RASSEGNA STAMPA

8 APRILE 2003
LUIGI DELL'AGLIO
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Millenni contati per l'universo

Sempre più spesso i ricercatori si misurano con l'ipotesi di un «Big Bang alla rovescia» che porrebbe fine al processo di espansione del cosmo Ma anche il destino del Sole rappresenta un'incognita

Perfino per Albert Einstein era rimasta un fatto inspiegabile. Che cos'è questa energia misteriosa che impedisce all'universo di collassare su se stesso e che - come si sa oggi (ma Einstein non lo sapeva) - fa espandere il cosmo e spinge le galassie ad allontanarsi sempre più le une dalle altre? È stata chiamata «energia oscura» dagli astrofisici quando, nel 1998, si è scoperto che l'universo si dilata a una velocità che nessuno avrebbe potuto prevedere. Per Andrea Ferrara, che conduce le sue ricerche di cosmologia dall'Osservatorio astronomico di Arcetri, nella composizione dell'universo entra per il 30% la materia e per il 70% un «qualcosa di sconosciuto». L'enigma è molto più intrigante di un normale quesito scientifico. Diventa addirittura un thriller appena gli astrofisici spiegano che questa energia, tra dieci, sette (ma forse anche quattro) miliardi di anni, smetterà di far espandere l'universo e lascerà che si rattrappisca diventando un punto più m inuscolo di un atomo. Sarà una specie di Big Bang a rovescio, la fine del cosmo, l'evento che agghiaccia il cuore.
La morte dell'universo è un argomento che attira, quasi morbosamente, gli scienziati. Specialmente ora, gli astrofisici si dedicano a descrivere tutte le possibili ipotesi di scomparsa del cosmo. Oppure si accontentano di immaginare quale sorte toccherà alla Terra.
Per lungo tempo (prima della teoria del Big Bang, affermatasi e consolidatasi a metà del '900) si era ritenuto che l'universo fosse immobile. Poi arriva la teoria della grande esplosione iniziale. E, qualche tempo dopo, il russo Andrei Linde, che lavora in Usa alla Stanford University, aggiunge un particolare importante. Afferma che, subito dopo il Big Bang, il cosmo è stato trascinato in un processo di espansione molto rapido (teoria dell'inflazione dell'universo). Ma ora Linde intravvede, nel remoto futuro, un forte rallentamento. La materia dell'universo comincerà a «ricadere su se stessa» cont raendosi fino a diventare un puntino. Viene perciò messa in discussione la tesi di un'infinita espansione cosmica, che però per altri astrofisici è più valida di prima. L'universo, sostengono, continuerà a espandersi senza limite. Lo dimostrano le scoperte compiute dal telescopio spaziale Hubble. Ha incontrato varie supernovae, le stelle che esplodono con un eccezionale splendore. Alcuni gruppi di studio ne hanno tratto la conclusione che l'universo si dilata a velocità sempre maggiore. C'è di più: è confermato che il cosmo si espande proprio grazie alla famosa energia misteriosa.
Ma, nel frattempo, che cosa farà il Sole, stella decisiva per la Terra? Le previsioni al riguardo erano sempre state da incubo: tra sette miliardi e mezzo di anni, l'astro sarebbe scoppiato diventando un «gigante rosso» e incendiando tutti i corpi celesti a lui vicini. Tra cui la Terra. Ora invece, stando a un'équipe dell'università inglese del Sussex, sembra che la sorte della Terra non sia in eluttabilmente segnata. Il Sole, fornace termonucleare, da quattro miliardi e mezzo di anni brucia idrogeno al ritmo di molti milioni di tonnellate al secondo. Per colpa di questo surmenage, starebbe perdendo la propria forza di gravitazione. E vede allontanarsi i pianeti che gli fanno corona. Ne deriva una conseguenza provvidenziale: quando il Sole scoppierà bruciando tutto attorno a sé e diventerà una palla di fuoco 120 volte più grande di oggi, la Terra starà orbitando più lontana. E si salverà (a differenza di Mercurio e Venere che invece saranno subito polverizzati).
Non si può sperare però che la Terra la passi liscia, annunciano gli astrofisici: prima che il Sole si spenga, sarà colpita da una fase di surriscaldamento. L'umanità potrà sopravvivere soltanto se si adatterà a sopportare una temperatura di 40 gradi. L'ipotesi accarezzata dal Journal of Astronomy and Geophysics è che gli umani avranno frattanto sviluppato tecnologie così avanzate da poter vi vere in capsule protettive o, meglio, su stazioni spaziali completamente autonome. Ma la soluzione migliore sarebbe un'altra: il genere umano che si sistema su un pianeta accogliente, fuori dal sistema solare.
E se inquietano gli scenari di fine del mondo collocati in un futuro estremamente lontano, ben più allarmanti sono quelli che altri astrofisici disegnano per il presente, pur avvertendo che non sono altamente probabili. Si può scegliere tra un lampo di raggi gamma prodotto da un buco nero (stella collassata su se stessa), che annichilisce la Terra, e una nube cosmica gigante, fatta di polveri e gas, che sulla Terra scatena una glaciazione. E perché escludere un suicidio cosmico provocato involontariamente dagli scienziati? Nel numero di Quark che è in edicola, si descrive la non consolante ipotesi che un buco nero possa essere provocato da esperimenti di laboratorio. Il Rhic (Relativistic Heavy Ion Collider), l'acceleratore di particelle che funziona a Long I sland (New York), potrebbe provocare la formazione di un buco nero subatomico «che risucchierebbe la Terra in un soffio».

 

 

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