[Per molti, troppi medici, tutto ciò che ha a che fare con la filosofia e il
sapere umanistico in generale è privo di significato e di utilità, nel contesto
della scienza medica. Ma è un atteggiamento molto rischioso, soprattutto in
un'epoca in cui i problemi posti dalla bioetica sono sempre più numerosi ed
urgenti: ad essi non è possibile dare risposte basate sulla tecnologia, per
quanto raffinata e potente. Questo l'avvertimento che il prof. Giovanni
Federspil, ordinario di Medicina interna all'Università di Padova, ha lanciato
venerdì scorso in occasione della conferenza su "Medicina e
filosofia", organizzata dall'Accademia Olimpica di Vicenza nell'odeo del
Teatro Olimpico.
Il presidente dell'Accademia, prof. Fernando Bandini, ha presentato
l'accademico Federspil ricordandone la prestigiosa carriera: di famiglia
vicentina, Giovanni Federspil ha studiato al liceo Pigafetta prima di laurearsi
in medicina e chirurgia all'Università di Padova, dove insegna dal '90. A
testimonianza dei suoi interessi eclettici e della sua profonda preparazione
umanistica, nel '92 Federspil è stato nominato professore incaricato di storia
della medicina, sempre nell'ateneo patavino.
«La conferenza di Federspil - ha aggiunto Bandini - riprende lo stesso
argomento che il prof. Lorenzo Pezzotti, primario dell'ospedale di Vicenza,
aveva trattato per l'Accademia Olimpica nel 1925», segno che il tema è
intrecciato con la storia stessa della medicina, fino ai giorni nostri.
«Oggi la maggior parte dei medici non vuole nemmeno sentir parlare di
filosofia. Per loro è un sapere incerto, inutile, inconcludente. Il risultato -
ha detto il prof. Federspil - è una disciplina solo pragmatica, tutta rivolta
al fare. Il medico moderno è uno specialista sempre più tecnico, fino al punto
di essere prigioniero di quelle tecniche che adopera con tanta perizia».
Eppure, nella storia della medicina il rapporto con la filosofia è stato
strettissimo; almeno fino alla fine del Cinquecento, quando il filosofo inglese
Francesco Bacone ha distinto il sapere scientifico da quello metafisico, cioè
filosofico. «Una distinzione legittima - ha spiegato Federspil - che però ha
portato alla negazione della filosofia da parte degli scienziati. Eppure, anche
nella scienza medica ci sono concetti puramente filosofici». Ad esempio, il
concetto di malattia e patologia: se si definisce "patologico" ciò
che si discosta dal valore "normale", "ideale", bisogna
scegliere cosa si intende per "normale"; "ma nel fare questa
scelta si esce dall'ambito scientifico".
Il medico deve prendere una continua serie di decisioni, ma per molte di queste
il criterio non può essere puramente scientifico. Per Federspil, «il medico sa
quali esiti possono avere diverse terapie su un ammalato. Però bisogna dare un
valore ai diversi esiti possibili: una vita breve ma senza dolore è cosa
diversa da una vita lunga con un certo grado di sofferenza. Come si fa a
decidere cos'è preferibile per il paziente? La risposta non può venire dalla
scienza, ma da quei presupposti filosofici ed etici da cui non può prescindere
una medicina che voglia essere umana».
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