![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 15 MAGGIO 2003 |
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L'innovazione,
quella vera, non è né una scoperta né una novità, ma l'agente di un cambiamento
in qualche modo imprevedibile. E la sua imprevedibilità implica inevitabilmente
un rischio sociale. Ma a chi tocca la
responsabilità di valutarlo? Piero Bassetti, in qualità di presidente della
Fondazione Bassetti, ne ha parlato ieri a Londra, in una conferenza che ha
tenuto alla London School of Economics sul tema «Innovation, social risk and
political responsibility».
«Se
l'innovazione è la causa del rischio sociale - ha detto Bassetti - deve pur
esserci qualcuno che ne risponde politicamente a tutti noi. Mentre spesso così non è». Possiamo allora
permetterci che l'innovazione «sia politicamente irresponsabile? Che possa
essere distribuita tra l'imprenditore (cui la dottrina attribuisce tutt'al più
una responsabilità implicita, quella appunto legata alla verifica del mercato)
e il mercato, nella sua indeterminatezza e acefalia?». Tra gli esempi portati da Bassetti,
l'effetto sul sistema assicurativo mondiale prodotto dell'11 settembre. Questo tragico avvenimento è stato infatti
una vera e propria innovazione, tale da far riconsiderare l'intero quadro del
rischio sociale connesso alla vulnerabilità di edifici come le Due Torri. Insomma, quel che è successo ha - per
Bassetti - cambiato il quadro
delle responsabilità, spostandole da un soggetto di mercato (le società assicuratrici) a un soggetto istituzionale (il Governo). «Fra le tre possibili soluzioni - rifiutare l'assicurazione, aumentare i premi, cercare una terza via solo quest'ultima andrebbe percorsa, affrontando in pieno il problema di un contesto politico irreversibilmente innovato e nel quale il tema del rischio grattacieli va posto in modi altrettanto innovativi, distribuendo le relative responsabilità in modi altrettanto nuovi».