RASSEGNA STAMPA

20 GIUGNO 2003
FRANCESCO GRIANTI
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Solo la scienza può correggere Einstein

Così come crollano i record nelle attività sportive, così passano gli scienziati. Ad ogni esperimento la domanda posta dalla gente comune è: «Ma questi esperimenti a cosa servono? Riusciranno a darci l'energia a basso costo?». Domande completamente fuori registro, perché lo scienziato è un contemplatore curioso della natura e la gente comune non lo riesce a capire. Se si chiedesse a qualcuno se la scoperta del fuoco o quella della ruota sono state grandi scoperte scientifiche, probabilmente direbbe di sì ma sarebbe in grave errore. Si tratta di scoperte tecnologiche, quella scientifica è la scoperta delle leggi cui è soggetta la materia, leggi che - verificate sperimentalmente ed accettate poi da tutta la comunità scientifica - ci permettono di prevedere al di là del tempo l'esito con cui si svolgerà un progetto. Se avessimo scoperto i razzi ma non la legge di gravitazione universale, non saremmo mai atterrati sulla luna dopo un viaggio di giorni, né le nostre sonde sarebbero riuscite a fare viaggi di anni per mandarci le foto di Saturno o di Giove. Nella scienza, che trova nella fisica la sua disciplina guida, il più grande è stato Galileo proprio perché ha scoperto le prime leggi della fisica e della relatività, quella relatività per cui sappiamo che in tutto l'universo, laddove stelle o pianeti si muovano a velocità costante, le leggi della fisica sono le stesse di quelle che abbiamo sulla Terra. Nel prologo del vangelo di Giovanni («In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio») c'è il succo di cosa scoprono gli scienziati: ognuno, dal più grande al più piccolo, decifra un pezzo di quel Verbo, l'impalpabilità dell'intelligenza che costituisce lo scheletro su cui, dal Big Bang, si è distribuita per necessità la radiazione e la materia. Galileo, Newton, Poincaré, Plank, Heisenberg, Einstein (nella foto sopra), tutti pietre miliari della strada che porterà l'uomo all'autocoscienza dell'universo. Che ora Einstein possa essere rivisto e corretto (come propone qualche scienziato, che avrebbe trovato dei fotoni «più veloci della luce») fa parte della storia della scienza, che non rinnega mai ciò che ha scoperto, ma smussa le pietre scoperte per collocarle meglio l'una sull'altra al fine di alzare una torre da cui osservare un orizzonte sempre più lontano. La velocità della luce, messa da Einstein come una barriera insormontabile per ogni particella che porti il suo pacchetto di energia, è stata largamente sperimentata nella macchine acceleratrici dove una particella come l'elettrone, anche se inizialmente aumenta la propria velocità come un'automobile quando si spinge il pedale del gas, quando si avvicina a velocità prossime a quella della luce invece di aumentare la velocità aumenta la massa; così più sono veloci, più le particelle diventano pesanti, e questo è un modo per incamerare energia senza superare la barriera della velocità della luce. Ma la meccanica quantistica ha aperto tante finestre che sembravano assolutamente chiuse all'interpretazione classica, per cui non ci sarebbe da stupirsi se qualcuno troverà un tunnel per superare la barriera della velocità della luce. Purché la nuova teoria trovi assolutamente la sua conferma sperimentale, altrimenti resterà nell'archivio delle belle ipotesi.

 

 


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