RASSEGNA STAMPA

16 MAGGIO 2003
editoriale
[Dalla bioetica una sfida positiva per il pensiero cristiano

Come nella scienza ciò che rende alla distanza è la ricerca pura, che lavora su ipotesi non utilitaristiche, così è giunto il momento per la bioetica di tentare una riflessione non immediatamente agganciata ai problemi da risolvere, per quanto urgenti, ma che proprio a a partire dalle questioni sollevate tenti di ridefinire le ipotesi fondamentali. Un'avventura del pensiero in vista di una nuova teoria della coscienza e della persona.
A questo è volto il nuovo libro di Maurizio Chiodi , docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell'Italia settentrionale e alla Scuola di teologia del Seminario di Bergamo, «Tra cielo e terra» edito da Cittadella. Il libro è stato presentato alla Buona Stampa introdotto da padre Carlo Casalone della redazione di Aggiornamenti Sociali. La bioetica è il campo dove i problemi più radicali dell'esistere umano, illuminati senza pietà dalle biotecnologie, costringono non solo al confronto tra diversi modelli etici sulla vita (utilitaristico, sacrale) ma anche a una revisione accurata e senza infingimenti della tenuta dei fondamenti del proprio pensiero. Il libro di Chiodi ha quindi il coraggio di distaccarsi dalle urgenze quotidiane ma anche da modelli concettuali datati e di proporre un nuovo punto di partenza e di discrimine per valutare in modo congruo il valore della vita: l'esperienza che dà significato. Esperienza inscritta non nel benessere soggettivo di una sensazione, ma intesa come totalità del contenuto della coscienza che si costituisce attraverso il corpo, la relazione, la cultura. L'esperienza dell'essere vivi, presente alla coscienza, è una prospettiva - ha ricordato Casalone - che il credente riconosce nelle categorie bibliche.La bibbia infatti ha una concezione unitaria dell'uomo e il concilio ha chiesto ai teologi di elaborare una teologia sempre più impastata di scrittura non solo in termini tematici, ma di modalità per pensare e comunicare l'esperienza vissuta del credente. Don Maurizio Chiodi con molta lucidità ha definito il campo d'azione dell'opera: «Tra cielo e terra» non è utilizzabile come prontuario per la risoluzione di problemi bioetici pratici, ma un tentativo di esplorare e allineare i dati filosofici e teologici utili a innescare la riflessione su una ragione che non si automutili in pura logica. «Il rischio della ragione analitica è dimenticare che c'è un soggetto che parla» ha detto il teologo. La vita è narrazione dell'io cosciente a se stesso a procedere dalle esperienze che lo costituiscono. «Il mio sforzo è di andare al di là del dualismo tra fede e ragione e di qui la centralità del senso della vita». Non per escludere la ragione, ma per mettere in funzione una ragione più completa, che esamina l'esperienza e interpreta il vissuto per rendere ragione di ciò che è bene. L'esperienza umana è relazione e la relazione implica l'affidarsi ed è quindi originariamente costituita di fiducia. Credere quindi è proprio dell'essere umano. Anzi, ha sottolineato don Chiodi, le esperienze fondamentali dell'uomo . nascere, morire, soffrire sono espresse in latino con verbi (nascor, morior, patior) che hanno significato attivo e forma passiva perché questa lingua ha colto e formalizzato la dipendenza costitutiva della condizione umana pur nell'attività e a volte iperattività dell'essere umano. Tra senso e coscienza, il teologo procede verso l'uomo nella sua totalità, indivisibile e interpellato dalla verità che gli si presenta come una promessa di bene. Bene che egli già sperimenta almeno in parte come senso dell'esistere.
Le domande poste dal libro, davvero fra terra e cielo, come tutte le domande ben poste portano con sé molte possibili risposte, ma non qualsivoglia risposta. Il libro di don Maurizio Chiodi apre piuttosto un passaggio: stretto ma affascinante perché conduce i credenti non ad aggiustare la propria fede per adattarla alla meno peggio alle nuove sfide contemporanee, ma a riformularne con rigore il significato.
S. P.

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