RASSEGNA STAMPA

7 OTTOBRE 2003
editoriale
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LA "DOLCE MORTE". Dopo il caso del medico che ha "addormentato" un malato terminale

 

Eutanasia, si riaccende il dibattito

 

Sirchia: anche in Italia se ne discuta pure ma sarà dura cambiare la legge

 

 

 

 

"Sull'eutanasia è giusto che anche in Italia si sia acceso un dibattito ma mi sembra molto difficile che la legge in materia possa cambiare". Lo ha dichiarato il ministro della Salute, Girolamo Sirchia (nella foto) ieri a Genova dopo il caso di Piero Morino, medico di Firenze che ha raccontato di aver sedato i pazienti per aiutarli a morire senza dolore. "Non c'è dubbio - ha spiegato il ministro - che sia giusto fare un dibattito su questi temi, ma che si passi alle vie di fatto contro la legge è tutta un'altra cosa". Secondo Sirchia, "è molto difficile che in Italia la legge venga modificata". Sulla vicenda di Firenze ieri è intervenuto anche il presidente del comitato nazionale di bioetica, Francesco D'Agostino secondo il quale il caso non può essere inquadrato come un caso di eutanasia ma di cure palliative. "Il medico di Firenze - ha detto D'Agostino - ha praticato delle cure per diminuire il dolore che non sarebbe stato placabile in altro modo accettando anche il rischio delle morte". Ma questo, appunto, ha spiegato D'Agostino, rientra nel principio delle cure palliative.

"Il principio delle cure palliative - ha ricordato d'Agostino - è quello di aiutare il malato a sopportare il dolore nelle malattie allo stadio terminale e non solo. Ovviamente le tecniche che vengono utilizzate devono esser proporzionate allo stato della malattia stessa. In bioetica infatti si è d'accordo sul fatto che quando la malattia è all'ultimo stadio la cura palliativa è lecita anche se può alterare le funzioni dell'organismo aumentando il rischio della morte. Questo perchè la finalità è quella di diminuire il dolore. In caso contrario sarebbe eutanasia".

Sabato il dotto Piero Morino, responsabile dell' Unità Cure continue della Asl 10 di Firenze, aveva raccontato di aver aiutato a morire senza sofferenza un suo paziente, malato terminale, non facendogli mancare le cure o somministrandogli una sostanza che gli togliesse la vita, ma addormentandolo per le ultime ore, quando i sintomi della malattia si erano fatto insopportabili.

La testimonianza-choc è arrivata durante due convegni dedicati alla leniterapia, o cure palliative. "Una via lontana dall' eutanasia, ma anche dall' accanimento terapeutico - ha spiegato il medico -. Essa consente di alleviare le sofferenze rispettando la volontà e l' autonomia di scelta del paziente".

Il fatto, esemplare secondo l' esperienza maturata dal medico, risale ad agosto. Morino ne ha parlato ad una platea turbata e sbigottita, ma anche ammirata, di colleghi e specialisti . Per lui "si è trattato di un episodio "perfetto" di come si possa alleviare il dolore di un paziente nella fase terminale della sua vita". "Ho aiutato questo mio paziente a morire senza sofferenza. Ho rispettato la sua volontà. Ma sono anche disorientato", ha ammesso Morino.

"Tuttavia è stato di esempio per come si sia dimostrata non solo la validità dell' approccio palliativo ed il pieno rispetto dei diritti del paziente, ma anche la solitudine in cui opera il medico in un contesto etico e normativo che non permette decisioni pubbliche e di equipe".

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