RASSEGNA STAMPA

17 APRILE 2003
ROMEO BASSOLI
[L’intervista/Parla il grande genetista Luca Cavalli Sforza che ha scritto per le medie
un libro con il figlio Francesco. E dice: «La teoria dell’evoluzione è più valida che mai»
«E’ sempre Darwin
il detective della vita»


UN Grande Vecchio della scienza italiana, il genetista Luca Cavalli Sforza, docente all'Università di Stanford e leader mondiale della ricerca sulla genetica delle popolazioni, esce in questi giorni con un suo libro, in coppia con il figlio Francesco. E questa è già una buona notizia, ma quello che rende questo evento molto particolare è che si tratta di un libro per le scuole, un libro di testo, insomma. Di più: un libro di testo per le scuole medie, cioè per un periodo molto particolare della vita degli studenti.
Non c'è memoria, nella cultura scientifica italiana, di grandi ricercatori che si siano impegnati in un'opera di divulgazione assieme così complessa e onerosa come un testo per la scuola che segna il passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Per le medie, infatti, occorre saper mettere assieme linguaggio rigoroso e capacità divulgativa, scrittura e immagini (e in un testo scolastico per questo grado di scuole, ne occorrono centinaia), concetti e esperimenti, glossari e verifiche.
Luca e Francesco Cavalli Sforza lo hanno fatto in quattro volumi (anche se gli anni sono tre: ma il peso ha costretto l'editore a frazionare) e oltre mille pagine che Einaudi Scuola pubblica con il titolo Natura.
Uno dei concetti centrali del libro è quello dell'evoluzione: quella biologica, darwiniana, ma anche quella dell'Universo, dell'uomo, delle idee della scienza. Il secondo volume ha addirittura un sottotitolo esplicito: Che cos'è la vita e come si evolve. Per la scuola italiana non è proprio una scelta scontata. I programmi ufficiali parlano poco dell'evoluzione e il concetto viene affrontato in non più di un paio di lezioni, normalmente, dagli insegnanti. In più, il mese scorso a Milano un gruppo di studenti affiliati ad Alleanza Nazionale ha organizzato una “Settimana contro l'evoluzionismo" con volantinaggi davanti al Museo di Storia Naturale e un convegno nel quale si è affermato che le idee di Darwin sono "ormai abbandonate".
Certo, il nostro paese da questo punto di vista se la cava sempre meglio degli Stati Uniti. In alcuni Stati dell'Unione questa teoria viene osteggiata nella scuola pubblica. Addirittura in Kansas l'evoluzionismo non è stato insegnato per tre anni (dal 1998 al 2001) per l'opposizione vincente dei Creazionisti, i sostenitori della teoria secondo cui la Terra è stata creata 5000 anni fa e i fossili sono uno scherzo di Dio per confondere gli uomini. In altri Stati, come l'Ohio, l'evoluzionismo viene ancora oggi insegnato assieme alla teoria del cosiddetto "Intelligent Design" (Id), una versione raffinata del creazionismo: la selezione naturale esiste — afferma l'Id — ma qua e là Dio è intervenuto "truccando" il gioco per permettere la nascita di un ambiente giusto per l'uomo, arrivando poi a crearlo con il contributo delle mutazioni non più così spontanee del Dna.
Professor Cavalli Sforza, immagino che lei ritenga una stupidaggine l'idea che la Terra abbia solo 5000 anni?
«Ovviamente».
Ma che ne pensa del creazionismo "progressista" dell'Intelligent Design? Ha senso insegnarlo nelle scuole?
«No, perché non è una teoria scientifica, ma un atto di fede. Ma la fede in una religione, qualunque essa sia, non dovrebbe accecare tanto le persone da non permettere di capire che gli "intelligent designs" proposti da religioni diverse sono diversi, e pertanto bisognerebbe come minimo che si mettessero d'accordo, oppure resta sempre l'enorme incertezza se davvero c'è un design giusto, e quale è. Ognuno naturalmente preferisce illudersi che sia il proprio, ma questa potrebbe essere solo mancanza di senso critico. E poi diciamocelo, se davvero c'è un disegno intelligente nell'evoluzione, perché mai un Dio starebbe favorendo negli ultimi vent'anni le mutazioni di batteri resistenti agli antibiotici? Dov'è il senso di un puntuale intervento divino che ha come unico risultato la morte di bambini che non possono essere curati dai farmaci esistenti?».
Nel secolo che si è appena concluso la scienza ha dimostrato la fondatezza delle idee evoluzionistiche in mille modi. Non è paradossale che il trionfo di questa teoria coincida con nuovi attacchi di tipo religioso e ideologico?
«Certo che è paradossale. Soprattutto negli Stati Uniti, dove la metà della popolazione non crede che le teorie evoluzionistiche siano corrette. Eppure sono un paese all'avanguardia nella ricerca scientifica e nella cultura civile. Sono queste cose a convincermi che l'uomo sia un animale irrazionale, e la fede mal riposta è uno dei classici esempi di irrazionalità. Con questo non dico che la fede non sia utile, quando è associata all'uso dell'intelligenza. Purtroppo la fede nuda, non aiutata dal giudizio critico, può obnubilare la mente».
C'è però qualcosa di inattuale anche nella teoria darwiniana, o va bene esattamente come è stata formulata un secolo e mezzo fa?
«Sia chiaro: dal 1859, da quando Darwin ha pubblicato la sua opera fondamentale, è stato sempre più evidente che la selezione naturale è la forza che spiega come la vita evolve, si trasforma e si differenzia. Certo, alla metà dell'800 non si aveva idea di come avvenissero le mutazioni. Si pensava che potessero essere trasmesse anche le acquisizioni che avvenivano nel corso dell'esistenza. Ad esempio: le braccia di un fabbro a causa del suo lavoro diventavano forti, quindi i figli avrebbero dovuto avere le braccia forti. Con gli anni si è capito che questo non è vero e che le mutazioni sono casuali e che comunque non si possono trasmettere cose che si acquisiscono nel corso dell'esistenza. O meglio, che esistono due trasmissioni. Una genetica, casuale, indipendente dalla nostra storia. E un'altra culturale, fatta di comportamenti, linguaggi, nozioni. Ecco, nell'800 questa distinzione non era affatto chiara, le due "eredità" si confondevano».
Nel suo libro di testo per le medie, lei dedica giustamente uno spazio significativo ai concetti dell'evoluzione. Perché pensa che i giovani italiani debbano conoscere bene queste idee?

«Perché senza capire l'evoluzione non si può capire la biologia. Vede, gli organismi sono complicatissimi e molto diversi tra loro proprio perché l'evoluzione è una risposta casuale alla mutazione. Il patrimonio genetico di un essere vivente cambia in un punto e in quel momento, in quell'ambiente ha successo. Se accade poco più in là o in un altro momento, viene spazzato via. Alla fine, però, questa casualità produce complicazione, ma anche una estrema efficienza. Pensiamo al meccanismo dell'intelligenza, nato anche lui da una mutazione casuale. Oggi moltissima gente vive a lungo grazie a questa mutazione che ha portato a sviluppare enormi conoscenze mediche e chirurgiche. Io stesso sono ancora in vita oggi grazie a questi progressi. Non è sufficiente per dire ai ragazzi italiani: studiate l'evoluzione?».

 

 

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