[Ricoeur, la via lunga dell'interpretazione
«Itinerari ermeneutici», oggi a Roma una giornata di studi in omaggio al
filosofo francese
Oggi, presso l'Aula Magna del Rettorato di via Ostiense 159, si svolgerà in
Roma una Giornata di studi in omaggio a Paul Ricoeur, che vedrà la
partecipazione dello stesso filosofo francese. La giornata, dal titolo «Itinerari
ermeneutici a partire da la memoria, la storia, l'oblio», attraversa
significativamente la prima e l'ultima delle opere di Ricoeur tradotte in
italiano, la cui diversità sottende in realtà una molteplicità di
interconnessioni (come del resto la sua intera produzione), che rimandano, ad
esempio, al rapporto tra il lavoro del lutto e la memoria, alla tematica della
narrazione, alla questione del soggetto. Si inizia la mattina, con una
introduzione dell'organizzatrice, Francesca Brezzi, e una prima sessione,
coordinata da Angela Ales Bello, che prevede le relazioni di Paul Ricoeur (La
mémoire après l'histoire), Franco Bianco e Giacomo
Marramao. Seguono interventi di Marco Maria Olivetti, Leonardo Casini, Attilio
Danese e Daniella Iannotta, traduttrice presso Cortina de La
memoria, la storia, l'oblio. Nel pomeriggio il discorso
si sposta invece intorno al testo Dell'Interpretazione,
recentemente riproposto dal Saggiatore con un ampio saggio introduttivo di
Domenico Jervolino. A partire di qui tre filosofi (Donatella Di Cesare,
Domenico Jervolino, Francesco Saverio Trincia) e uno psicoanalista (Giuseppe
Martini) discuteranno su «Il cammino dell'interpretazione». La questione non è
di quelle marginali: l'interpretazione appare in filosofia come in psicoanalisi
costantemente attuale e costantemente a rischio. A fronte della sua universalizzazione
proposta dalla filosofia ermeneutica (la posizione interpretante è la
inevitabile posizione dell'uomo nel suo essere al mondo), interpretare risulta
un compito sempre più difficile e incerto, forse in ogni campo della conoscenza
pratica. La psicoanalisi è stata profondamente attraversata da questa
difficoltà, che si è tradotta nel progressivo «decentramento»
dell'interpretazione «freudiana» in quanto strumento terapeutico e conoscitivo.
Quanto a Ricoeur, già quaranta anni fa, in Dell'interpretazione, aveva
abbozzato, con una riflessione straordinariamente lungi-mirante, una concezione
dialettica della psicoanalisi che, lontana dall'essere pacificatoria, ha
tuttt'oggi una portata eversiva non indifferente, come testimonia la sua
difficoltà di penetrazione nell'ambiente psicoanalitico ove solo nella seconda
metà degli anni `90 ha iniziato ad avere accoglienza. Aprirsi alle innumerevoli
difficoltà che comporta una posizione dialettica, rappresenta per uno
psicoanalista un oneroso, continuo interrogarsi sul senso e sulle modalità del
proprio lavoro. Ma è questo che giustifica l'impegnativa lettura di Dell'interpretazione, che ha la
caratteristica forma ricoeuriana della «via lunga». Anche l'opera più recente, La
memoria, la storia, l'oblio, si presenta come un
itinerario complesso, che passa da una fenomenologia della memoria, attraverso
l'epistemologia delle scienze storiche, fino a una «ermeneutica della
condizione umana». In fondo la «via lunga» di Ricoeur è proprio una
attestazione delle possibilità costitutive della condizione umana nel
riconoscimento dei limiti. Ed è questa duplice consapevolezza, dei limiti e
delle possibilità, che ci autorizza, anzi forse ci impone, il passaggio «dal
testo all'azione», dalla filosofia alla prassi, e che fornisce al suo discorso
, ma anche al nostro agire, una connotazione inevitabilmente etica.
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