![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 LUGLIO 2003 |
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Non c’è dubbio che Toni Negri sia, a livello mondiale, uno dei maggiori
interpreti del tempo contemporaneo e delle sue dinamiche di potere. Basti
pensare all’ormai classico Impero, pubblicato due anni fa, e ai recentissimi
volumi appena usciti: Cinque lezioni su Impero e dintorni (Raffaello Cortina,
pp. 240, euro 14,50) e Cinque lezioni su moltitudine e Impero (Rubbettino,
pp.90, euro 5,52). Non a caso Ravello Festival lo ha invitato ad un incontro
con Gore Vidal, che si svolgerà domani, proprio sul tema: «Il potere
dell’Impero».
Professore, che cosa è il potere?
«Distinguerei fra due tipi di potere: uno con la ”p” minuscola e un altro con
la ”p” maiuscola. Il primo è una relazione, un rapporto di forze che si
instaura naturalmente fra gli esseri umani. Esso è plurale: qui non c’è un vero
e proprio dominatore. Il Potere con la maiuscola è invece quello di chi
esercita il potere in un territorio, è la Sovranità. Lo Stato è in questo
l’esempio più significativo».
Pensa che il potere con la maiuscola possa essere eliminato?
«Posso solo dire che il 95% delle relazioni umane implica rapporti di potere
del primo tipo: si pensi alla famiglia, agli affetti, anche alla produzione e
al lavoro».
Che forma ha il Potere con la maiuscola?
«Le forme della sovranità cambiano storicamente. Oggi essa assume la fisionomia
della lex mercatoria: cioè delle regole, anche e soprattutto implicite, imposte
dal potere degli scambi e degli interessi commerciali delle multinazionali. È
un potere più forte di quello degli stati nazionali, che hanno esaurito la loro
spinta propulsiva. Ed è un potere che travalica i confini e impone a tutti le
sue regole. Non a caso gli studi internazionali degli avvocati di business
hanno un potere superiore a quello dei legislatori tradizionali. Questo potere
io lo chiamo, con un termine che è ora accettato da moltissimi studiosi,
Impero».
Professore, cosa è l'Impero? Come si è giunti a esso? Chi lo ha imposto?
«Impero è la situazione che emerge dopo due secoli di lotta di classe e dopo la
fine del colonialismo o imperialismo classico. Non c’è un conquistatore ma solo
un’enorme piovra che impone, appunto, le regole della lex mercatoria all’intero
globo. È un processo spontaneo e transitorio: presto qualcuno dovrà codificare
e regolamentare. Ed è su questo terreno che si svolgerà la lotta politica dei
prossimi anni».
Che rapporto c'è fra Impero e Stati Uniti d'America?
«Un rapporto alla fin fine contraddittorio, direi. L’America ha intercettato il
processo in corso e, forte del suo dominio incontrastato in tre ambiti
(militare, politico e comunicativo), ha cercato con successo di sovrapporsi ad
esso e di dominare il mondo. D’altra parte, essendo l’Impero una realtà
soprattutto economica e capitalista, esso si è realizzato con capitale di ogni
parte del mondo e ha realizzato un’interconnessione globale così forte che la
sovrapposizione e il dominio sembrano essere quanto meno problematici. Non
dimentichiamo che gli Usa si finanziano col debito estero, cioè con i soldi di
tutto il mondo. Anche del mondo arabo e islamico, a dimostrazione della
difficoltà che si ha a concepire in modo rigido anche la contrapposizione
Occidente-Islam oggi tanto di moda».
Ultimamente sembra esserci un forte disaccordo fra gli Stati d’Europa, o almeno
una parte di essi (Francia e Germania) e gli Usa. Che ne pensa?
«Credo che non possa essere altro che un fatto transitorio, legato al parziale
influsso di una élite isolazionista sulle politiche di Bush. Gli europei non se
l’aspettavano, ma li rassicurerei: gli Usa non potranno fare a meno di
ristabilire prima o poi avere rapporti cordiali con gli alleati. Anche se poi
in effetti li domineranno, come sempre».