solo se gli scienziati
hanno raggiunto un accordo indiscusso - ma nella scienza non si smette mai di
discutere - sul fatto che non esistono strade alternative.
E com'è
possibile che mentre i ricercatori hanno spiegato in mille occasioni le ragioni
tecniche per cui le linee cellulari esistenti non sono soddisfacenti e quindi
occorre sacrificare un certo numero di embrioni per crearne di nuove, uno degli
emendamenti di Liese affermi che "non esiste alcun argomento convincente a
sostegno dell'affermazione secondo la quale le cellule staminali già esistenti
non sono sufficienti per portare avanti la ricerca"? Queste intrusioni
dell'Europarlamento in questioni puramente scientifiche, per di più con toni
tanto perentori, spingono l'eurodeputato Ds Massimo Carraro a dire che
"siamo di fronte a un precedente pericoloso e che a forza di seguire Liese
si rischia di tornare a Lysenko".
Nonostante
l'immediata bocciatura da parte del rappresentante di Busquin, comunque, la
proposta di Liese ora rappresenta il testo base per il dibattito e in
Commissione industria si ricomincia a tessere la tela preparando gli
emendamenti per il nuovo testo che alla fine di novembre sarà votato in seduta
plenaria. Probabilmente si cercherà di tornare indietro il più possibile verso
il testo Busquin, ma sempre con il rischio di qualche concessione di troppo al
fronte anti-staminali o di una spaccatura in plenaria che - seppure non
vincolante - renderebbe più difficile la battaglia in sede di Consiglio dei ministri.
A parole sono in molti a voler evitare il muro contro muro all'Europarlamento -
Giuseppe Nisticò sembra pronto a vestire i panni del mediatore per il Ppe - ma
il match decisivo lo giocheranno i governi dei Quindici. Al momento l'Italia,
che è il primo responsabile della moratoria sui finaziamenti decisa un anno fa,
non mostra segni di apertura nonostante la riunione del Consiglio del 22
settembre abbia fotografato uno spartiacque in movimento tra i due
schieramenti. L'Irlanda avrebbe abbandonato il blocco di minoranza
anti-staminali guidato da Italia, Austria e Germania, mentre la Spagna è in
bilico. Paradossalmente la moratoria prevede una scadenza naturale a dicembre e
potrebbe saltare anche in assenza di regole condivise, ma una pistola puntata alla
tempia non può certo bastare per garantire una soluzione onorevole.