RASSEGNA STAMPA

24 GIUGNO 2003
ROBERTO RACINARO
[«SULLA GUERRA» DI SIMMEL
Intellettuali,
interventisti
della cultura

Georg Simmel (1858-1918) è un «classico», non saprei dire se piuttosto del pensiero filosofico oppure di quello sociologico. Opere come la sua Sociologia (1908) sono facilmente classificabili; d’altra parte, lo stesso può essere detto a proposito di libri come le lezioni su Kant (1904), il libro su Schopenhauer e Nietzsche (1907) o quello su I problemi fondamentali della filosofia (1910) o, infine, quello su Intuizione della vita. Quattro capitoli metafisici (1918), di cui difficilmente si potrebbe negare il carattere filosofico. La sua è una filosofia della vita, nel senso che i suoi problemi muovono sempre da essa. Come mostrano alcuni celebri brevi saggi, sulla linea di confine con l’estetica e la filosofia dell’arte: si pensi, per esempio, a Ponte e porta o a L’ansa del vaso.
L’editore Armando pubblica ora il volumetto simmeliano Sulla guerra, in cui appare la prima versione italiana del breve libro su La guerra e le decisioni spirituali apparso per la prima volta nel 1917, cioè verso la fine della prima guerra mondiale. Simona Giacometti, che ha curato la traduzione italiana dell’opera e vi ha premesso un saggio introduttivo che illumina il quadro storico-culturale in cui s’inserisce nonché le sue implicazioni teoriche, insiste - a ragione - sulla continuità che lega queste pagine Sulla guerra alle altre riflessioni simmeliane nonché al contesto storico-culturale in cui cadono. Gli intellettuali europei e in particolare quelli tedeschi si schierano prevalentemente a favore della guerra. Nella quale scorgono non solo un truculento episodio di violenza, ma quasi un evento metafisico. Comunque uno scontro-confronto in cui ci si batte non per acquisire benefici di spazi - o di beni materiali - ma per fare trionfare la «civiltà» contro quella «civilizzazione» tecnica che è il contrario della prima.
Il tema di fondo è quello del contrasto - per riprendere il titolo di un libro famoso di Werner Sombart - tra «mercanti» (l’utilitarismo pragmatistico degli inglesi) e «eroi» (i tedeschi che difendono la civiltà); ovvero tra le idee del 1789 (la rivoluzione francese come punto d’arrivo dell’Illuminismo) e quelle del 1914 (la dissoluzione definitiva di quelle idee); o, infine, tra una libertà puramente formale e una sostanziale. L’entusiasmo con cui gl’intellettuali tedeschi rispondono alla «chiamata» della patria oggi potrebbe apparire incomprensibile; in verità per molti di essi il primo conflitto mondiale assumeva le sembianze di un confronto tra civiltà. E, se si ha presente la storia dei decenni successivi, si capisce che il loro entusiasmo non è altro che il primo apparire di ciò che di lì a breve si sarebbe manifestato come l’interventismo della cultura. Alle spalle di tutto questo vi è altro. Nel caso di Simmel, in particolare, la scoperta di un rapporto drammatico tra «modernità» e «conflitto»: nella dialettica della cultura la guerra non è solo patologia, ma «può essere pensata come possibilità di guarigione». Suggestioni in questa direzione non mancano nella storia della cultura tedesca, pervasa dall’attrazione per il contrasto.

 

inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti