RASSEGNA STAMPA

28 APRILE 2003
PIETRO GARGANO
[Croce, discorsi
di etica politica
Ancora attuali

Pietro Gargano
La guerra: «Si è preso il vezzo, che sarebbe disumano, se non avesse del tristemente ironico, di tentar di calpestare i popoli che hanno perduto una guerra, con l’entrare nelle loro coscienze e col sentenziare sulle loro colpe e pretendere che le riconoscano e pretendano di emendarsi: che è tale pretesa che neppure Dio... rivendicherebbe a sé...».
Il razzismo: «Ora anche in Italia è stata, a un tratto, iniziata un’azione razzistica e antiebraica, che non si sa ancora quali forme pratiche assumerà, ma che voglio augurarmi non sia per essere duratura».
Il federalismo: «... Pretese e gelosie regionali e richieste di autonomie, si son fatti sentire, con gran dolore di chi, come noi, crede che il solo bene che ci resti intatto degli acquisti del Risorgimento sia l’unità statale che dobbiamo mantenere saldissima se anche nel presente non ci dia altro conforto (ed è pure un conforto) che di soffrire in comune le comuni sventure».
Non sono affermazioni di un polemista d’oggi, bensì tre frasi di Benedetto Croce uomo politico. Dici Croce o apri un’enciclopedia alla sua voce, e la risposta è «filosofo, storico, critico». Invece Croce ebbe un’intensa e sottaciuta attività pubblica; l’ebbe suo malgrado, giacché sapeva che «le cose pubbliche fanno paura». Se fu il più giovane senatore d’Italia, a 44 anni; se fu per dodici mesi - nel 1920-’21 - ministro dell’Istruzione di Giolitti, ciò fu dovuto al suo senso del dovere.
Finora sparpagliato nei libri, il senso di questa parte non marginale del magistero crociano può essere colto appieno leggendo Attualità dei Discorsi di Benedetto Croce (Arte Tipografica Editrice, 176 pagine, 13 euro), nuova fatica intellettuale di Renato Caserta, che viene presentata oggi alle 17.30 a Palazzo Serra di Cassano da Arturo Fratta e Mauro Giancaspro, in un incontro presieduto da Giovanni Pugliese Carratelli.
Nella prefazione, Fratta definisce Caserta «un vero crociano, o meglio un vero giornalista crociano». E infatti l’autore nel 1947 entrò nell’Istituto Italiano per gli Studi Storici fondato da Croce e lavorò al quotidiano «Il Giornale». Hanno matrici liberali gli stessi editori Angelo junior e Ruggiero Rossi, figli di quell’Angelo che nelle Quattro Giornate stampò «La Barricata»; Caserta, giovane laureato, contribuì all’impresa muovendo la pressa.
Dai discorsi di Croce, organizzati per temi, affiorano più che mai l’acume di un pensiero solitario, la raffinata vena polemica, l’ironia. Alcuni passi sono di sconcertante presa attuale, come il no alle guerre, la difesa dell’idea di Europa in un tempo di fratture ben più profonde di quelle odierne, la passione per il tricolore simbolo di unità, l’intransigente presidio della cultura: da ministro, Croce impedì che il Colosseo fosse utilizzato per concerti. Il lavoro prezioso di Caserta finisce anche per fare giustizia di luoghi comuni come quello che colloca il pensiero liberale in un’area contigua alla destra o quello che imputa a Croce remissività nell’ opporsi ai razzismi.
Uno dei capitoli finali è il ricordo personale dell’epilogo della vicenda terrena di Croce, 51 anni fa. I funerali furono privati, non suonarono le campane, pioveva, eppure una fiumana di napoletani seguì il feretro: «Il popolo aveva inteso, non saprei dire per quali misteriose vie, che si chiudeva una data nella storia d’Italia».

 

 


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