![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 MAGGIO 2003 |
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Il sogno si ripete: mettere le mani sulla vita e anche questa
applicazione scientifica, come molte altre, viene da oltre Atlantico. La
bioetica è già arrivata, lo sanno tutti, a scoperte inquietanti. Basta pensare
alla clonazione. Ne sono seguite interminabili, complesse discussioni. La
bioetica, però, intimorisce non solo per la complessità dei problemi
scientifici, morali, sociali, ma anche per il peso di scienziati, laboratori,
finanziamenti necessari per la ricerca.
Il risultato è che l'opinione pubblica ha la sensazione che i progressi
della bioetica avvengano altrove, che non riguardino direttamente l'uomo della
strada dal quale non si sa esattamente quando quei progressi e quindi anche
quei problemi arriveranno. Invece la società di Ashville ha inventato uno
strumento di uso immediato: un semplice kit. Si va, si compra, si usa, si getta.
Tutto è semplicissimo; tutti possono comperare e fare. Ma, appunto, non si
tratta di un kit per mettere insieme un aggeggino elettronico, ma per sapere
«se siamo predisposti geneticamente ad ammalarci di alcune malattie». È uno
strumento semplice per accedere a un sapere complesso. Costa poco fare
moltissimo: si può sapere quali predisposizioni genetiche «abitano» nel proprio
corpo, con la stessa facilità con la quale si prova la febbre. Un'operazione
simile nasce chiaramente dalla cultura moderna dell'onnipotenza dell'uomo, con
tutti i suoi deliri, e contribuisce a confermarla. Ma questo ultimo delirio ha
perso tutte le mitologie, quelle antiche - alle quali accenna anche Centini -
di Prometeo che ha rubato il fuoco agli dèi, a quelle moderne dello Zarathustra
di Nietszche che grida trionfante che Dio è morto. Nulla di tutto questo. Tutto
si è banalizzato. Le mitologie avevano lo scopo di conservare la grandezza di
ciò che veniva violato - Dio, la trascendenza, la morale - anche mentre veniva
violato. La mancanza moderna di mitologie dice che il senso della grandezza
della vita è finito. Prometeo è diventato uno sguattero da retrobottega e non
scala nessuna montagna, tanto meno l'Olimpo dove abitano gli dèi e dove si
trova il segreto del fuoco. Non fa scalate perché, semplicemente, non sono
necessarie. Basta comperare il kit e si conoscono i segreti più profondi del
proprio essere. A proposito di Nietszche. Il profeta del mondo moderno viene in
mente quando si legge ciò che hanno detto gli esperti del progetto del «Kit
genetico»: «Giocare dopo aver visto le carte che si hanno in mano è più
facile», hanno detto i tecnici di Nashville. «Giocare»: è un'immagine,
naturalmente, ma è rivelatrice. Nietszche, come noto, afferma che lo spirito
umano è passato attraverso tre metamorfosi, diventando prima cammello, poi
leone, poi fanciullo. L'uomo cammello è l'uomo premoderno che si inginocchia
davanti alla religione e alla morale, accollandosene il peso con la pazienza
del cammello. Il mondo moderno, quello che ha visto la luce con il
Rinascimento, è la fase dell'uomo-leone che lotta con tutte le forze per
affrancarsi da ogni tutela religiosa e morale. L'uomo contemporaneo è il
bambino che non lotta «contro» qualcosa, ma si limita semplicemente a vivere
«senza», che crea i propri valori su misura, «come un fanciullo inventa da sé i
suoi giochi» e ama giocare spensieratamente.
La spensieratezza dell'uomo bambino di cui parla Nietszche viene in mente
proprio mentre si pensa alla facilità con cui il kit genetico può essere usato.
È davvero il giocattolo proibito e affascinante, che tutti i bambini sono
tentati di usare. È proibito, ma vogliono usarlo, proprio perché è proibito. E
i giochi proibiti, quelli che permettono di fare ciò che fino a ieri sembrava
impossibile, oggi si moltiplicano e il loro fascino diventa invasivo. Così gli
uomini moderni sempre più stregati dai loro strani giochi e dai loro strani
giocattoli, non sanno far altro che giocare. E così diventiamo,
inevitabilmente, sempre più bambini.