![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 29 MAGGIO 2003 |
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Prigogine, il mago della
complessità
Ha
rivoluzionato gli studi sulla termodinamica
29 maggio
2003
di Claudio
Bartocci
IL premio nobel per la chimica Ilya Prigogine è morto ieri all'età di 86
anni all'ospedale Erasme di Bruxelles. Noto al pubblico colto soprattutto per
il saggio divulgativo La nuova alleanza (1979) scritto in collaborazione con
Isabelle Stengers e spesso considerato, almeno secondo il giudizio di certi
accademici di idee più ortodosse, in odore in eresia per le sue affermazioni
concettualmente più sovversive, volte a scardinare alcuni dogmi della fisica
contemporanea, Ilya Prigogine è stato innanzitutto uno scienziato di prima
grandezza, con un brillantissimo curriculum.
Dopo aver lasciato la Russia nel 1921 - era nato a Mosca
nel turbolento 1917 - Prigogine si stabilì con la famiglia in Belgio, paese di
cui acquisirà la nazionalità. Studiò fisica e chimica all'Université Libre di
Bruxelles, conseguendo il dottorato nel 1941. Professore presso questa stessa
università dal 1947, direttore dei prestigiosi Istituti Solvay, direttore dal
1967 del Center for Statistical Mechanics and Thermodynamics dell'Università
del Texas a Austin, è stato insignito del premio Nobel per la chimica nel 1977.
I principali contributi scientifici di Prigogine
riguardano la termodinamica dei processi irreversibili e la meccanica
statistica di stati lontani dall'equilibrio. Le sue idee innovative hanno
ampliato di molto l'orizzonte di queste discipline permettendo importanti
applicazioni alla chimica, alla biologia e perfino alla teoria matematica del
traffico automobilistico.
Prima di Prigogine - a parte le ricerche pionieristiche
sdel chimico fisico statunitense di orgine norvegese Lars Onsager, premio Nobel
per la chimica nel 1968 - la termodinamica si limitava, in buona sostanza, a
descrivere fenomeni molto particolari nei quali la temperatura, la pressione o
il volume del sistema in esame evolvono nel tempo attraverso stati successivi
di quasi equilibrio. Nonostante l'opera queste limitazioni, la termodinamica,
nata all'inizio dell'Ottocento per migliorare il rendimento delle macchine a
vapore - l'opera fondante sono le Riflessioni sulla potenza motrice del fuoco
(1824) di Sadi Carnot - accompagnò lo sviluppo della rivoluzione industriale e
divenne uno dei pilastri della fisica, diventando lo studio delle
trasformazioni dell'energia in tutte le sue forme: lavoro, calore, ma anche
energia chimica ed energia di irraggiamento. I fondamenti teorici su cui si
basa questa disciplina (la cui storia è particolarmente intricata e
affascinante, tanto che uno studioso come Truesdell ha potuto definirla
«tragicomica») sono il primo principio, che sancisce la conservazione dell'energia,
e il secondo principio, che stabilisce che esistono ben precise limitazioni
alla trasformazione di calore in lavoro.
Fra le conseguenze più importanti di questo secondo
principio, enunciato in forme diverse da Lord Kelvin, Rudolph Clausius e Ludwig
Boltzmann, è l'esistenza di una grandezza fisica, denominata entropia, che
misura il grado di disordine di un sistema fisico isolato e dà conto
dell'osservata irreversibilità di tutti i fenomeni naturali. In altre parole,
l'entropia determina l'esistenza di una freccia del tempo, dal passato verso il
futuro, come indica la nostra esperienza quotidiana.
Prigogine ha rivoluzionato, a partire dagli anni '50,
questo quadro teorico, indagando a fondo gli aspetti macroscopici e
microscopici del secondo principio per poter estendere la sua validità anche al
caso di processi chimico-fisici lontani dall'equilibrio termodinamico. Di
particolare importanza è il concetto da lui elaborato di struttura dissipativa,
che scambia energia con l'ambiente esterno e, pur producendo entropia (cioè
disordine secondo l'interpretazione classica), è capace di autostrutturarsi
acquisendo una qualche forma di organizzazione interna. A dare un notevole
impulso alla teoria delle strutture dissipative, dimostrandone la rilevanza anche
pratica, è stata la scoperta delle cosiddette reazioni oscillanti in chimica e
in biochimica. In particolare, il nuovo concetto introdotto da Prigogine aiuta
a comprendere molti fatti inerenti la biologia e, più specificamente, gli
organismi viventi in quanto sistemi termodinamici aperti. Le strutture
dissipative, infatti, manifestano un duplice comportamento: in condizioni
prossime all'equilibrio l'ordine tende ad essere distrutto, mentre lontano
dall'equilibrio si genera ordine e si formano nuove strutture. Insomma, esse
illustrano un possibile meccanismo per la creazione di ordine a partire dal
disordine, come si osserva in molti fenomeni biologici .
La vocazione umanistica di Prigogine, coltivata fin dalla
sua giovinezza, lo ha condotto ad esplorare le conseguenze epistemologiche
delle sue ricerche scientifiche. La lunga serie articoli scritti con Isabelle
Stengers per l'Enciplopedia Einaudi - Controllo-/retroazione, Energia,
Equilibrio/squilibrio, Interazione, Ordine/disordine, Organizzazione, Semplice/complesso,
Soglia, Vincolo - offrono una testimonianza della vastità dei suoi interessi
teorici. Le nozioni di ordine e disordine, lungi dal rimanere limitate al solo
ambito scientifico, assumono un'importanza strategica per tratteggiare il
quadro del pensiero umano nella sua totalità. «La questione dell'ordine e del
disordine - come scrive lo stesso Prigogine - così come è stata tratta
all'interno delle scienze, sembra interessante perché non riguarda una
questione formulata su iniziativa della scienza, prodotta dal suo procedere. Si
tratta di una questione che la scienza riceve dalla cultura là dove essa si
sviluppa, e le risposte che ha dato e che dà tuttora a tale questione
permetteranno di descriverla come scienza aperta, aperta ad altri interrogativi
della cultura, che essa traduce in problemi propri e che sono a loro volta
influenzati dai suoi risultati».
Prigogine è stato insomma un grande scienziato, che mai è
rimasto rinchiuso nella torre d'avorio dello specialismo, nonostante il livello
di astrazione fisico-matematica dei suoi contributi specifici, ma ha
interloquito con il suo tempo in un dialogo serrato e spesso polemico, che non
è ancora concluso.