RASSEGNA STAMPA

21 AGOSTO 2003
EDOARDO BONCINELLI
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Paradossi, trucchi e curiosità dell’arte più sottile, attraverso i secoli

Siate logici, date retta al diavolo

TRA SIMBOLO E SCIENZA

Le persone molto intelligenti amano i paradossi. Sarà perché il paradosso rappresenta una forma particolarmente elaborata di ragionamento logico, sarà perché in genere queste persone hanno il gusto della battuta e amano sbalordire, sarà perché il paradosso rende più accettabile l'incongruenza della vita e sembra svelarne qualche retroscena. Sta di fatto che da tempi immemorabili c'è sempre stato qualcuno che si è dilettato a inventare ed elaborare paradossi, generalmente logico-sintattici, ma talvolta anche semantici. Uno che ama i paradossi fino al ... paradosso è certamente Piergiorgio Odifreddi, un logico matematico di valore che si è dedicato ultimamente alla pubblicistica con notevole successo. Che cosa ci dice questa volta Odifreddi? Se spetta al Diavolo, diabolé , separare e distinguere, afferma nel suo ultimo libro Il diavolo in cattedra (Einaudi 2003), allora la logica è uno strumento del Diavolo, perché indaga e rovista in ogni anfratto del pensiero e perché spacca il capello in quattro. Il libro è in effetti una breve ma scintillante storia della logica occidentale da Socrate ai nostri giorni, raccontata al lettore comune.
Come succede spesso nelle sue opere, vi si può trovare di tutto, tutto narrato con freschezza, intelligenza e gusto del paradosso. Vi si può leggere, ad esempio, che Abelardo, l'insistente amico di Eloisa, morì evirato dopo aver reso popolare la copula, che papa Martino IV morì per un'indigestione di anguille di Bolsena in saor, che Leibnitz a sei anni imparò il latino da solo leggendo Tito Livio, che Gödel riteneva lo stesso Leibnitz un grandissimo filosofo perché «aveva sbagliato tutto», o che anche Kant sapeva bene che «l'illusione non può essere sradicata da nessun insegnamento...»
Il libro non contiene, ovviamente, soltanto aneddoti o riferimenti storici. E' invece un'esposizione piana ma rigorosa dei fondamenti della logica, anzi della logica formale, quella disciplina che studia i principi del ragionamento consequenziale e della corretta argomentazione. E' una scienza antichissima, ma sempre nuova e attuale, che ha ammaliato più di una mente sopraffina. Qualcuno vi ha visto nientemeno che lo studio delle leggi del pensiero, qualcun altro niente di più di un gioco brillante nel quale esercitare la propria intelligenza. Qualcuno la ha considerata una maniera per accostarsi alla mente di Dio, qualcuno uno strumento del Demonio, argomentatore e cavillatore per eccellenza, come quello che nella Divina Commedia si porta via l'anima di Guido da Montefeltro dopo una breve disputa con un angelo, nella quale ha la meglio «per la contraddizion che nol consente». E chi non ricorda a questo proposito lo scherno finale «Forse tu non pensavi ch'io loico fossi!?».
Il libro può essere letto tanto come un compatto breviario di logica formale, quanto come una storia dei principali problemi logici e logico-matematici con tutte le loro implicazioni filosofiche. Ci sono voluti secoli, infatti, prima che si riuscisse a vedere lucidamente che le leggi e le procedure della logica potevano essere studiate indipendentemente da una problematica filosofica, o teologica, complessiva. Una spinta in tale direzione la hanno data i grandi logici dell'Ottocento e la dimostrazione della applicabilità quasi meccanica delle leggi della logica formale al calcolo meccanico prima, ai computer più complessi dopo. I calcolatori elettronici sono i veri logici, mentre il nostro cervello è uno strumento logico decisamente zoppicante, seppure potente e a modo suo veloce. La nostra civiltà ha eretto l'edificio della logica, ma nessuno può essere, individualmente, perfettamente logico. Neppure Odifreddi, che si fa prendere di tanto in tanto la mano dalla passione, con il risultato che la sua mente cade in preda a un momentaneo ottundimento. Che sia il Diavolo che ci mette lo zampino; pardon lo zoccolo?

 

 

 

 

 

 

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