RASSEGNA STAMPA

20 GIUGNO 2003
ANNA MELDOLESI
[La scienza partecipativa ? Un bluff

Public engagement? Public perception? Public understantinfg of science? Il vecchio filone «scienza e democrazia» tornato in voga negli ultimi anni per le controversie sulle frontiere della biologia, ispira     programmi di ricerca finanziati dall'Unione europea e viene declinato come un rosario nei circoli di sociologi e professionisti  della comunicazione che gravitano  intorno al mondo della scienza. Ma quando questo approccio viene messo alla prova sì rivela del tutto inutile per la politica che è chiamata a prendere decisioni concrete.  Figuriamoci se può servire a rimettere in moto i meccanismi inceppati nel rapporto tra scienza, politica e società. L'ultima dimostrazione di quanto fumo e poco arrosto ci sia nella «via democratica» alla scienza arriva dalla Gran Bretagna che dal 3 giugno è il teatro di un dibattito nazionale intitolato Gm nation.

Per sei settimane uomini e donne della porta accanto dovrebbero discutere tra loro per poi compilare un questionario che dovrebbe contribuire alla decisione del governo dì aprire o meno le porte agli organismi transgenici.  In programma ci sono ancora molti incontri locali, ma i sei dibattiti regionali si sono già svolti e il giudizio è praticamente unanime. Si è trattato dì un            clamoroso insuccesso. Non solo l'affluenza è stata scarsa, ma nelle 6 città selezionate per il primo       round di incontri è andato in scena il solito copione: discussioni senza bussola, interrogativi mal posti, nessuna chance che qualcuno lasciasse la sala con idee pìù chiare di quando era entrato. D'accordo questo genere di decisioni non può essere affidato soltanto al mondo scientifico.  D'accordo, la gente deve avere voce in capitolo.  Ma tanto per cominciare siamo sicuri che abbia davvero voglia di dire qualcosa?  Se si presta fede ai resoconti della stampa britannica i cittadini qualsiasi non hanno fatto la fila per partecipare agli incontri, segno che l'interesse dell'opinione pubblica per il dibattito sugli Ogm è sovrastmato.

A questo riguardo l'Economist ricorda che nel 2002 il 41 % dei britannici ha affermato di condividere l'affermazione: «La distinzione tra prodotti Gm e Gm free non mi interessa». E chi conosce i sondaggi sulle biotecnologie sa che non sì tratta di dati anomali né per la Gran Bretagna né per l'Europa.  Se casalinghe e impiegati hanno disertato l'appuntamento, sì sono puntualmente presentati i militanti anti-Ogm di professìone, decisi a rappresentare l'opinione pubblica.  Ma questo è un classico del genere «scienza e democrazia», si finge di discutere dei dubbi della gente comune, mentre In realtà si parla delle tesi dei gruppi di pressione.  Non a caso uno degli sponsor di Gm nation è stato l'ex ministro dell'ambiente Mìchael Meacher, che prima di lasciare il posto per il rimpastò della scorsa settimana era il solo esponente antibiotech del governo.  E poi siamo davvero sicuri che questo genere di consultazioni siano il sale della democrazia?  In questo caso le persone coinvolte hanno dimostrato di avere le idee confuse al punto da non distinguere scienza e fiction.

C'è chi è andato a sostenere che «l'ingegneria genetica rappresenta un altro passo verso l'estinzione dell'umanità» (Financial Times).  E chi è riuscito a indirizzare il dibattito di un intero meeting sul tema: «La Sars si è originata dal cotone Gm coltivato in Cina?» (Times).  Perché mai un governo dovrebbe prendere una decisione che investe i settori dell'agricoltura, della ricerca, dell'ambiente e della salute su queste basì?  Non ci sono dubbi che la materia dei contendere non sia soltanto scientifica, ma proprio per questo spetta alla politica delineare la strategia più opportuna e assumersi la responsabilità di seguire o meno le indicazioni degli esperti. In passato è già accaduto che si lanciassero iniziative apparentemente democratiche che non hanno dato alcun esito.  Nel 2000 per esempio il ministero dell'agricoltura britannico ha avviato uni consultazione sul futuro del settore e sì è visto consegnare un libro dei sogni che se fosse stato adottato avrebbe messo in ginocchio il comparto agricolo nazionale.

Probabilmente la stessa cosa accadrà anche ora: che si decida di aprire agli Ogm o aspettare ancora, non dipenderà dagli esiti di Gm nation. Peseranno i risultati delle sperimentazioni svolte negli ultimi 4 anni nel Regno Unito, che si aggiungeranno alla montagna di dati scientifici che il governo ha annunciato di voler valutare prima dì prendere una decisione a settembre.  Ma entreranno in gioco anche interessi nazionali e politiche comunitarie.  Questa volta dunque hanno ragione Greenpeace e Friends of the Earth: la consultazione nazionale è una commedia, perché le decisioni saranno prese altrove, a Downing Street e a Bruxelles. Ma lo stupore è dei tutto fuori luogo, perché il dibattito sugli Ogm dentro e fuori la Gran Bretagna ormai è un gioco di ruolo tra chi finge di rappresentare le preoccupazioni della gente e chi finge di prenderle in considerazione. Altro che pubblic understanding.

 

 

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