[La
sorpresa del virus canaglia
IDA DOMINIJANNI
«Un'epidemia killer a livello mondiale prima o poi avverrà: non è più una
questione di se, ma di quando». Così pare si concludesse il memorandum sui
rischi di esplosione di malattie sconosciute, e in particolare di malattie
respiratorie causate da agenti sconosciuti, stilato tre anni fa dalla Cia e
consegnato al governo americano e all'Organizzazione mondiale della sanità. Adesso
c'è chi dice che quel rapporto è servito ad allertare sistemi di diagnosi e
sorveglianza che si sono rivelati cruciali per identificare la Sars, e c'è chi
al contrario commenta che se la profezia c'era si poteva forse fare di più per
evitare che si avverasse. Ma non è questo il punto. Il punto è che, a lume di
ragione, si trattava di una profezia facile. In un mondo globale e senza
frontiere, e in tempi di manipolazioni genetiche e transgeniche (non sono pochi
medici e biologi che sospettano che lo strano coronavirus della Sars abbia
avuto origine in laboratorio), che c'è di più probabile di un'epidemia a rapida
diffusione causata da un virus ignoto? Eppure ogni volta meraviglia, scandalo,
insofferenza, allarme, panico, eccessi di difesa ci afferrano più veloci del
contagio e più aggressivi del virus. E' già accaduto (con la mucca pazza, con
l'antrace, perfino con l'Aids) e accadrà ancora, indipendentemente dal tasso di
pericolosità dell'«agente sconosciuto». Né possiamo stupirci che accada,
pretendendo di separare con un colpo di rasoio la «realtà», ridotta a
statistica e a casistica, dall'immaginario. Piaccia o no, viviamo in un tempo
in cui tutto ciò che è reale è immaginario e tutto ciò che è immaginario è
reale. Dall'11 settembre allo scoppio della polmonite atipica nella Cina
profonda, tutto pare un film e tutto invece è vero.
E del resto, c'è qualcosa che lega gli aerei-bomba e la
Sars, e non si tratta solo dei rischi provocati da entrambi sull'economia
mondiale. Sconosciuto, alieno, senza territorio e senza confini, potenzialmente
contagioso, capace di colpire al cuore ma poco sensibile a strumenti
tradizionali di contrattacco (guerracompresa): così è fatto il Nemico nell'era
globale. Virus che attaccano i tradizionali apparati immunitari, e di fronte ai
quali cerchiamo di approntare alla bell'e meglio immunità improprie: controlli
alle frontiere meno efficaci di una mascherina, barriere neorazziste attorno ai
ristoranti cinesi, telecamere di sorveglianza nei taxi di San Francisco,
screening illegali sulle comunità straniere, guerre preventive contro i governi
canaglia. I nuovi virus non attaccano solo l'economia globale, attaccano
diritti universali, privacy, garanzie democratiche. Virus canaglia, quali nuove
guerre inventeranno i potenti della terra per abbatterli?
Il mito della sicurezza si alimenta di questo allarme e
vacilla sotto questo continuo allarme: sta in questo mito il vero punto di
fragilità del sistema. Che il mondo globale potesse essere anche un mondo
sicuro, è una leggenda inventata per affabulare i suoi abitanti. Sarebbe più
onesto ammettere che l'insicurezza è il costo che paghiamo alla libertà di
volare, viaggiare, spostarci, parlare tre lingue, andare a trovare gli amici di
un altro continente, per non parlare di quella di comprare a caro prezzo le
scarpe logate prodotte a basso prezzo nei villaggi cinesi. Non c'è libertà,
dalla più nobile alla più mercantile, che non comporti un costo, quasi una
tassa, di insicurezza. Così come non c'è forma di vita, dicono saggiamente i
biologi, che non sia attaccabile da un'altra forma di vita, talvolta ignota e
imprevedibile come un coronavirus dagli strani comportamenti. Prima impariamo a
conviverci, prima appronteremo misure proporzionate per sapercene anche
difendere. |