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Il laboratorio
di Shanghai vuole produrre cellule staminali
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Genetica, nuova frontiera choc
Creati embrioni uomo-coniglio
La comunità scientifica contro l’esperimento cinese
Metà uomo e metà
coniglio. È questa l’ultima frontiera della genetica: un ibrido creato in
Cina, come serbatoio di cellule staminali. La notizia è stata pubblicata da Cell
Research , una rivista specializzata cinese poco conosciuta in Occidente.
Poi l’ha commentato Nature , infine l’ha ripresa il Washington Post
. Un gruppo di ricercatori della facoltà di medicina dell’Università di
Shanghai, guidati dalla dottoressa Huizhen Sheng, ha sviluppato embrioni che
contengono un misto di Dna dell’uomo e del coniglio. E nel mondo si è
riacceso il dibattito, politico, teologico ed etico sulla clonazione.
L’esperimento risale a due anni fa, ma finora era stato tenuto segreto. Gli
scienziati cinesi hanno realizzato più di 100 embrioni usando una tecnica che
ha fuso cellule epiteliali umane (quelle dei tessuti della pelle) con ovuli
di coniglio. Poi gli embrioni sono stati lasciati crescere in laboratorio per
diversi giorni, fino al cosiddetto stadio di blastocisti (embrione precoce),
prima che i ricercatori li distruggessero per ricavare le cellule staminali
che si sviluppano proprio una volta raggiunto quel momento.
È il primo esperimento del genere ad avere successo. Nel 1998 negli Stati
Uniti, infatti, scienziati del Massachusetts avevano tentato di creare
embrioni ibridi di uomo e mucca, sorte di «minotauri» in provetta, come fonte
di cellule staminali. Ma non erano riusciti nell’intento.
Gli studi che hanno presentato al mondo «l’uomo-coniglio» non spiegano con
precisione tutti i dettagli sulla tecnica adottata a Shanghai. Si sa però che
l’équipe cinese ha prelevato cellule del prepuzio da due bambini di 5 anni e
da due uomini, e cellule della faccia da una donna di 60 anni, e le hanno
fuse con ovuli di coniglio della Nuova Zelanda da cui era stato tolto gran
parte del Dna del nucleo. Delle nuove «entità» create in laboratorio, circa
400, un centinaio sono sopravvissute fino alla blastocisti, lo stadio di
sviluppo dell’embrione in cui le cellule staminali cominciano a formarsi. La
tecnica è la stessa che si utilizza per la clonazione. Così è nata la chimera
che, nei progetti dei ricercatori cinesi, dovrà diventare la fonte di cure
per qualunque malattia. La «fabbrica» di cellule da usare in medicina.
Poche ore dopo che la notizia è comparsa sulle pagine del Washington Post nel
mondo è scoppiata la polemica sul «carattere perverso» della ricerca e sulla
contaminazione del «principio inviolabile dell’unicità biologica dell’uomo». Anche
all’interno della comunità scientifica le reazioni sono quasi tutte critiche.
In teoria l’esperimento cinese è importante perché lascia intravedere un
futuro in cui i conigli potranno essere usati per la produzione di massa di
embrioni umani a scopo terapeutico. Almeno se sarà confermato che i residui
del Dna mitocondriale dell’ovulo sono compatibili con il Dna nucleare
contribuito dalla cellula umana. Secondo i ricercatori Usa, però, i colleghi
cinesi non hanno chiarito se le cellule staminali ottenute dagli embrioni-ibrido
sono capaci di crescere per lunghi periodi in provetta e di evolversi in ogni
tipo di cellula conosciuta.
Huizhen Sheng, responsabile della ricerca, ha ammesso di sentirsi «frustrata»
per aver visto il suo lavoro respinto da tutte le grandi testate scientifiche
prima che lo accettasse Cell Research , pubblicazione affiliata
all’Accademia nazionale delle scienze di Pechino.
Le cellule ottenute in Cina sarebbero le cosiddette «staminali derivate», e
cioè «cellule riprogrammate» e riportate allo stato originario. Un tipo di
cellula non specializzata che è in grado di evolvere in cellule di qualsiasi
organo o tessuto. E che almeno in teoria dovrebbe diventare un rimedio per
ogni sorta di male: dal diabete al morbo di Parkinson, dalla leucemia alle cardiopatie.
Fino a ieri, però, le fonti di cellule staminali sono state gli embrioni
umani. È per questo che fin dall’inizio la ricerca alternativa è stata
accompagnata da interrogativi etici. Eppure, per Richard Doerflinger, capo
della Conferenza episcopale cattolica statunitense, gli embrioni prodotti in
Cina «sono umani abbastanza da meritare protezione e se l’ibrido dovesse
essere portato a maturazione lo considereremmo un individuo della specie
umana perché il Dna del nucleo originale è umano». Opposte le reazioni in
Italia. Per Francesco D’Agostino, presidente del Comitato nazionale di
bioetica «è un’operazione dis-umana». Per Bruno Dalla Piccola, direttore
dell’Istituto di medicina generale della Sapienza di Roma, è «un orrore
scientifico». Per monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia
accademia per la vita è «un’aberrante mostruosità e un motivo in più per
vietare la clonazione di qualsiasi tipo con leggi internazionali».
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