RASSEGNA STAMPA

26 APRILE 2003
MARY SELLANI
[Far bene la scienza è anche fare la scienza del bene

«L'umanità ha bisogno urgentemente di una nuova saggezza che fornisca la "conoscenza di come utilizzare la conoscenza" per la sopravvivenza dell'uomo e per migliorare la qualità della vita. È questo il concetto fondativo della scienza della sopravvivenza che Van Rensselaer Potter chiamò «bioetica» per evidenziare i due elementi più importanti per raggiungere tale saggezza: conoscenza biologica e valori umani. Si deve appunto al cancerologo V. R. Potter (1911-2001), docente all'università del Wisconsin, la paternità del termine «bioetica», usato per la prima volta in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica «Perspectives in Bio Biology and Medicine» nell'autunno del 1970, data che segna anche la nascita della bioetica come disciplina.
La traduzione integrale del testo di Potter per la prima volta in lingua italiana è opera di Francesco Bellino - fondatore del primo Corso di perfezionamento in Bioetica istituito in Italia (1987) e direttore del Dipartimento di Bioetica dell'Università di Bari, nonché autore di numerose pubblicazioni scientifiche - in un libro pubblicato dall'editrice Levante di Bari (pp. 145 pagine, euro 13,00), corredato da un'introduzione dello stesso Bellino e dal testo inglese a fronte. Vista l'importanza e l'attualità dei temi trattati abbiamo rivolto al prof. Bellino alcune domande.
Professore, che cosa intende esattamente Potter quando dice che oggi serve un sapere su come utilizzare il sapere per la sopravvivenza della specie umana?
«Vuol dire che la conoscenza (e dunque la ragione) da sola non basta a fare il bene e quindi, nel senso che voleva Potter, la salvezza dell'umanità. Occorre anche la ragionevolezza, cioè una conoscenza affettiva. Oggi il mondo scientifico ritiene che il corretto funzionamento del pensiero sia collegato all'affettività, giacché l'uomo per vivere ha bisogno non solo di pensare ma anche di essere, di sentire, di sperare. L'affettività a sua volta, per non sfociare nell'emozionalismo, è collegata all'intelligenza. Pertanto il fondamento della bioetica non è la ragione bensì la ragionevolezza, che è una ragione dell'uomo per l'uomo, per il suo mondo e per il rispetto della vita. In questo senso scienza ed etica sono unite tra loro in un'impresa di ragionevolezza che si definisce anche "olismo ecologico ed etico"».
Ma non le sembra che oggi l'etica sia in crisi a causa di un sistema basato su un'esagerata produzione di beni materiali e sulla fede nella crescita illimitata della nostra progenie?
«La crisi attuale dell'etica è dovuta al fatto che essa è ormai quasi del tutto asservita all'economia e al potere. Inoltre è sbagliato credere che ogni crescita sia sempre positiva, anche la crescita va sottoposta a criteri di valutazione etica. Un criterio che dovrebbe valere altresì per la conoscenza poiché siamo immersi in un eccesso di conoscenze specialistiche, tanto che non sappiamo più distinguere le conoscenze che ci servono davvero per vivere».
Lei pensa che la scienza debba essere protetta in qualche modo nei confronti di quella parte della comunità scientifica affetta da una certa fantasia di onnipotenza, che va oltre i limiti non solo in senso morale? Per esempio a proposito di clonazione.
«Io distinguo la scienza dalla tecnica. Oggi i problemi morali non nascono dalla scienza ma dalla tecnologia, perché la scienza scopre, e quindi essa ha a che fare con la verità, per cui non ci può essere contrasto tra la verità e il bene, cioè l'etica. In questo senso la ricerca scientifica deve essere libera, non può mai avere limiti. Viceversa la tecnologia non scopre ma inventa, cioè introduce il possibile, il quale può essere a favore o contro l'uomo. Inoltre la logica che è alla base della tecnologia non è la verità ma la potenza. Il problema allora è che la tecnologia rischia di accrescere solo se stessa, il potere, anche a scapito dell'uomo. Ecco dunque che occorre una seria regolamentazione nel settore tecnologico. La genetica, al contrario, in quanto scienza, non crea nessun problema, l'ingegneria genetica sì. Nella futura Carta costituzionale europea c'è tutta una parte sulla bioetica in cui si fa divieto della clonazione a fini riproduttivi (non di quella a fini terapeutici), ed anch'io ho partecipato ai lavori preparatori di questa parte della Carta europea».


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Bioetica