RASSEGNA STAMPA

8 LUGLIO 2003
DOMENICO LOSURDO
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Losurdo: ormai mercificato
anche il ceto intellettuale

«L’alternativa al modello del capitalismo dev’essere radicalmente ripensata.A partire dal Welfare».

 

Assistiamo ad un ritorno di fiamma del comunismo, sia pure in forme "primitive"? Ogni grande crisi storica stimola nelle larghe masse, prima ancora che nei grandi intellettuali, un bilancio storico. Il bilancio storico che s’impone negli anni della seconda guerra mondiale può essere così sintetizzato: giunto al potere in nome della lotta contro l’anarchia, il fascismo aveva comportato non solo la cancellazione delle libertà democratiche, ma anche una catastrofe e un disordine senza precedenti. A partire da questa esperienza concreta volgono le spalle a Mussolini e Hitler anche quegli strati popolari che, sino a quel momento, avevano avuto fiducia in loro. Una dialettica simile spiega il crollo del "socialismo reale" in Europa orientale: alla fine degli anni ’80 era sotto gli occhi di tutti il carattere fallace della vanteria di Kruscev di due decenni prima, secondo la quale l’Unione Sovietica si apprestava a superare gli Stati Uniti sul piano economico e persino a realizzare il comunismo, con la conseguente estinzione dello Stato e di ogni forma di costrizione!
Oggi si delinea un terzo bilancio storico. È evidente che non si sono realizzate le speranze di un «nuovo ordine internazionale» all’insegna della pace e della legalità internazionale: non solo le guerre si succedono alle guerre, ma la superpotenza ormai unica si arroga il diritto di colpire ogni Paese che, per decisione sovrana di Washington, venga bollato come fuorilegge. D’altro canto, invece che innalzarsi al livello del primo mondo, come una propaganda martellante era riuscita a far credere, parti consistenti dell’ex Urss sono cadute nel Terzo Mondo; anche in Occidente si assiste allo smantellamento Stato sociale.
È in questo contesto che va collocata la ripresa del "comunismo". Appare ora sotto una luce nuova la tesi formulata negli anni ’70 da Hayek, il quale mette sul conto della "rivoluzione marxista russa" la teorizzazione dei "diritti sociali ed economici". In effetti, al crollo verificatosi a Est corrisponde lo smantellamento di quegli elementi di Stato sociale, di quei diritti sociali ed economici che ad Ovest si erano imposti o si erano affacciati anche come risposta alla sfida rappresentata dalla rivoluzione d’Ottobre. E il processo di mercificazione investe oggi i ceti intellettuali. Si spiega così l’ondata di proteste in Francia. È un’esplosione di "comunismo primitivo"? Può darsi; non c’è dubbio che oggi l’alternativa al capitalismo deve essere radicalmente ripensata.

 

 

 

 

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