RASSEGNA STAMPA

25 FEBBRAIO 2003
CARLO LOTTIERI
Nell'ambito degli studi sulla sociologia, sull'economia e sulla teoria politica, il "Centro di metodologia delle scienze sociali" della Luiss vanta meriti notevolissimi.  Benché quasi totalmente isolato in un contesto quale è quello italiano, (dominato da una tradizione largamente collettivista), il gruppo di studiosi guidato da Dario Antiseri e Lorenzo Infantino non soltanto ha imposto all'attenzione generale i grandi testi della Scuola austriaca, ma si è pure impegnato in un dialogo di altissimo livello con alcuni tra gli studiosi più apprezzati a livello internazionale.  La nuova collana promossa da Luiss Edizioni offre una chiara espressione di tutto questo, dato che fin dalle prime uscite è stato assegnato notevole spazio alla tradizione popperiana (si veda il libro di Joseph Agassi su Scienza, metodo logia e società) e alle ricerche sociologiche del Gemas, la scuola parigina sviluppatasi attorno a Raymond Boudon.

Ma questa serie di volumi assegna un rilievo ancor maggiore a quella linea di pensiero che ha preso l'avvio grazie agli studi di Ludwig von Mises e che, dopo la grande elaborazione teorica di Murray Newton Rothbard, continua a trovare espressione nelle ricerche condotte da quel gruppo di liberali intransigenti che ha fatto del "Mises Institute" di Auburn il proprio punto di riferimento.  Gli ultimi due testi pubblicati sono in tal senso quanto mai significativi: e se il primo (Indvidualismo metodologico: dalla Scuola austriaca all'anarco-capitalismo) include alcuni saggi di David Gordon e Roberta Modugno Crocetta sulle connessioni tra metodologia e filosofia politica nel pensiero libertario contemporaneo, il secondo (Individualismo e filosofia delle scienze sociali, che - come l'altro volume è in vendita a 15,49 euro) permette di avvicinare alcuni tra gli scritti più importanti di Rothbard.

In entrambi quèsti volumi è evidente la centralità di Mises per il liberalismo contemporaneo e, quindi, il ruolo giocato dalla prasseologia (così definisce lo studio dell'azione umana) nell'assicurare una solida base d'appoggio alle teorie schierate a difesa della libertà individuale.  Questi testi aiutano anche a capire per quale ragione Rothbard si sia sentito obbligato ad andare oltre la lezione misesiana. La continuità tra Rothbard e il maestro è, sotto vari aspetti, del tutto evidente.  In particolare, entrambi basano lo studio della società sull'individuazione di conoscenze a priori, nella convinzione che esistano leggi di realtà su cui è possibile costruire una riflessione razionale sulla vita sociale.  Ma come lo stesso Gordon sottolinea, Rothbard pensa che a partire da tali basi si possa sviluppare un'analisi rigorosa della stessa etica.

Davvero centrali sono quei passaggi dei testi di Rothbard in cui egli afferma che l'assioma di non aggressione è il cuore di ogni filosofia politica e, quindi, di ogni teoria sociale che voglia salvaguardare le libertà dei singoli.  In tal modo, il giusnaturalismo libertario (che si richiama ad Aristotele e a Tommaso) ripropone con forza la tensione tra ciò che è legale e ciò che è legittimo: tra il diritto imposto dalla forza delle istituzioni e quello difeso dalla ragione e dall'etica.  Ed è l'intera realtà sociale, al cui interno il diritto si colloca, che torna a essere investigabile dalla riflessione umana.
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vedi anche
Filosofia (e) politica