RASSEGNA STAMPA

27 APRILE 2003
GIANNI FOCHI
[Ma la scienza non arriva al popolo

La storia dei rapporti fra il pubblico e la scienza è ancora in fasce, spiega Paola Govoni in un suo, interessantissimo saggio sulla divulgazione scientifica nell'Italia dell'ultimo quarantennio dell'Ottocento.  Generazioni di storici, prendendo in esame importanti figure di scienziati, ne hanno ignorato di proposito gli scritti rivolti ai «non addetti ai lavori». E' dunque sfuggito loro il ruolo che il rapporto fra comunità scientifica e profani ha avuto (e ha) nel meccanismo complesso secondo cui la scienza si sviluppa.

La Govoni, che discute anche le radici sociali e culturali della divulgazione nel neonato regno d'Italia, cerca di rispondere alla domanda che nel lettore sorge spontanea: perché in Italia, a differenza d'altre nazioni europee, è poi svanito il grande successo riscosso dalla scienza "per tutti" fino ai primi del 900?  Perché potremmo aggiungere noi - è trascorso assai più di mezzo secolo, prima che i media concedessero alla divulgazione scientifica un ampio spazio, sebbene altalenante e sempre esposto al rischio di scomparire?

Nel nostro Paese questa precarietà è strutturale: i periodi di "vacche grasse" sono stati sempre legati scrive la Govoni, a mode intellettuali, senza mai lasciare una vera impronta nella società.  Del resto, diciamo noi, è così anche ora: non sono segni d'un interesse profondo e duraturo per la scienza né la meritata popolarità di Piero Angela, tale da permettergli di fondare una dinastia, né le molte copie vendute da ben quattro riviste mensili (Focus, Quark, Newton e La macchina del tempo) né la presenza di pagine scientifiche su quotidiani e settimanali.

La massa degl'italiani non ha certo una mentalità scientifica: l'onnipresenza d'oroscopi, maghi e guaritori, unita a ondate di terrore ingiustificato (l'industria chimica anche se al passo coi tempi, l'uranio impoverito, il cosiddetto elettrosmog, le biotecnologie eccetera), dimostrano proprio il contrario.  Ci sono esponenti del mondo scientifico che, per contrastare questo stato di cose, hanno sentito il bisogno di fondare un'associazione (Galileo 2001).  D'altronde, chi segue la scienza nei periodici suddetti sa bene che spesso la caccia al lettore si vale d'espedienti poco nobili, anche se ben consolidati.  Pur ammissibili se affrontati con serietà e rigore scientifico, i temi legati al sesso, presenti con tanta insistenza (nonché corredati, fin sulle copertine, d'immagini che nessuno gabellerebbe mai come utili alla comprensione dei testi), sono un'altra spia che la scienza non è un interesse primario del pubblico.  A un espediente del genere, c'informa la Govoni, ricorse del resto abbondantemente il divulgatore italiano che riscosse il maggior successo fra il 1861 e l'intervallo tra le due guerre mondiali, il medico e antropologo Paolo Mantegazza.  Un aspetto positivo fu comunque che un docente universitario accettasse di portare la sua scienza al popolo; e non fu certo il solo: nel libro ne troviamo altri, sostenuti da un'editoria che, con Emilio Treves in testa, intuì che allora la scienza popolare avrebbe avuto un mercato significativo.

 

Paola Govoni, «Un pubblico per la scienza - La divulgazione scientifica nell'Italia in formazione», Carocci, Roma 2002, pagg. 352, € 23,50.
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