![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 MAGGIO 2003 |
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È scomparso ieri nella sua casa di Bruxelles, all’età di 85 anni, Ilya Prigogine,
premio Nobel per la Chimica nel 1977. Tra le figure più rappresentative del
’900, sostenne, tra l'altro, la fallacia della distinzione fra scienze umane e
scienze esatte, fra cultura scientifica e filosofica. Prigogine è stato
soprattutto uno scienziato, uno dei più importanti fisici e chimici della
storia umana. Nato a Mosca nel 1917, ha operato quasi sempre a Bruxelles, dove
i suoi si trasferirono nel 1929. Nel 1947 ebbe dall'Università della città
belga la cattedra di Fisica Chimica e di Fisica Teorica, che ha conservato fino
a oggi (aggiungendovi fra l'altro, recentemente, la carica di direttore del Centro
di meccanica statistica dell'Università del Texas a Austin). Prigogine era
membro onorario dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, dove
spesso si recava a tenere i suoi memorabili seminari: come «verso un umanesimo
scientifico» del 1989, coordinato dal suo discepolo napoletano prediletto,
Alfonso Maria Liquori.
Il centro dei molteplici interessi di Prigogine concerne quegli stadi di non
equilibrio che hanno rivoluzionato la fisica contemporanea. Lo studioso di
origine russa ha elaborato in particolare una teoria delle «strutture
dissipative» (nota presso il grosso pubblico come «teoria del caos»), che
presto si è rivelata essere non la teoria di casi eccezionali e particolari
bensì un modello in grado di esplicare compiutamente la stessa vita
sull'universo. Ciò ha rappresentato un severo colpo alla teoria classica della
fisica moderna di origine newtoniana, alla concezione del mondo che riteneva la
realtà il risultato di leggi matematiche e perfette. È come se di colpo la
libertà e l'indeterminatezza avessero preso il sopravvento in un universo
rigidamente definito e predeterminato: un ulteriore colpo alle certezze
metafisiche che avevano segnato la nascita della concezione del mondo ancora
dominante.
Prigogine, che per queste sue scoperte fu insignito del Nobel, ebbe il merito
di svolgere alta divulgazione in opere notissime anche al pubblico italiano
(ricordiamo, fra tutte, La nuova alleanza, del 1979, scritta con Isabelle
Stengers; Le strutture dissipative, del 1982; Dall'essere al divenire, del
1986). Merito di Prigogine è stato poi quello di estendere il suo modellofisico
- chimico a sempre nuovi ambiti, fino a fare della «teoria del caos» una
concezione generale del mondo e della vita. Tuttavia, Prigogine ha però
affermato con chiarezza e onestà intellettuale che, nell’ambito del sapere, la
certezza non è mai raggiungibile e che ciò che soprattutto conta è non il
risultato ma la Passione del conoscere (come recita il titolo di un suo
bellissimo libro uscito nel 1993 per Laterza). In questo richiamo classico si
può sintetizzare il profilo umano e culturale di una figura espressione, com’è
stato detto di lui, dello «spirito europeo» più puro.