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Un inedito del filosofo scomparso
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Prigogine: con Bruno
di ILYA
PRIGOGINE
Quante idee originali in Bruno, quante
intuizioni geniali che superano largamente il livello intellettuale della sua
epoca. A me sembra che a questo riguardo ci sia una vera ingiustizia.
Bisognerebbe far risaltare maggiormente Giordano Bruno come profeta della
scienza umana. Potrei citare numerosi punti dove i problemi posti da Bruno
sono problemi di cui discutiamo ancora oggi. Uno di questi problemi è, in
tutta evidenza, quello dell'universo infinito. Noi non sappiamo se ci
troviamo su un piccolo globulo che naviga in uno spazio dove si trovano
numerosi altri universi, o se il nostro universo è unico. Ma anche se unico,
esso sarebbe immenso e, in un certo senso, corrisponderebbe all’immagine
bruniana dell'universo infinito. Bruno insiste sull'assenza di centro. Ogni
punto dell’universo ne è il centro. È proprio ciò che si ritrova nel modello
omogeneo ed isotropo della moderna cosmologia. Ogni galassia è circondata da
altre galassie che si allontanano a una velocità proporzionale alla distanza.
Non c'è alcun centro.
L'idea di un universo infinito è più che mai vicina all'uomo contemporaneo.
Grazie alla tecnologia e all’informatica siamo collegati a tutti i punti del
globo. Siamo in presenza di un’umanità essenzialmente infinita. Ed è ben noto
che questa situazione, che è all'origine della «globalizzazione», ha in sé il
meglio e il peggio.
L'uomo non è più prigioniero della Terra. Pensiamo alle spedizioni su Marte
in un futuro prossimo. Ma qual è la sezione che possiamo esplorare? Per il
momento siamo vincolati dal valore finito della velocità della luce. È questa
una prigione definitiva? Attualmente vi sono molte ricerche che indicano che
la velocità della luce è un fenomeno più complesso di quel che si crede. Si
possono portare esempi in cui la velocità della luce è più elevata di quella
prevista e anche esempi, studiati sperimentalmente, nei quali la velocità
della luce è più piccola.
Nuccio Ordine, parlando di Bruno, ha scritto: «La lucida scelta di una
filosofia dell’infinito esige una partecipazione totale che implica
necessariamente una modificazione dell'esistenza personale». Mi sembra che
questa sia una profonda verità. Noi avvertiamo la necessità che la nostra
società sia più conforme alla diversità e alle dimensioni che troviamo intorno
a noi. Ma per essere in armonia con questo universo in continuo divenire,
dobbiamo trovare nuovi metodi di esplorazione. L'universo ha una dimensione
«narrativa». Ad ogni livello, constatiamo che vi è una forma di storia. Il
carattere narrativo significa che ci sono eventi imprevisti; da qui l'idea di
un universo aleatorio. Tuttavia, siamo lontani dall'aver trovato la
formulazione quantitativa che corrisponda alla dimensione della nostra
visione. Nuccio Ordine lo ha ben messo in evidenza: «Per un uomo, pensare
l'infinito consiste in un certo modo nel pensare se stesso come una minuscola
parte di un tutto, nel manifestare con entusiasmo la certezza che la propria
vita partecipa, fatte salve le dovute proporzioni, all'incessante movimento
dell'Universo». È questa esattamente la conclusione alla quale ero pervenuto
nelle riflessioni che hanno accompagnato la mia vita di ricercatore e di
docente.
Il 28 maggio è morto a Bruxelles Ilya
Prigogine. Nato a Mosca nel 1917, è stato uno dei grandi protagonisti della cultura
scientifica e filosofica del ’900. Conseguì il Nobel per la Chimica nel 1977
per gli studi sulla termodinamica, mentre sul piano filosofico fu
riconosciuto teorico della complessità. Pubblichiamo uno dei suoi ultimi
testi, inviato alla presentazione parigina delle Opere italiane di Giordano Bruno,
curate da Nuccio Ordine ed edite da Utet.
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