RASSEGNA STAMPA

15 FEBBRAIO 2003
EDOARDO BONCINELLI
[E’ morta Dolly, i geni hanno tradito la prima pecora «clonata»

E' morta Dolly, la pecora più famosa della storia. Dopo sei anni vissuti da diva, sotto le luci dei riflettori e i flash dei fotografi, anche per lei, la pecora «clonata», è arrivato il redde rationem . E' morta in Scozia per un male di petto, come le eroine del melodramma. Nel febbraio del 1997 la notizia della nascita di Dolly ( nella foto ) fece in poche ore il giro del mondo. Quasi nessuno rimase indifferente. Qualcuno rimase impietrito, qualcuno fu colto da sgomento. Pochi ne gioirono. Ricordo che la Rai mandò di corsa una troupe televisiva a intervistarmi. «Mi aspetto da lei una ferma condanna!» mi intimò la conduttrice da Roma. Su Dolly sono stati versati fiumi di inchiostro e sul suo stato di salute si sono inseguite le notizie più varie. Ora potremo sapere con precisione che cosa aveva, così che anche la sua morte porterà un contributo all'avanzamento delle nostre conoscenze.
Dolly, come tutti gli altri animali «clonati», è nata da uno pseudozigote, una cellula-uovo nella quale è stato inserito il nucleo di un'altra cellula, una cellula già adulta. Perché la cosa possa riuscire, il nucleo deve essere fatto ringiovanire, deve dimenticare cioè tutta la sua storia. Ciascuno dei suoi geni deve essere riprogrammato, cioè riportato alla sua «ora zero». Solo così può nascere un animale sano, in grado di vivere una vita non distinguibile da quella dei suoi consimili, nati attraverso le procedure usuali. L'esperienza di questi anni ci dice che questo non sempre riesce, o non sempre riesce alla perfezione. Qualche gene rimane acceso, quando dovrebbe essere spento, o spento quando dovrebbe essere acceso. Non tutti gli animali clonati stanno male ma molti accusano dei disturbi che interessano un po' tutti i loro tessuti e i loro organi. Ci vorranno anni per comprendere bene che cosa accade in questi casi.
La morte di Dolly, anzi la sua soppressione, mi suggerisce un paio di considerazioni. Innanzi tutto torna in evidenza il primato della biologia, con la sua incredibile capacità di permanere autonoma e di non lasciarsi modificare dall'esterno. La vita, insomma, si difende. Riusciremo, se vorremo, ad intervenire sempre più in profondità nei suoi recessi, ma dobbiamo studiare ancora tanto. In secondo luogo emerge l'importanza dei geni, le istruzioni biologiche necessarie per vivere che ciascuno di noi porta all'interno delle sue cellule. Quando tutto va bene non ci accorgiamo nemmeno che esistono e per millenni l'uomo non ne ha sospettato neppure l'esistenza. Qualche volta il loro funzionamento si inceppa pesantemente e portano a una malattia ereditaria; qualche volta perdono il controllo e fanno impazzire la cellula che li ospita e che diventa così cancerosa. Ma nella maggior parte dei casi sembra che non facciano nulla. In silenzio vegliano sul corretto svolgimento di tutti i nostri processi biologici. Se tutto va bene ci danno anche una grande libertà di essere quello che vogliamo essere. Le vicende degli animali clonati stanno a ricordarci però che ai geni, a tutti i geni, bisognerà dedicare un'ancora maggiore attenzione.
Al di là delle gazzarre, dei facili entusiasmi e dei terribili anatemi, infine, questa storia dovrebbe insegnarci la prudenza e ispirarci un'affettuosa considerazione per coloro che giorno dopo giorno tentano di strappare alla natura i suoi segreti. Non è facile. Non c'è imposizione o tentazione economica che tenga. L'avanzamento delle conoscenze non può essere accelerato a comando. Se vogliamo capire dobbiamo studiare e lavorare sodo. Davanti a noi c'è un lungo cammino da percorrere. Ciao Dolly e grazie.

 

inizio pagina
vedi anche
Bioetica