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Millenni
contati per l'universo
Sempre più spesso i ricercatori si misurano con
l'ipotesi di un «Big Bang alla rovescia» che porrebbe fine al processo di
espansione del cosmo Ma anche il destino del Sole rappresenta un'incognita
Perfino per Albert Einstein era rimasta un fatto
inspiegabile. Che cos'è questa energia misteriosa che impedisce
all'universo di collassare su se stesso e che - come si sa oggi (ma
Einstein non lo sapeva) - fa espandere il cosmo e spinge le galassie ad
allontanarsi sempre più le une dalle altre? È stata chiamata «energia
oscura» dagli astrofisici quando, nel 1998, si è scoperto che l'universo si
dilata a una velocità che nessuno avrebbe potuto prevedere. Per Andrea
Ferrara, che conduce le sue ricerche di cosmologia dall'Osservatorio
astronomico di Arcetri, nella composizione dell'universo entra per il 30%
la materia e per il 70% un «qualcosa di sconosciuto». L'enigma è molto più
intrigante di un normale quesito scientifico. Diventa addirittura un
thriller appena gli astrofisici spiegano che questa energia, tra dieci,
sette (ma forse anche quattro) miliardi di anni, smetterà di far espandere
l'universo e lascerà che si rattrappisca diventando un punto più m inuscolo
di un atomo. Sarà una specie di Big Bang a rovescio, la fine del cosmo,
l'evento che agghiaccia il cuore.
La morte dell'universo è un argomento che attira, quasi morbosamente, gli
scienziati. Specialmente ora, gli astrofisici si dedicano a descrivere
tutte le possibili ipotesi di scomparsa del cosmo. Oppure si accontentano
di immaginare quale sorte toccherà alla Terra.
Per lungo tempo (prima della teoria del Big Bang, affermatasi e
consolidatasi a metà del '900) si era ritenuto che l'universo fosse
immobile. Poi arriva la teoria della grande esplosione iniziale. E, qualche
tempo dopo, il russo Andrei Linde, che lavora in Usa alla Stanford
University, aggiunge un particolare importante. Afferma che, subito dopo il
Big Bang, il cosmo è stato trascinato in un processo di espansione molto
rapido (teoria dell'inflazione dell'universo). Ma ora Linde intravvede, nel
remoto futuro, un forte rallentamento. La materia dell'universo comincerà a
«ricadere su se stessa» cont raendosi fino a diventare un puntino. Viene
perciò messa in discussione la tesi di un'infinita espansione cosmica, che
però per altri astrofisici è più valida di prima. L'universo, sostengono,
continuerà a espandersi senza limite. Lo dimostrano le scoperte compiute
dal telescopio spaziale Hubble. Ha incontrato varie supernovae, le
stelle che esplodono con un eccezionale splendore. Alcuni gruppi di studio
ne hanno tratto la conclusione che l'universo si dilata a velocità sempre
maggiore. C'è di più: è confermato che il cosmo si espande proprio grazie
alla famosa energia misteriosa.
Ma, nel frattempo, che cosa farà il Sole, stella decisiva per la Terra? Le
previsioni al riguardo erano sempre state da incubo: tra sette miliardi e
mezzo di anni, l'astro sarebbe scoppiato diventando un «gigante rosso» e
incendiando tutti i corpi celesti a lui vicini. Tra cui la Terra. Ora
invece, stando a un'équipe dell'università inglese del Sussex, sembra che
la sorte della Terra non sia in eluttabilmente segnata. Il Sole, fornace
termonucleare, da quattro miliardi e mezzo di anni brucia idrogeno al ritmo
di molti milioni di tonnellate al secondo. Per colpa di questo surmenage,
starebbe perdendo la propria forza di gravitazione. E vede allontanarsi i
pianeti che gli fanno corona. Ne deriva una conseguenza provvidenziale:
quando il Sole scoppierà bruciando tutto attorno a sé e diventerà una palla
di fuoco 120 volte più grande di oggi, la Terra starà orbitando più
lontana. E si salverà (a differenza di Mercurio e Venere che invece saranno
subito polverizzati).
Non si può sperare però che la Terra la passi liscia, annunciano gli
astrofisici: prima che il Sole si spenga, sarà colpita da una fase di surriscaldamento.
L'umanità potrà sopravvivere soltanto se si adatterà a sopportare una
temperatura di 40 gradi. L'ipotesi accarezzata dal Journal of Astronomy
and Geophysics è che gli umani avranno frattanto sviluppato tecnologie
così avanzate da poter vi vere in capsule protettive o, meglio, su stazioni
spaziali completamente autonome. Ma la soluzione migliore sarebbe un'altra:
il genere umano che si sistema su un pianeta accogliente, fuori dal sistema
solare.
E se inquietano gli scenari di fine del mondo collocati in un futuro
estremamente lontano, ben più allarmanti sono quelli che altri astrofisici
disegnano per il presente, pur avvertendo che non sono altamente probabili.
Si può scegliere tra un lampo di raggi gamma prodotto da un buco nero
(stella collassata su se stessa), che annichilisce la Terra, e una nube
cosmica gigante, fatta di polveri e gas, che sulla Terra scatena una
glaciazione. E perché escludere un suicidio cosmico provocato
involontariamente dagli scienziati? Nel numero di Quark che è in edicola,
si descrive la non consolante ipotesi che un buco nero possa essere
provocato da esperimenti di laboratorio. Il Rhic (Relativistic Heavy Ion
Collider), l'acceleratore di particelle che funziona a Long I sland
(New York), potrebbe provocare la formazione di un buco nero subatomico
«che risucchierebbe la Terra in un soffio».
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