[Prigogine,
una vita tra filosofia e scienza
«Uno dei
testi che mi ha maggiormente influenzato è stato L'evoluzione
creatrice di Henri Bergson». E' questo il primo debito intellettuale
che Ilya Prigogine riconosce nel lungo testo autobiografico stilato per il
discorso di investitura del premio Nobel per la chimica conferito
dall'Accademia svedese nel 1977 per i suoi studi sulla «termodinamica
irreversibile». Oltre al filosofo francese, Prigogine non manca di ricordare
che è nato e cresciuto in una famiglia di ingegneri e chimici. Ingegnere del
Politecnico di Mosca era stato infatti suo padre, mentre il fratello, di pochi
anni più giovane divenne anch'egli un chimico. Scritto con leggerezza e chiaro
come pochi ricercatori sanno fare, specialmente quando descrive il suo lungo
apprendistato scientifico e i suoi studi dopo la laurea, è uno straordinario
affresco di quasi quarantanni di ricerca scientifica, i rapporti intrattenuti
con personaggi noti e no della comunità scientifica del paese adottivo, ma
anche con ricercatori e scienziati inglesi, francesi, statunitensi. Nato nel
1917, Prigogine non ricorda nulla della sua città natale, Mosca, dato che la
sua famiglia si trasferì in Germania nel 1921 a causa dei «rapporti difficili»
con la Russia dei Soviet. Ma la permanenza nella patria della fisica moderna
dura poco, perché è in vista il trasferimento in Belgio, il paese che lo ha
ospitato per tutta la vita. Il giovane ragazzo di origine ebraiche conferisce
il dottorato nel 1941, proprio alla vigilia dell'invasione del Belgio da parte
delle truppe naziste. Di quel periodo Prigogine non ha mai amato parlare molto,
se non per gli eccelli rapporti con due docenti - «i miei due veri maestri»,
scrive nella sua autobiografia. Finita la guerra, continua i suoi studi, fino a
quando ottiene una cattedra alla libera Università di Bruxelles, incarico che
occuperà per il resto della sua vita, anche se Prigogine è stato direttore e
fondatore di numerosi centri studi e fondazioni, compreso la sua direzione del
prestigioso Istituto internazionale di fisica e chimica fdondato da Ernest
Solvay. I suoi studi di chimico si sono sempre intrecciati con la filosofia, al
punto che la sua «temodinamica di non equilibrio» è stata considerata il
migliore esempio di una teoria scientifica che si intreccia con la riflessione
filosfica. Le nozioni di tempo, la complessità della natura, il tema
dell'incertezza dei saperi, l'idea di creatività da lui affrontati richiamano
un'immagine processuale della realtà che si richiama espressamente alle idee di
Bergson e di Whitehead.
Autore prolifico, Prigogine è conosciuto presso il grande
pubblico - alla fine degli anni Settanta e per quasi tutti gli anni Ottanta i
suoi libri hanno conosciuto un indubitabile successo editoriale - per
«Dall'essere al divenire», «La nuova alleanza», scritto a quattro mani con
Isabelle Sengers, «La nascita del tempo», «La complessità. Esplorazioni dei
nuovi campi delle scienze», «Tra il tempo e l'eternità» (scritto sempre con
Isabelle Stengers), «Le leggi del caos», «Scienza, ragione e passione», «La
passione del conoscere» e «La fine delle certezze».
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