RASSEGNA STAMPA

14 FEBBRAIO 2003
LUCA TANCREDI BARONE
[Dopo il Big Bang, la prima aurora dell'universo
In espansione, vecchio di 13,7 miliardi di anni, composto al 73 per cento da energia scura la cui natura ancora sfugge agli scienziati. La nuova mappa del cosmo disegnata dalle rilevazione del satellite Map

Sembra proprio che le ipotesi che gli scienziati stanno formulando sull'età e sulla forma dell'universo siano quelle giuste. La conferma questa volta non viene dalla stratosfera, come con il pallone Boomerang che dai cieli dell'Antartide ha disegnato il profilo dell'universo bambino. Arriva piuttosto da molto più in alto: è il frutto di un anno di lavoro del satellite americano Map (Microwave anisotropy probe), lanciato nell'estate del 2001 per disegnare una mappa di tutto il cielo alle frequenze delle microonde. Con i dati raccolti durante un anno di osservazioni, gli scienziati della Nasa sono stati in grado di costruire una immagine a macchie del cielo, dove ogni macchia indica maggiori o minori differenze di temperatura fra i diversi punti. Cioè le «anisotropie» che hanno disegnato le galassie. Map è figlio del primo importante satellite per la cosmologia: si tratta del satellite Cobe (Cosmic microwave background explorer), lanciato sempre dalla Nasa nel 1989 e che nel 1992 fornì agli astronomi la conferma inoppugnabile che non viviamo in un universo stazionario - come sosteneva fra gli altri Fred Hoyle - ma che la teoria del Big Bang è quella in grado di spiegare meglio l'universo che osserviamo. Non che prima gli scienziati avessero molti dubbi: al contrario, le prove a favore della grande esplosione primordiale da cui avrebbe avuto origine ogni cosa si stavano lentamente accumulando. Ma Cobe fornì l'impronta digitale del Big Bang: misurò precisamente la temperatura, residuo dell'esplosione, e osservò - pur se con risoluzione bassa - le tracce lasciate dalla formazione delle grandi strutture dell'universo, come le galassie e gli ammassi di galassie.

Ora Map fa un passo in più e misura i parametri fondamentali dell'universo, come l'età, la composizione, la densità, il tasso di espansione. Molti di questi risultati sono in parte noti: l'età per esempio si conferma essere di circa 13,7 miliardi di anni. Il più importante costituente rimane l'energia scura (dark energy), che costituisce ben il 73% del contenuto dell'universo. Un po' inquietante, a pensarci, dato che non è del tutto chiara neppure ai fisici la natura profonda di questa quantità, prevista solo come costante cosmologica nelle formule. Il 23% poi è costituito da materia scura, mentre solo il 4% è costituito da materia come la conosciamo, sotto forma di atomi.

«Il principale merito di Map è quello di aver osservato tutto il cielo», dice Paolo de Bernardis, capo del progetto Boomerang, «e di averne quindi fornito una mappa completa. I loro dati sono più precisi, perché hanno potuto calibrare meglio gli strumenti. Abbiamo confrontato la loro mappa con le zone di cielo dove abbiamo effettuato le nostre misure: e torna tutto. Anche noi quindi siamo molto contenti di questi risultati: confermano che il quadro cosmologico è in linea con quello che ci stiamo immaginando».

Ma il satellite americano sta regalando agli scienziati anche un risultato inedito. Si tratta della registrazione del momento in cui si sono accese le prime stelle. «Ci si aspettava che i primi oggetti a formarsi - dice ancora de Bernardis - fossero stelle molto massicce, luminose soprattutto nell'ultravioletto. L'immagine che vediamo oggi nelle microonde proviene da un momento circa 380mila anni dopo il Big Bang, quando la radiazione luminosa si disaccoppiò dalla materia. Ma prima di arrivare a noi, una parte di questa luce venne di nuovo bloccata da queste stellone, circa 200 milioni di anni dopo il Big Bang. Map è riuscito a stabilire il momento in cui questo è avvenuto».

«I risultati di Map - commenta Fabio Governato, dell'università di Washington a Seattle - confermano che i modelli basati sull'ipotesi di una materia scura fredda sono quelli che funzionano meglio. Si tratta di particelle esotiche sconosciute (anche se ci sono dei candidati), che sono immobili e subiscono solo la forza di gravità, grazie alla quale si formano mano a mano tutte le strutture».

Ma la ricerca va avanti: il gruppo di de Bernardis è al lavoro sui dati della seconda spedizione di Boomerang, che potranno confermare come l'universo si sia espanso dopo il Big Bang. Tra l'altro, il pallone è rimasto in Antartide, perché è atterrato in una zona impervia. Lo recupereranno solo la prossima estate australe. Anche l'Agenzia spaziale europea prevede nel 2008 il lancio di un satellite cosmologico, Planck, che misurerà con maggiore precisione di Map le perturbazioni nella radiazione di fondo.

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