![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 20 FEBBRAIO 2003 |
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Oggi alle 17,30, a Palazzo
Serra di Cassano, Biagio de Giovanni terrà la prolusione dell’anno accademico
2002-2003 dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici sul tema «Napoli e la
filosofia europea».
La Scienza Nuova, scriveva Vico, è opera che appartiene ai filosofi politici,
non a quelli "monastici e solitari", che non sarebbero capaci né di
comprenderla né di penetrarla. E il capolavoro di Vico, "d'intorno alla
comune natura delle nazioni", è dedicato infatti, a metà del XVIII secolo,
a quelle "Accademie" di una Europa "sfolgorante di tanta
umanità", dove "grandi monarchie, nei lor costumi umanissime" e
pensatori e popoli stavano per vivere la grande e anche tragica stagione
dell'illuminismo. Quella tesi vichiana, che stringe in un sol nodo filosofia e
politica, potrebbe esser posta ad epigrafe del pensiero napoletano. Tutti i
grandi passaggi della filosofia, a Napoli, sono stati segnati da quel nesso
profondo, e tutti da una capacità di collocarsi nei passaggi più alti del
pensiero europeo, come se il cosmopolitismo mentale della città fosse in grado di
assorbire e di reagire a quanto l'Europa pensava su se stessa, sui cammini
della ragione, sui destini dell'uomo. Napoli, la filosofia, l'Europa: un
rapporto inestricabile e un punto essenziale della sua identità.
Tutti i capitoli di questo rapporto sono stati insieme capitoli della storia
dell'umanità. In fuga dal convento domenicano di Napoli, Giordano Bruno
girovagò per l'Europa, e fu presso le corti di Londra e di Parigi, ospite e
interlocutore di monarchi, e saldò la sua filosofia, che cambiava il posto
dell'uomo nell'universo, a una idea di riforma politica e di tolleranza
universale che oggi torna con impressionante attualità nella storia del secolo.
Campanella, della famiglia dei grandi filosofi meridionali, per ventisette anni
nelle carceri napoletane, scrisse la sua opera monumentale fra tormenti
indicibili, anch'essa un messaggio perchè l'umanità si riconoscesse nelle nuove
vie del sapere e in una riforma della polis. E i cartesiani di Napoli, a metà
600, Cartesio ancor vivo, ruppero con la tradizione della vecchia scolastica
per introdurre i primi segnali della nuova logica scientifica, filosofi ma
anche scienziati, medici e giuristi, difensori in forma nuova dell'autorità
laica contro le prevaricazioni della chiesa.
Da Vico, a guardare in avanti, la stagione dell'illuminismo napoletano, di
quella filosofia che voleva andare "in soccorso dei governi" come
scrisse Gaetano Filangieri, e che fu fatta di pensatori, di riformatori e poi
di martiri, eroi consapevoli di quella repubblica napoletana del 1799 che Croce
interpretò come l'atto di nascita della nazione italiana. Pensatori, con un
progetto che si distaccava dalle astrattezze certe volte aride e supponenti
dell'illuminismo francese per misurarsi a quell'altezza -con i Montesquieu, i
Voltaire, i Rousseau-, con i propri pensieri, sull'effettiva riforma della
società e sull'uso della ragione, da Genovesi a Filangieri a Pagano, ciascuno
con una capacità di dedizione che per quest' ultimo giunse fino al sacrificio
della vita.
E poi, Napoli alla vigilia dell'unità d'Italia. I fratelli Spaventa, Bertrando
e Silvio, l'uno filosofo l'altro uomo di Stato e pensatore anche lui,
"hegeliani" di Napoli, portatori a Napoli non di un verbo dogmatico,
ma di una riflessione capace di contribuire alla fondazione dello Stato, pure
loro filosofi e politici, Bertrando nell'esilio di Torino, Silvio nelle carceri
borboniche per dieci anni. Essi cercarono di dare un contributo alla
"rivoluzione" italiana, sapendo che solo il pensiero forma la
coscienza di una nazione e la sua religione civile, ricostruendo la forza di
una nazione sulla circolazione europea del suo pensiero.
E Benedetto Croce, infine, che per primo ha portato la storia di Napoli alla
sua coscienza, e che muovendo da lì ha pensato per più di mezzo secolo la
libertà come il proprium della storia umana. Infuriava il fascismo, in Italia;
l'Europa viveva la vigilia della sua seconda catastrofe; e il filosofo
napoletano aveva la forza per pensare la storia d'Europa come storia della
libertà: "lotta" per la libertà, non acquiescenza a ciò che è, ma
continua affermazione del lato più vero dell'esistenza umana. E al funerale di
Croce, io lo ricordo, popolo e intellettuali, uomini comuni e uomini di
scienza, lo salutarono come si saluta un padre di tutti che parte.
Ecco alcuni capitoli della storia di Napoli che hanno incontrato la storia
dell'umanità. Non tutto è luce, naturalmente, a Napoli, ma questi capitoli sì,
sono parte della sua storia profonda, quella da cui la sua coscienza può
ripartire.