RASSEGNA STAMPA

29 MAGGIO 2003
editoriale
[Prigogine, una vita tra filosofia e scienza
«Uno dei testi che mi ha maggiormente influenzato è stato L'evoluzione creatrice di Henri Bergson». E' questo il primo debito intellettuale che Ilya Prigogine riconosce nel lungo testo autobiografico stilato per il discorso di investitura del premio Nobel per la chimica conferito dall'Accademia svedese nel 1977 per i suoi studi sulla «termodinamica irreversibile». Oltre al filosofo francese, Prigogine non manca di ricordare che è nato e cresciuto in una famiglia di ingegneri e chimici. Ingegnere del Politecnico di Mosca era stato infatti suo padre, mentre il fratello, di pochi anni più giovane divenne anch'egli un chimico. Scritto con leggerezza e chiaro come pochi ricercatori sanno fare, specialmente quando descrive il suo lungo apprendistato scientifico e i suoi studi dopo la laurea, è uno straordinario affresco di quasi quarantanni di ricerca scientifica, i rapporti intrattenuti con personaggi noti e no della comunità scientifica del paese adottivo, ma anche con ricercatori e scienziati inglesi, francesi, statunitensi. Nato nel 1917, Prigogine non ricorda nulla della sua città natale, Mosca, dato che la sua famiglia si trasferì in Germania nel 1921 a causa dei «rapporti difficili» con la Russia dei Soviet. Ma la permanenza nella patria della fisica moderna dura poco, perché è in vista il trasferimento in Belgio, il paese che lo ha ospitato per tutta la vita. Il giovane ragazzo di origine ebraiche conferisce il dottorato nel 1941, proprio alla vigilia dell'invasione del Belgio da parte delle truppe naziste. Di quel periodo Prigogine non ha mai amato parlare molto, se non per gli eccelli rapporti con due docenti - «i miei due veri maestri», scrive nella sua autobiografia. Finita la guerra, continua i suoi studi, fino a quando ottiene una cattedra alla libera Università di Bruxelles, incarico che occuperà per il resto della sua vita, anche se Prigogine è stato direttore e fondatore di numerosi centri studi e fondazioni, compreso la sua direzione del prestigioso Istituto internazionale di fisica e chimica fdondato da Ernest Solvay. I suoi studi di chimico si sono sempre intrecciati con la filosofia, al punto che la sua «temodinamica di non equilibrio» è stata considerata il migliore esempio di una teoria scientifica che si intreccia con la riflessione filosfica. Le nozioni di tempo, la complessità della natura, il tema dell'incertezza dei saperi, l'idea di creatività da lui affrontati richiamano un'immagine processuale della realtà che si richiama espressamente alle idee di Bergson e di Whitehead.

Autore prolifico, Prigogine è conosciuto presso il grande pubblico - alla fine degli anni Settanta e per quasi tutti gli anni Ottanta i suoi libri hanno conosciuto un indubitabile successo editoriale - per «Dall'essere al divenire», «La nuova alleanza», scritto a quattro mani con Isabelle Sengers, «La nascita del tempo», «La complessità. Esplorazioni dei nuovi campi delle scienze», «Tra il tempo e l'eternità» (scritto sempre con Isabelle Stengers), «Le leggi del caos», «Scienza, ragione e passione», «La passione del conoscere» e «La fine delle certezze».


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