RASSEGNA STAMPA

11 FEBBRAIO 2003
WALTER PASSERINI
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E la beneficenza diventa il nuovo volto dell’efficienza

C’era una volta il bilancio economico-finanziario. Poi è arrivato il bilancio ambientale e il bilancio delle competenze, per la verità ancora poco praticato in Italia. Oggi, finalmente, si comincia a formulare e a praticare il bilancio sociale. È questo uno strumento spia di una nuova sensibilità delle imprese, alle quali sta stretto l’essere ridotte al solo ruolo economico e di «fabbriche di profitti». La nuova frontiera dell’impresa oggi si chiama responsabilità sociale. E, come dimostrano i progetti internazionali di Corporate social responsibility e la campagna europea che ha nella odierna Conferenza nazionale organizzata presso Sodalitas-Assolombarda uno dei suoi momenti di più alta riflessione, le imprese l’hanno capito. Certo, alcuni la ritengono esclusivamente uno strumento per l’immagine e per la reputazione. Ma molti imprenditori e manager sanno che questa riduzione sarebbe frutto di una visione miope. La responsabilità sociale, infatti, va oltre. Uno dei primi a parlarne è stato il «guru» del management, Peter Drucker, che sin dagli inizi degli anni ’40 ha scritto, nei suoi libri e nei suoi lavori, di «dimensione sociale delle imprese». Ma, se si devono fare dei nomi e offrire dei punti di riferimento più teoricamente fondati, in ordine sparso e senza ambizione di completezza, si possono evocare e scomodare «numi tutelari» che vanno dai sette-ottocenteschi Jeremy Bentham e Carlo Cattaneo fino ai nostri più vicini e contemporanei John Rawls, John Harsanyi, Richard Hare, per arrivare al grande e non ancora abbastanza riconosciuto economista indiano Amartya Sen, titolare ad Harvard di una cattedra che tiene insieme l’economia e la filosofia morale, il testimonial forse più elevato oggi di questa nuova corrente di pensiero e di sensibilità. La dimensione sociale dell’impresa, più che una scelta, è una necessità. La impongono le grandi trasformazioni in corso, sulla globalizzazione dei mercati, sui cambiamenti demografici, sui nuovi sistemi di valori, sulla pervasività delle tecnologie, sulle sfide ambientali. Responsabilità sociale dell’impresa significa quindi un nuovo rapporto tra impresa e società, a cominciare dalla «società interna». Per questo si parla del necessario passaggio nelle aziende dalla concezione di shareholders a quella di stakeholders , dai portatori di azioni ai portatori di interessi, siano essi interni siano essi esterni all’impresa. In questa chiave la responsabilità sociale non è un costo ma un investimento e una strategia, per lo sviluppo dell’impresa, per la sua vitalità e longevità. L’impresa è un «patrimonio» allargato, che coinvolge i collaboratori e i dipendenti, i clienti, i consumatori, i fornitori, l’ambiente esterno, la comunità locale e quella nazionale e globale, la business community ma anche la community . Una concezione e delle «buone prassi» che vanno in questa direzione presuppongono da un lato una lungimiranza speciale nei «numeri uno» e nelle guide aziendali, nel «pool» degli investitori, ma anche nello stesso mercato, che, riconoscendo gli sforzi e le iniziative «eticamente e politicamente corrette» delle imprese, le premia con le sue scelte. La dimensione della responsabilità sociale dell’impresa rivela, infine, che essa non è solo un insieme di principi filosofici, ma un sistema organizzativo, non è solo una tensione ideale, ma un sistema di norme e di procedure misurabili, non è solo «donazione» o «beneficenza» ma «efficienza», non è solo un obiettivo più o meno utopico ma un modello di efficacia capace di risultati, senza intaccare i profitti. Solo che i risultati non sono solo per alcuni, ma per tutti. Una visione di questo tipo presuppone una larghezza di orizzonti inconsueta. Fermiamoci qui. Prima di andare «oltre» la responsabilità sociale, cerchiamo di affermarla. Ma per affermarsi, essa ha bisogno di simboli, di prassi, di educazione, di ascolto, di comunicazione. E di un nuovo tipo di leader.

L’impresa come patrimonio allargato ai dipendenti e alla comunità locale

 

 

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