![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 19 APRILE 2003 |
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IL Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb) ha approvato a maggioranza un documento
in cui si suggerisce al governo di vietare qualsiasi tipo di ricerca sulle
cellule staminali embrionali. La convocazione del Cnb era stata chiesta dal
ministro Moratti per avere un parere sulla posizione che dovrà assumere il
governo al prossimo vertice europeo sulla ricerca.
Se il ministro farà proprio il parere del Comitato, l’Italia si troverà ancora
una volta isolata in Europa e a livello internazionale tra i Paesi più
sviluppati. E la sua ricerca, che già vive momenti difficili, ne verrà
ulteriormente indebolita.
Debbo dire che da ricercatore favorevole all’uso delle cellule staminali
embrionali per la ricerca scientifica provo un certo fastidio nel sentirmi
oggettivamente etichettato come una persona senza scrupoli nei confronti della
vita, soprattutto nella sua forma più indifesa come è quella al suo inizio.
Come me, secondo la maggioranza del Comitato Nazionale di Bioetica, dovrebbero
esservi legioni di ricercatori che in Europa e negli Stati Uniti, non
aspetterebbero altro che un via libera e dei finanziamenti per mettere in piedi
una macchina di ricerca con, alla base, una industria di gravidanze fittizie, un
McDonald’s dell’embrione da cui attingere a piene mani.
Ovviamente le cose non stanno così. Oggi sulle cellule staminali si gioca una
parte decisiva del futuro della medicina e della salute delle persone. Si è
detto tante volte che potrebbero portare alla cura di malattie terribili e
diffuse come il Parkinson, l’infarto, il diabete, la sclerosi multipla e
l’elenco potrebbe continuare per una pagina intera. Se riusciamo a conoscere il
meccanismo che regola la crescita e il differenziamento di queste cellule, le
loro caratteristiche, potremo forse produrle in un futuro vicino senza
ricorrere agli embrioni o ai feti.
Ma oggi ne sappiamo troppo poco. Abbiamo bisogno di queste cellule per
studiarle. Soltanto dopo averle comparate alle cellule staminali del cordone
ombelicale o dei tessuti adulti, sapremo quale è davvero il tipo migliore per
una certa malattia. Ma se non sarà permesso studiarle, noi (in Italia) non lo
sapremo mai o meglio lo apprenderemo dai nostri competitori stranieri.
Dove trovare cellule staminali umane senza dover ricorrere alla creazione di
nuovi embrioni? Ebbene, esistono 30.000 embrioni congelati custoditi nei quasi
400 centri per la fecondazione artificiale operanti in Italia. Altre 700.000 in
Gran Bretagna. Sono quelli creati per l’inseminazione artificiale e non
utilizzati. Che fine faranno? Certo nessuno può seriamente pensare che esistano
centinaia di migliaia di donne in Europa disposte a farsi impiantare l’embrione
di altri e far crescere il bambino. Anche perché migliaia e migliaia di questi
embrioni non sono più impiantabili, sono in qualche modo danneggiati. E allora?
Il Comitato di Bioetica obietta che in caso di assenso all’utilizzo degli
embrioni, si innescherebbe un mercato per la loro produzione.
Ma per piacere! Gli esperti del Comitato sapranno pure che con un singolo
embrione congelato si possono ricavare cellule duplicabili praticamente
all’infinito, su cui molti laboratori possono lavorare per anni. Con un
centesimo di tutti gli embrioni congelati in Europa ci sarebbe da studiare per
generazioni di ricercatori di tutti i laboratori del mondo . Chi è il pazzo che
vorrebbe farne di nuovi? E poi perché?
Probabilmente, se gli scienziati, con tutti i controlli del caso, venissero
fatti lavorare, in un arco di tempo ragionevole troverebbero terapie per
malattie che oggi uccidono anche giovani e bambini, ma soprattutto potrebbero
trovare una soluzione alla fonte da cui attingere le cellule staminali.
Una convinzione teologica imposta al di là di ogni logica, una scelta che evita
la risposta sul destino degli embrioni congelati e non impiantabili, rischia
invece di lasciare senza cura persone che non oggi, ma nel 2005 o nel 2007
potrebbero essere salvate. Se ne è accorta anche una donna che certo non è mai
stata una campionessa della cultura laica e progressista, ma che oggi chiede
libertà di ricerca: si chiama Nancy Reagan. Suo marito è Ronald Reagan.
Direttore Istituto Cellule Staminali Ospedale San Raffaele di Milano
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