RASSEGNA STAMPA

15 LUGLIO 2003
EMANUELE SEVERINO
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ELZEVIRO Tra tecnica e morale

Il figlio programmato potrà sempre ribellarsi

di EMANUELE SEVERINO

Lasciare nelle mani di Dio la nostra evoluzione biologica o prenderla invece nelle nostre e diventare i «designer» degli individui che faremo nascere? A proposito della fecondazione eterologa i parlamentari cattolici hanno da tempo valorizzato l’argomento che la esclude per i gravi disagi mentali e affettivi a cui andrebbe incontro il bambino quando venisse a sapere di essere figlio di più di due genitori. Poiché in alternativa a tali disagi non rimane altro che impedire la nascita di chi li patirebbe, ne viene che anche i nemici della manipolazione genetica (vogliano o no lasciarla nelle mani di Dio) svolgono molto sul serio la funzione di «designer» dell’uomo futuro. Non è infatti uno scherzo decidere che certi individui umani non debbano nascere - e debbano per tanto rimanere un nulla per sempre - qualora sian fatti nascere con procedure contrarie alla morale cattolica. In campo laico è in circolazione un argomento analogo a quello qui sopra indicato. Questa volta il bersaglio è l’eugenetica con scopi terapeutici (differente da quella selettiva di hitleriana memoria). Richiamiamo questo argomento nella forma recentemente datagli dal filosofo Jürgen Habermas.
Egli osserva che, in una società dove si adottassero le strategie del miglioramento del patrimonio ereditario, l’individuo che fosse il loro prodotto potrebbe, prima o poi, non condividere le scelte fatte dai suoi «designer» e trovarsi a disagio per le doti fornitegli da costoro. Anche bellezza, forza, intelligenza, bontà, di cui può essere dotato un individuo, possono procurargli gravi e imprevedibili inconvenienti. Meglio sarebbe stato, per lui, esser meno pregevole. Il fulmine colpisce i rami più alti.
Anche questo argomento laico fa leva sui disagi di cui può patire l’individuo che sia stato prodotto dall’ingegneria genetica. Ma sia questo sia quell’altro cattolico sono argomenti che non concludono. Se infatti il loro fondamento è la volontà di evitare certi disagi all’individuo geneticamente manipolato, tale volontà non raggiunge il suo scopo.
All’argomento cattolico si può infatti replicare dicendo che, se l’alternativa al disagio dell’individuo anticattolicamente programmato è che egli non abbia proprio a nascere e abbia a rimanere un nulla per sempre, allora l’individuo che, così programmato fosse nato, potrebbe anche dichiarare (lui o chi per esso) che un disagio infinitamente maggiore gliela procura il pensiero di aver corso il rischio di rimanere un nulla per sempre, in omaggio alla morale cattolica. (Non diceva Agostino che l’uomo preferirebbe la dannazione eterna al rimanere eternamente un nulla?). Nemmeno le procedure genetiche cattolicamente corrette tolgono dunque il disagio nei più o meno direttamente interessati.
All’argomento laico si può replicare in modo analogo. In una società che per le sue capacità tecnologiche può somministrare ai nascituri quel ben di dio di doti di cui prima si parlava, l’individuo, una volta nato, può certo valutare negativamente le qualità con cui i suoi genitori, elargendogliele, credevano di renderlo felice. Un po’ schizzinoso, sì, e tuttavia, certo, in diritto di esserlo.
M a a parte il fatto che la dotazione genetica potrebbe includere anche la dote di non essere schizzinosi circa la dote ricevuta, si pensi ora a quel che può accadere a un individuo a cui, in base alla loro morale laica, i genitori non avessero dato quelle doti di cui invece quell’altro individuo, proprietario di esse, si lamentava. Non potrebbe egli rimproverarli, e ben più aspramente, di non avergli dato quella forza, bellezza, intelligenza, bontà che essi pur avevano la capacità di fargli avere modificandone il genoma? Non potrebbe trovarsi in un disagio ben più grave di quello del suo collega forse un po’ schizzinoso? E chi si lamenta della grazia di Dio (cioè della Tecnica) non è forse una figura più improbabile di chi invece si lamenta di non essere stato ammesso all’imbandigione?
La morale, laica o religiosa, deve trovare argomenti più convincenti per arginare la tecnica e pretendere di guidarla.

 

 

 

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