![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 28 FEBBRAIO 2003 |
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D’Agostino: «È principio vivente, ma la tecnologia
vuole smontarla in modo meccanico» Boncinelli:«L’essere umano è il genoma con
qualcosa in più»
La natura fa discutere animatamente, il conflitto naturale-artificiale è
più acuto che mai, il dibattito acquista un peso etico. Il pubblico è
sensibilissimo alla questione bioetica e a quella ecologica. La Fondazione
"Nova Spes" ha messo a confronto due personaggi-chiave: il filosofo
Francesco D’Agostino e il biologo Edoardo Boncinelli. Due visioni diverse,
per molti versi opposte. Tutte le argomentazioni più forti sono state gettate
nella fornace della disputa. D’Agostino va subito all’attacco. È indispensabile
riaprire con decisione un discorso filosofico sul grande tema della natura. Non
può essere relegato nel recinto degli ingenui atteggiamenti naturistici. E
subito un avvertimento alla scienza. La natura ama nascondersi, diceva
Eraclito. Tanto è vero che, quando viene svelato un qualche aspetto della
natura, si parla di «scoperta». Ma un dato saliente è che, nonostante i
progressi della conoscenza scientifica, la parte ancora nascosta della natura sembra
dilatarsi sempre più. «D i qui, in alcuni, un atteggiamento di venerazione
mistica della natura. In altri affiora la sospensione di qualsiasi questione
sull’ordine morale, come ordine che all’interno della natura l’uomo deve
rispettare. Eppure il pensiero umano si è sempre rapportato alla natura come a
un orizzonte normativo». Per l’uomo, la natura è il primo e più inquietante dei
busillis; è l’assillo principale: attraverso la natura il soggetto umano scopre
il conflitto.
Uomo e natura, dice D’Agostino, sono reciprocamente coinvolti. Ma l’uomo,
attraverso le religioni, tende a concepire la natura come cosmo piuttosto che
come caos. Perciò l’uomo trascende la natura; il male, come voleva Hegel, non è
altro che il volontario permanere dell’uomo all’interno della natura. Se si
ritiene che l’uomo è colui che – per definizione – può manipolare la natura,
questa non ha diritti da rivendicare presso l’uomo. «Tutto cambia se invece
s’intende la natura in una prospettiva meno angusta, cioè come l’orizzonte che ci
ab braccia e ci ricomprende. La natura cui l’uomo deve prestare ascolto non è
la natura frantumata dello scientismo, quella che il tecnologismo esasperato
vuole smontare e rimontare completamente dimostrandone l’intrinseca struttura
meccanicistica», dice D’Agostino. In contrasto con questa visione delle cose,
aggiunge, si può concepire la natura come principio vivente. La visione
meccanicistica della natura va integrata e completata da una visione
metafisica. C’è infatti un ambito conoscitivo che è precluso alla scienza. L’ambito
metafisico è essenziale all’uomo: gli dona un orizzonte esistenziale, lo fa
agire come individuo che esercita la sua libertà. La pretesa della scienza di
confutare questo ambito metafisico è indebita, secondo D’Agostino: non tiene
conto della presenza, nel mondo, di un essere libero come l’uomo, causa
(scientificamente imprevedibile) di eventi. Perciò il fondamento naturale
dell’etica e della bioetica non potrà mai raggiungersi attraverso la semplice
acquisizione di dati empirici. L’analisi della natura rimanda subito
all’analisi dell’uomo. «Esclusivamente a caccia di se stesso, il soggetto non
incontrerà mai, paradossalmente, ciò che lo costituisce come individuo. Autocomprensione
dell’uomo vuol dire comprensione di quel me stesso che, almeno sulle prime, mi
è sconosciuto. Implica l’acquisizione di una consapevolezza fondamentale: c’è
in noi un "vuoto di essere" che chiede di essere colmato». E qui
D’Agostino cita l’espressione di un filosofo del diritto e della morale,
scomparso in giovane età, Pietro Piovani: «Desum, ergo sum». Autocomprensione
cioè comprensione del "vuoto di essere". E qui si torna alla natura. «Questo
vuoto può essere colmato, all’interno di un quadro di riferimento obiettivo,
cioè naturale. Se il nostro essere viene da noi compreso come "vuoto di
essere", e la nostra natura ci permette di colmare questo vuoto, allora si
può tracciare quella che è la norma fondamentale del nostro esistere. Insomma
l’uomo deve diventare q uel se stesso che ancora non è».
Edoardo Boncinelli punta invece lo sguardo sulla dimensione esclusivamente
scientifica («non metafisica», tiene a sottolineare) della natura. E sgombra il
campo da alcune convinzioni sbagliate. «Molto poco tra ciò che vediamo attorno
a noi è veramente "naturale". Gli ambientalisti, quando reclamano il
rispetto della natura, a quale natura si riferiscono? Parlare della natura
senza l’uomo è fare dell’astrazione immaginaria». Tutto o quasi tutto ciò che
viene considerato "naturale" è stato modificato dall’uomo, «rompiscatole
e opportunista per eccellenza». Il cane, il cavallo, il gatto sono il risultato
di un’interazione che risale a 12-13 mila anni fa. E così il cibo.
Natura è anche la natura umana? Boncinelli non esita a identificarla nel genoma
umano, che varia da individuo a individuo. La natura umana è il genoma «con
qualcosa in più». E che cos’è questo qualcosa? L’evoluzione culturale,
collettiva. «Ma l’individuo in sé non è cambiato». Altr a domanda delle
domande: la natura è buona o cattiva? «Né buona né cattiva» risponde
Boncinelli. «La natura non ragiona con i nostri canoni. Perciò, se guardo le
cose da biologo, debbo dire che in natura il male non esiste. Il male è una
categoria giustamente introdotta dall’uomo, per esprimere un giudizio. In
natura, invece, ognuno si fa i fatti suoi».
Certo la natura vivente tende a trascendere, a superare se stessa. Dalla natura
l’uomo ha ereditato certe innate cause di conflitto. L’attaccamento al
territorio, per esempio. È una delle forze più potenti, negli animali. «Anche l’uomo
è attaccato al territorio. Ma soprattutto è attaccato all’esistenza».