RASSEGNA STAMPA

19 APRILE 2003
DEMETRIO EMME
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George Steiner indaga sull'invenzione e sulla scoperta
Grammatiche della creazione

 


U na serrata indagine sul mistero della creatività e nel contempo un'eloquente e drammatica diagnosi del nostro presente. Ecco, in breve l'ultima fatica di George Steiner, «Grammatiche della creazione» (Garzanti, pp. 317, Euro 19,70). In Occidente, nella terra del tramonto, «non abbiamo più inizi». Così esordisce George Steiner per interrogarsi sulle maniere in cui le arti, le religioni, la filosofia e la scienza hanno organizzato l'esperienza e la percezione della creazione, dell'invenzione e della scoperta. Se qualche computer può proporre algoritmi che descrivono un mondo «senza inizio» e un universo dal tempo reversibile, l'intelletto umano, probabilmente fino ai livelli più profondi del preconscio, continua a interrogarsi sull'esordio. La ricerca del punto zero in astrofisica e delle fonti iniziali della vita organica in biologia ha una controparte nell'esplorazione della psiche umana. I bambini cercano di scoprire i fatti o i miti della nascita. L'enigma del nulla e del silenzio è da sempre al cuore della filosofia e dell'arte, dalla poesia alla musica. Ma, avverte Steiner, in un'epoca dominata dalla scienza e dalla tecnologia (e non più dalle potenze della religione e delle arti) qualcosa è forse cambiato. Questa mutazione investe i fondamenti del nostro linguaggio e mette in dubbio la credibilità del futuro, il tempo grammaticale della speranza. «Grammatiche della creazione» pone a confronto i fondamenti della nostra cultura – dalla Bibbia a Platone, da Dante a Shakespeare – con le più recenti ipotesi sul Big Bang, gli sviluppi della matematica, l'ontologia di Heidegger, le liriche di Celan e le esperienze delle avanguardie nelle arti visive e nella musica. Dice Steiner: «Siamo stati a lungo ospiti della creazione, e io credo che lo siamo ancora. Al nostro ospite dobbiamo la cortesia del domandare».

(sabato 19 aprile 2003)

 

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