![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 23 SETTEMBRE 2003 |
|
"Scappati
dalle loro gabbie al momento dell'armistizio con l'Italia, s'erano diretti
verso Sud. E raggiunta la ricca regione agricola delle Marche, si erano fermati
colà con quei gentili contadini, che gli avevano dato da mangiare, li avevano
vestiti e forniti anche di un po' di denaro. Ce n'erano circa ventimila nelle
Marche ma soltanto poche centinaia di loro si erano lasciati persuadere dagli
uomini della A Force a tentare di ritornare alle loro linee: gli altri
preferivano un'oziosa vita di campagna, facendosi mantenere ora in una cascina,
ora in un'altra anziché affrontare i rischi della fuga e i rigori della vita
militare. Alcuni avevano sposato le figlie di quei contadini, e andavano
parlando dei propri possedimenti; tutti avevano un aspetto esageratamente
italiano, molti affettavano difficoltà a esprimersi in inglese". Ma in
quel 1944 il mestiere di Bruno Leoni, trentunenne ufficiale della A Force,
restava quello: riportare oltre la linea del fronte i prigionieri alleati. Vi
rischiò più volte la vita, con un coraggio frenetico, ciarliero e l'andare più
deciso dei bassi. A guerra finita gli regalarono un orologio d'oro con scritto
"to Bruno Leoni for Gallant Service to the Allies"; gli parve ovvio
tornare a insegnare all'università. Il che non lo era poi tanto, visto che egli
era un uomo pratico, che agiva e rideva estroverso, non aveva furie del dettaglio
e scriveva per farsi capire. Un'agire opposto a quello accademico, molto
intento a intrighi introversi, pedanterie, scritti noiosi utili solo a carriere
castali. Tuttavia era stato allievo di Gioele Solari e aveva ottenuto una
cattedra davvero giovanissimo. Si sentiva liberista certo per anglofilia ma
prima ancora per quella simpatia innata verso la vita che lo portava a dar
fiducia agli altri, al loro spontaneo regolarsi.
In
università di crociani che distinguevano i liberali dai liberisti, di fedeli
comunisti e di cattolici per cui il liberismo di don Sturzo era eretico, questa
simpatia era già un peccato. Leoni era highly emotional , ebullient e anche
tremendously energetic ma volentieri distratto. Quindi non s'arrabbiò più di
tanto per le tre parrocchie sopradette che intanto si amalgamavano nella
cultura guelfa che trionferà in Italia dopo il 1968. Invece si entusiasmò per
la Mont Pélerin Society, dov'erano von Hayek, e anche Popper. Così nel 1958,
mentre in Italia si celebravano Gramsci e i canti di gola delle mondine, venne
invitato a Los Angeles a tenere con Friederich von Hayek e Milton Friedman un
ciclo di lezioni. Da quegli appunti sortirono Constitution of Liberty di Hayek,
Capitalism and Freedom di Friedman e Freedom and the Law di Leoni. I vari
decenni di ritardo con cui furono tradotti spiega a cosa fosse evoluta intanto
la cultura italiana.
Il
libro di Leoni pubblicato più volte negli Stati Uniti e persino in spagnolo
venne tradotto trentaquattro anni dopo da un coraggioso piccolo editore di
Macerata. Il libro era scritto con praticità e senza citazioni complicate,
all'anglosassone, dunque per l'Italia non era forse contorto abbastanza. Eppure
quel libro lo rese non solo giurista famoso, ma fece di lui uno degli studiosi
che preparò il ritorno in gran forze del liberismo negli ultimi decenni del
secolo. Ripresa che invece sorprese gli economisti d'Italia, rapiti negli
stessi anni dagli arzigogoli delle algebre lineari di Piero Sraffa. Bruno Leoni
da segretario della Mont Pélerin Society organizzò due convegni in Italia, uno
nel 1961 a Torino al quale partecipò prima di morire Einaudi e l'altro a Stresa
nel 1965. Disdegnava il partito dell'austerità e amava i pranzi e svagarsi,
quanto la polemica. Testardo paradossale previde il collasso dell'Unione
Sovietica, ma dubitò di Gagarin in orbita. Comunque anticipò tutti i temi di
cui oggi si discute. Biasimò l'egemonia del diritto pubblico su quello privato
e quindi quelle norme astratte e generali per cui veniva meno la certezza della
legge. La vita politica gli apparve per quello che purtroppo è ora: una guerra
di tutti contro tutti combattuta tramite il potere legislativo. Ma soprattutto
si preoccupò per le sorti della libertà di ognuno, minacciate da un eccesso di
leggi e dal pregiudizio ideologico. Per lui il diritto non era un modo di
riforma della società o per migliorarla, a un simile compito erano semmai
adatti santi o eroi. Era piuttosto Rechtsfindung qualcosa non decretato ma già
esistente e che si trovava; non una norma fatta recitare da qualche ideologia
alla volontà arbitraria di una maggioranza. E già John S. Mill aveva capito che
invece di essere garanzia contro il malgoverno le elezioni sono sovente solo
una ruota addizionale del suo ingranaggio. Leoni notava come anche i briganti da
strada sono talora una maggioranza. Ma non capiva che i più nascono felici di
nascere sudditi, e neppure considerano d'evadere da questo stato. Il destino di
Leoni si ripeteva: far fuggire prigionieri che invece si volevano loro usciti
di via. Così del resto vive quasi ognuno in Italia; come Pinabello al quale
tanto "occupò la fantasia il nativo odio, il dubbio e la paura
ch'inavedutamente uscì di via..."; Ariosto, Orlando furioso, II, 68. Leoni
morì peraltro nel novembre del 1967, di morte inattesa per cause condominiali.