![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 LUGLIO 2003 |
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Con l'aratro, l'ascia e il fuoco gli esseri umani
hanno da tempo impresso il proprio marchio sulla Terra, trasformando molti
degli esseri viventi in servitori della civiltà. A metà del secolo scorso
abbiamo creato tre sostanze chimiche - antibiotici, insetticidi ed erbicidi - che
hanno cambiato per sempre il modo di controllare le malattie e gli infestanti. Ma
sono bastati pochi anni perché questi nemici reagissero. Nel giro di un
decennio dalla prima, straordinaria vittoria vi fu un'esplosione di cambiamenti
evolutivi che cominciò a erodere i nostri successi e diede il via a una corsa
agli armamenti che continua ancora oggi. È una corsa che non possiamo permetterci
di perdere, e per capire le regole del gioco dobbiamo comprendere l'evoluzione
e come noi esseri umani contribuiamo ad accelerarla. Abbiamo avuto sfortuna? Abbiamo
forse scelto medicine, erbicidi e insetticidi che hanno funzionato bene per
qualche anno e per poi perdere improvvisamente la loro efficacia? No. Anche
quando il mondo stava ancora festeggiando la vittoria della chimica sulle
malattie e gli infestanti, era già chiaro che un particolare meccanismo
biologico era all'opera per vanificare i nostri successi: il motore del
cambiamento evolutivo. Il suo operato non dipende dalla sfortuna, è il
risultato prevedibile dell'uso di prodotti chimici per controllare la vita.
Il funzionamento del motore evolutivo, messo in
moto dal carburante delle variazioni genetiche, dai pistoni della riproduzione
e dell'albero di trasmissione della genetica, è ormai noto. Sappiamo anche che
la sua velocità può cambiare: l'impatto umano sugli ecosistemi può infatti
modificare il modo di agire della selezione. La pesca intensiva, per esempio,
aumenta il tasso di mortalità, in particolare nei pesci più grossi. Per i
salmoni, il risultato è stata l'evoluzione di pesci più piccoli e più magri: i
soli capaci di sfuggire fra le maglie delle reti. Specie che non riescono ad
adattarsi rapidamente al mondo dominato dagli uomini sono in pericolo di
estinzione, in particolare quando hanno una vita lunga ed evolvono lentamente. Al
contrario, specie che crescono velocemente - come le erbacce, gli insetti e le malattie
- sono molto più malleabili dal punto di vista evolutivo.
Uno dei paradigmi della medicina evolutiva è che
Paesi con un facile accesso agli antibiotici tendono ad avere un tasso più
elevato di infezioni resistenti ai farmaci. Ma vi è una seconda osservazione,
apparentemente contraddittoria: usare meno antibiotici in dosi parziali genera
livelli maggiori di resistenza. Entrambi gli aspetti possono essere spiegati
applicando i concetti dell'evoluzione al destino di una popolazione di batteri
trattati con una dose di antibiotici. All'inizio molti batteri sopravvivono, e
solo i più sensibili muoiono; se la terapia continua, un numero sempre maggiore
di cellule moderatamente sensibili vengono uccise: sopravvivono solo quelle più
esistenti ai farmaci. Quando il 99% dei batteri è morto, resta solo 1'1% più forte
e il livello di resistenza e altissimo. Così, se la terapia viene interrotta
improvvisamente, le cellule rimanenti possono dare il via a un'infezione ultra-resistente.
L'evoluzione della resistenza può essere arrestata solo quando la terapia
distrugge completamente l'infezione, o la riduce a tal punto che il sistema
immunitario può completare il lavoro.
Questo trattamento prende il nome di overkill,
ovvero l'uso di una dose abbastanza elevata da assicurare l'eradicazione
dell'infezione. Arrestare troppo presto la dose di antibiotici manda l'overkill
in cortocircuito e spinge al massimo il motore dell'evoluzione. In Paesi in
cui gli antibiotici sono facilmente disponibili, questo corso degli eventi è
più comune perché spesso le persone prendono i farmaci in modo sconsiderato.
L'overkill è solo una delle molte strategie
che possiamo utilizzare per rallentare l'evoluzione. La chiave del successo è
rendersi conto che l'evoluzione non è ne rara, ne lenta, in particolare quando
gli uomini esercitano una forte selezione sugli insetti, le erbacce o le
malattie. Una corretta pianificazione di come reagire all'evoluzione dei nostri
nemici biologici fa parte della capacità di gestire il nostro ambiente: senza
questa pianificazione, sempre più malattie diventeranno economicamente
incurabili. Allo stesso modo, l'agricoltura deve.saper reagire all’evoluzione
di insetti e piante infestanti: soprattutto oggi, poiché l'uso sempre più
massiccio di piante geneticamente modificate può accelerare l'evoluzione di
queste specie.
La scienza da il meglio di sé quando scopre
principi base che ci aiutano a comprendere la vita e a migliorare la condizione
dell'uomo. L'evoluzione è sempre di più l'avamposto del pensiero biologico, e i
metodi della biologia evolutiva rappresentano uno strumento essenziale per
contribuire a risolvere problemi medici e ambientali persistenti.