![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 SETTEMBRE 2003 |
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La logica può mettere in crisi persino il padreterno: è la provocazione
di Piergiorgio Odifreddi
Due leggi ben note agli editori influenzano le vendite dei libri di divulgazione: la presenza nel titolo della parola "Dio", che le fa aumentare, e l'uso nel testo di equazioni e formule matematiche, che la fa scendere. Piergiorgio Odifreddi - che pure è già autore di libri astutamente intitolati il computer di Dio (Cortina) o Il Vangelo secondo la scienza (Einaudi) - questa volta ha deciso di sfidarle entrambe. Al posto di Dio nel titolo ha messo il diavolo, e tra le pagine non ha fatto a meno di adottare, ogniqualvolta ne fosse bisognoso, i formalismi della logica. Che è poi il vero argomento del volume, nonché la disciplina che egli insegna all'università, a Torino e a Cornell.
Ma che cosa c'entra il diavolo? C'entra, in fondo, almeno quanto Dio (che però alla logica sembra aver dato contributi soprattutto in negativo: si pensi all'utilità dell'analisi, da parte di Kant, della fallacia delle diverse «prove» che vorrebbero dimostrarne l'esistenza). Ma il diavolo è più funzionale all'anticlericalismo - talvolta sottilmente ironico, talvolta più irriverente e sfacciato - che soggiace alla trattazione odifreddiana. Del resto se uno strumento prezioso come la logica è diventato più diabolico che divino - suggerisce Odifreddi nel Postludio, al termine del suo percorso - è proprio per volere della Chiesa, la quale alla ratio sembra sempre finire per preferire la fides. Da
quando al Concilio di Sens, nel 1140, si sfidarono il logico Abelardo e il mistico Bernardo di Chiaravalle, la stragrande maggioranza dei papi e stata infatti scelta tra i seguaci del secondo e non del primo. Non c'è da stupirsi dunque se Mefistofele, nell'opera di Goethe, travestendosi per burla da professor Faust, consigli a una matricola di iscriversi «anzitutto a un corso di logica».
La logica è «diabolica». Divide ciò che Dio manterrebbe volentieri unito (diabolé in greco significa infatti «divisione» o «disunione»): «il suo pensiero olistico, basato sull'identità - scrive Odifreddi - è infatti l'esatto contrario di quello logico, basato sulla differenza», sulla distinzione tra il vero e il falso, la quale ricorda quella tra il bene e il male che Adamo ed Eva avrebbero conosciuto seguendo il consiglio del serpente, e quella della luce dalle tenebre che - sostiene Odifreddi citando il Genesi - sembra aver lasciato «insoddisfatto» lo stesso padreterno nel primo giorno della creazione.
La teologia odifreddiana, certo, farà arricciare il naso a più di un esperto di tale disciplina. Che non potrà comunque non riconoscere che le sue diavolerie divulgative sono sempre di notevole efficacia, e, soprattutto, permettono di imparare concetti anche ardui divertendosi. Se questo libro non farà un buon servigio alla teologia, lo fa certamente alla logica, che è una delle materie più difficili da insegnare, e alla sua stona («da Aristotele a Godel», passando per Leibniz, Boole, Cantor, Frege, Russell, Tarski, Turing, ecc.). E anche alla filosofia, che - da Platone a Wittgenstein - offre il meglio di sé proprio se passata al vaglio della logica, dei suoi successi, e anche di qualche significativo insuccesso, come quello del programma "logicista", che si proponeva di tradurre tutta la matematica in termini logici.
«Spero che il libro riesca a comunicare al lettore il mio sorpreso entusiasmo, o la mia entusiasta sorpresa, - scrive Odifreddi - alla scoperta che una buona parte delle nozioni, degli argomenti e dei risultati della logica contemporanea si trovano già nel pensiero greco e si ritrovano poi in quello scolastico. E che, viceversa, una conoscenza della logica matematica di oggi permette di intendere una buona parte della filosofia occidentale di ieri; e, forse, solo una tale conoscenza permette di non fraintenderla».
Diabolico, no? O forse divino, sotto mentite spoglie.