RASSEGNA STAMPA

29 APRILE 2003
IDA DOMINJANNI
[La sorpresa del virus canaglia
IDA DOMINIJANNI
«Un'epidemia killer a livello mondiale prima o poi avverrà: non è più una questione di se, ma di quando». Così pare si concludesse il memorandum sui rischi di esplosione di malattie sconosciute, e in particolare di malattie respiratorie causate da agenti sconosciuti, stilato tre anni fa dalla Cia e consegnato al governo americano e all'Organizzazione mondiale della sanità. Adesso c'è chi dice che quel rapporto è servito ad allertare sistemi di diagnosi e sorveglianza che si sono rivelati cruciali per identificare la Sars, e c'è chi al contrario commenta che se la profezia c'era si poteva forse fare di più per evitare che si avverasse. Ma non è questo il punto. Il punto è che, a lume di ragione, si trattava di una profezia facile. In un mondo globale e senza frontiere, e in tempi di manipolazioni genetiche e transgeniche (non sono pochi medici e biologi che sospettano che lo strano coronavirus della Sars abbia avuto origine in laboratorio), che c'è di più probabile di un'epidemia a rapida diffusione causata da un virus ignoto? Eppure ogni volta meraviglia, scandalo, insofferenza, allarme, panico, eccessi di difesa ci afferrano più veloci del contagio e più aggressivi del virus. E' già accaduto (con la mucca pazza, con l'antrace, perfino con l'Aids) e accadrà ancora, indipendentemente dal tasso di pericolosità dell'«agente sconosciuto». Né possiamo stupirci che accada, pretendendo di separare con un colpo di rasoio la «realtà», ridotta a statistica e a casistica, dall'immaginario. Piaccia o no, viviamo in un tempo in cui tutto ciò che è reale è immaginario e tutto ciò che è immaginario è reale. Dall'11 settembre allo scoppio della polmonite atipica nella Cina profonda, tutto pare un film e tutto invece è vero.

E del resto, c'è qualcosa che lega gli aerei-bomba e la Sars, e non si tratta solo dei rischi provocati da entrambi sull'economia mondiale. Sconosciuto, alieno, senza territorio e senza confini, potenzialmente contagioso, capace di colpire al cuore ma poco sensibile a strumenti tradizionali di contrattacco (guerracompresa): così è fatto il Nemico nell'era globale. Virus che attaccano i tradizionali apparati immunitari, e di fronte ai quali cerchiamo di approntare alla bell'e meglio immunità improprie: controlli alle frontiere meno efficaci di una mascherina, barriere neorazziste attorno ai ristoranti cinesi, telecamere di sorveglianza nei taxi di San Francisco, screening illegali sulle comunità straniere, guerre preventive contro i governi canaglia. I nuovi virus non attaccano solo l'economia globale, attaccano diritti universali, privacy, garanzie democratiche. Virus canaglia, quali nuove guerre inventeranno i potenti della terra per abbatterli?

Il mito della sicurezza si alimenta di questo allarme e vacilla sotto questo continuo allarme: sta in questo mito il vero punto di fragilità del sistema. Che il mondo globale potesse essere anche un mondo sicuro, è una leggenda inventata per affabulare i suoi abitanti. Sarebbe più onesto ammettere che l'insicurezza è il costo che paghiamo alla libertà di volare, viaggiare, spostarci, parlare tre lingue, andare a trovare gli amici di un altro continente, per non parlare di quella di comprare a caro prezzo le scarpe logate prodotte a basso prezzo nei villaggi cinesi. Non c'è libertà, dalla più nobile alla più mercantile, che non comporti un costo, quasi una tassa, di insicurezza. Così come non c'è forma di vita, dicono saggiamente i biologi, che non sia attaccabile da un'altra forma di vita, talvolta ignota e imprevedibile come un coronavirus dagli strani comportamenti. Prima impariamo a conviverci, prima appronteremo misure proporzionate per sapercene anche difendere.
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