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Solo la scienza può correggere
Einstein
Così come crollano i record
nelle attività sportive, così passano gli scienziati. Ad ogni esperimento
la domanda posta dalla gente comune è: «Ma questi esperimenti a cosa
servono? Riusciranno a darci l'energia a basso costo?». Domande
completamente fuori registro, perché lo scienziato è un contemplatore
curioso della natura e la gente comune non lo riesce a capire. Se si
chiedesse a qualcuno se la scoperta del fuoco o quella della ruota sono
state grandi scoperte scientifiche, probabilmente direbbe di sì ma sarebbe
in grave errore. Si tratta di scoperte tecnologiche, quella scientifica è
la scoperta delle leggi cui è soggetta la materia, leggi che - verificate
sperimentalmente ed accettate poi da tutta la comunità scientifica - ci
permettono di prevedere al di là del tempo l'esito con cui si svolgerà un
progetto. Se avessimo scoperto i razzi ma non la legge di gravitazione
universale, non saremmo mai atterrati sulla luna dopo un viaggio di giorni,
né le nostre sonde sarebbero riuscite a fare viaggi di anni per mandarci le
foto di Saturno o di Giove. Nella scienza, che trova nella fisica la sua
disciplina guida, il più grande è stato Galileo proprio perché ha scoperto
le prime leggi della fisica e della relatività, quella relatività per cui
sappiamo che in tutto l'universo, laddove stelle o pianeti si muovano a
velocità costante, le leggi della fisica sono le stesse di quelle che
abbiamo sulla Terra. Nel prologo del vangelo di Giovanni («In principio era
il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio») c'è il succo di
cosa scoprono gli scienziati: ognuno, dal più grande al più piccolo,
decifra un pezzo di quel Verbo, l'impalpabilità dell'intelligenza che
costituisce lo scheletro su cui, dal Big Bang, si è distribuita per
necessità la radiazione e la materia. Galileo, Newton, Poincaré, Plank,
Heisenberg, Einstein (nella foto sopra), tutti pietre miliari della strada
che porterà l'uomo all'autocoscienza dell'universo. Che ora Einstein possa
essere rivisto e corretto (come propone qualche scienziato, che avrebbe
trovato dei fotoni «più veloci della luce») fa parte della storia della
scienza, che non rinnega mai ciò che ha scoperto, ma smussa le pietre
scoperte per collocarle meglio l'una sull'altra al fine di alzare una torre
da cui osservare un orizzonte sempre più lontano. La velocità della luce,
messa da Einstein come una barriera insormontabile per ogni particella che
porti il suo pacchetto di energia, è stata largamente sperimentata nella
macchine acceleratrici dove una particella come l'elettrone, anche se
inizialmente aumenta la propria velocità come un'automobile quando si
spinge il pedale del gas, quando si avvicina a velocità prossime a quella
della luce invece di aumentare la velocità aumenta la massa; così più sono
veloci, più le particelle diventano pesanti, e questo è un modo per
incamerare energia senza superare la barriera della velocità della luce. Ma
la meccanica quantistica ha aperto tante finestre che sembravano
assolutamente chiuse all'interpretazione classica, per cui non ci sarebbe
da stupirsi se qualcuno troverà un tunnel per superare la barriera della
velocità della luce. Purché la nuova teoria trovi assolutamente la sua
conferma sperimentale, altrimenti resterà nell'archivio delle belle
ipotesi.
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