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Paradossi, trucchi
e curiosità dell’arte più sottile, attraverso i secoli
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Siate logici, date retta al
diavolo
TRA SIMBOLO E SCIENZA
Le persone molto
intelligenti amano i paradossi. Sarà perché il paradosso rappresenta una
forma particolarmente elaborata di ragionamento logico, sarà perché in genere
queste persone hanno il gusto della battuta e amano sbalordire, sarà perché
il paradosso rende più accettabile l'incongruenza della vita e sembra svelarne
qualche retroscena. Sta di fatto che da tempi immemorabili c'è sempre stato
qualcuno che si è dilettato a inventare ed elaborare paradossi, generalmente
logico-sintattici, ma talvolta anche semantici. Uno che ama i paradossi fino
al ... paradosso è certamente Piergiorgio Odifreddi, un logico matematico di
valore che si è dedicato ultimamente alla pubblicistica con notevole
successo. Che cosa ci dice questa volta Odifreddi? Se spetta al Diavolo, diabolé , separare e distinguere, afferma nel suo ultimo libro Il diavolo
in cattedra (Einaudi 2003), allora la logica è uno strumento del Diavolo,
perché indaga e rovista in ogni anfratto del pensiero e perché spacca il
capello in quattro. Il libro è in effetti una breve ma scintillante storia
della logica occidentale da Socrate ai nostri giorni, raccontata al lettore
comune.
Come succede spesso nelle sue opere, vi si può trovare di tutto, tutto
narrato con freschezza, intelligenza e gusto del paradosso. Vi si può
leggere, ad esempio, che Abelardo, l'insistente amico di Eloisa, morì evirato
dopo aver reso popolare la copula, che papa Martino IV morì per
un'indigestione di anguille di Bolsena in saor, che Leibnitz a sei anni
imparò il latino da solo leggendo Tito Livio, che Gödel riteneva lo stesso
Leibnitz un grandissimo filosofo perché «aveva sbagliato tutto», o che anche
Kant sapeva bene che «l'illusione non può essere sradicata da nessun
insegnamento...»
Il libro non contiene, ovviamente, soltanto aneddoti o riferimenti storici. E'
invece un'esposizione piana ma rigorosa dei fondamenti della logica, anzi
della logica formale, quella disciplina che studia i principi del
ragionamento consequenziale e della corretta argomentazione. E' una scienza
antichissima, ma sempre nuova e attuale, che ha ammaliato più di una mente
sopraffina. Qualcuno vi ha visto nientemeno che lo studio delle leggi del
pensiero, qualcun altro niente di più di un gioco brillante nel quale
esercitare la propria intelligenza. Qualcuno la ha considerata una maniera
per accostarsi alla mente di Dio, qualcuno uno strumento del Demonio,
argomentatore e cavillatore per eccellenza, come quello che nella Divina
Commedia si porta via l'anima di Guido da Montefeltro dopo una breve disputa
con un angelo, nella quale ha la meglio «per la contraddizion che nol
consente». E chi non ricorda a questo proposito lo scherno finale «Forse tu
non pensavi ch'io loico fossi!?».
Il libro può essere letto tanto come un compatto breviario di logica formale,
quanto come una storia dei principali problemi logici e logico-matematici con
tutte le loro implicazioni filosofiche. Ci sono voluti secoli, infatti, prima
che si riuscisse a vedere lucidamente che le leggi e le procedure della
logica potevano essere studiate indipendentemente da una problematica
filosofica, o teologica, complessiva. Una spinta in tale direzione la hanno
data i grandi logici dell'Ottocento e la dimostrazione della applicabilità
quasi meccanica delle leggi della logica formale al calcolo meccanico prima,
ai computer più complessi dopo. I calcolatori elettronici sono i veri logici,
mentre il nostro cervello è uno strumento logico decisamente zoppicante,
seppure potente e a modo suo veloce. La nostra civiltà ha eretto l'edificio
della logica, ma nessuno può essere, individualmente, perfettamente logico. Neppure
Odifreddi, che si fa prendere di tanto in tanto la mano dalla passione, con
il risultato che la sua mente cade in preda a un momentaneo ottundimento. Che
sia il Diavolo che ci mette lo zampino; pardon lo zoccolo?
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