RASSEGNA STAMPA

17 GIUGNO 2003
ALFONSO CARIOLATO
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Moustapha Safouan a Vicenza

La psicanalisi Un sapere finito che può fallire

 

 

 

 

 


 


Moustapha Safouan si presenta puntuale nella piccola sala ricolma di ascoltatori del circolo culturale Artémis, dove parlerà del desiderio e dell'etica a partire dai "Seminari" di Lacan, vestito in maniera singolarmente pesante considerata l'afa opprimente del pomeriggio. È un vecchio signore di oltre ottant'anni, dai tratti decisi e raffinati tipici di molti intellettuali arabi di cultura francese, pacato nei modi ed estremamente riflessivo. Il "Giardino Freudiano" ha organizzato con cura l'incontro con questo psicanalista che ha attraversato da protagonista la stagione per molti aspetti straordinaria durante la quale si è imposta in Francia la figura, tra le altre, di Jacques Lacan, singolare e controverso intellettuale dall'influenza vastissima, e non solo nell'ambito della psicanalisi, che ha saputo rileggere Freud attraverso gli strumenti dello strutturalismo e della linguistica.
È Chiara Bortoli ad aprire la serata con una performance di danza di grande impatto emotivo, dove i movimenti, gli scatti, l' esporsi del corpo mostrano nella loro varietà ed imprevedibilità come davvero nell'individuo l'Io non sia altro "che un sintomo privilegiato all'interno del soggetto", come appunto diceva Lacan, e che certo non lo esaurisce.
Subito dopo, Safouan legge la sua relazione manoscritta e lo si ascolta volentieri riprendere i principi cardine dell'impostazione lacaniana (le nozioni di "soggetto" e di "significante") per poi subito caratterizzare la specificità del suo intervento affermando come paradossalmente il desiderio più intimo sia "la parte del soggetto a lui più estranea". E proprio il desiderio, sempre collegato alla mancanza, il desiderio che ha come oggetto il desiderio degli altri, investe tutto ciò che Lacan ha chiamato il "campo freudiano". A partire da qui diventa possibile allora analizzare la pratica psicanalitica, interrogarla sulla sua efficacia, leggerla come "l'arte di creare l'evento verità", senza dimenticare di porre la questione se la verità sia qualcosa di veramente salutare per tutti, essendo l'analisi non tanto una terapia (né una "terapia efficace"), ma una pratica che può apportare benefici al "rapporto del soggetto con l'oggetto della sua angoscia". Viene qui evidenziato una volta di più come la psicanalisi sia una sapere finito, dove la possibilità di fallire è per così dire costitutiva del rapporto analista-analizzato.
A questo proposito, Safouan racconta due casi clinici (che poi commenterà anche in riferimento all' Uomo dei lupi di Freud) evidenziando lo scacco dell'analisi, il punto dove l'analista non ha più il controllo. È questo probabilmente il momento più intenso della serata, perché la psicanalisi è il farsi stesso, di seduta in seduta, della "cura attraverso la parola", ed è dunque nel lavoro sui singoli casi che si giunge a percepire, seppur indirettamente, trattandosi di una conferenza, ma in maniera tanto nitida quanto al limite indecifrabile che l'uomo più che parlare "è parlato".
Safouan racconta senza fretta, indugia a lungo sui particolari, ricostruisce pazientemente gli elementi del discorso. Più tardi, durante il dibattito, penserà qualche secondo prima di rispondere alle domande quasi a ribadire come l'analisi di un caso rimanga sempre in qualche modo aperta e non smetta di richiamare il pensiero all'esercizio e all'attenzione. Ma Safouan continua e tocca diverse e differenti questioni unite tuttavia dal loro essere in qualche modo investite dal desiderio, non ultima un'interessante considerazione sull'analisi didattica che gli dà modo di spaziare dal desiderio dello psicanalista al rapporto (sempre problematico) della pratica con l'istituzione psicanalitica. Vario e multiforme è infatti il desiderio che, secondo Lacan, è qualcosa di diverso da una tendenza organica essendo legato in primo luogo al linguaggio, il quale gli fa posto facendolo così essere. Così, lo statuto del desiderio è etico e per questo, pur nella consapevolezza che non colmerà la mancanza iniziale da cui si orgina, è indispensabile "non cedere sul proprio desiderio".
La serata giunge al termine, fa molto caldo, Safouan è stanco, ma c'è ancora un piccolo spazio per qualche domanda. Non più sul tema dell'incontro, ma su qualcosa che riguarda da vicino la sua storia di egiziano, studente di filosofia in Francia, poi psicanalista e dunque traduttore in arabo de L'interpretazioni dei sogni di Freud. Si sa come l'Islam sia rimasto, da un certo punto di vista, inaccessibile alla psicanalisi e in generale quanto problematico sia pensare a qualcosa come una secolarizzazione all'interno della cultura araba. «La maggior parte della gente vive allo stato di pastori e dunque semplicemente non pensa all'analisi. In molte grandi città arabe, invece, vi è un grande interesse nelle classi cosiddette colte nei confronti della psicanalisi. Quella della secolarizzazione è una questione di rapporti di forza tra ciò che potremmo chiamare scienza e la religione. Il Corano è un testo aperto a molte interpretazioni, purtroppo ad essere vincente è oggi quella più reazionaria».

 

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