![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 FEBBRAIO 2003 |
|
A colloquio col paleontologo americano William Schopf,
che ha trovato i più antichi fossili terrestri, risalenti a 3 miliardi e mezzo
di anni fa
Così
ho scoperto la culla della vita
«La vita sulla Terra non è un
incidente. Non dipende dal caso». Parla J. William Schopf, paleontologo
americano. Il suo lavoro spazia dal ritrovamento di pietre contenenti tracce
appena percettibili di organismi alla soluzione di domande vecchie come
l'umanità. Schopf racconta le scoperte con le quali ha rivoluzionato le teorie
sull'origine della vita in La culla della vita. La scoperta dei più antichi
fossili terrestri, in uscita fra pochi giorni da Adelphi. Schopf insegna
paleontologia all'università della California a Los Angeles.
Professor Schopf, perché i suoi ritrovamenti sono così importanti?
«Per secoli gli studiosi si sono interrogati sulla data della comparsa della
vita sulla terra. Nell'800 la si fissò a 550 milioni di anni fa, perché a
quell'epoca risalivano i più antichi fossili mai ritrovati. Ma i conti non
tornavano. Se ne accorse per primo Charles Darwin che nel 1859, nell'Origine
della specie, riconobbe che i più antichi organismi di cui si avevano
tracce erano troppo complicati per essere i primi essere viventi in assoluto».
Poi è arrivato lei....
«Già negli anni '60 ci furono scoperte clamorose, ma nel 1993 io e la mia
équipe trovammo fossili risalenti a 3,5 miliardi di anni fa. Da allora abbiamo
cercato affannosamente di spiegare cose è successo in quell'intervallo di quasi
3 miliardi di anni di cui non si sa quasi niente».
Cosa si sa, per l'esattezza?
«Che le prime forme viventi erano microorganismi. Sono loro i nostri antenati,
tutto viene da lì. La vita come la intendiamo oggi, le funzioni vitali,
meccanismi come la digestione, la respirazione, la fotosintesi, gli equilibri
naturali fra le specie, tutto cominciò allora. Era già stato tutto inventato 3
miliardi e mezzo di anni fa».
Quali sono le conseguenze di queste rivelazioni?
«Una fondamentale: che la nascita di forme viventi è molto più facile di quello
che si pensava. Questi organism i sono estremamente sem plici, e si formarono
quando il nostro pianeta era a uno stadio molto primitivo e poteva fornire ben
poco nutrimento. Soprattutto, sono fatti di ingredienti che si trovano ovunque
in natura e sulla maggior parte dei pianeti che conosciamo».
Quindi la vita sulla Terra non è un incidente unico e irripetibile?
«Secondo me no. E questo a mio parere non sminuisce il suo significato. Al
contrario. Ci dice che la vita è parte integrante del cosmo, rientra
nell'ordine naturale delle cose. E che l'universo può pullulare di altre forme
di vita».
Le sue ricerche aiuteranno a indagare l'esistenza di altre forme di vita
nello spazio?
«Di certo ci dicono cosa cercare. Non dinosauri, non esseri umani (anche se
sarebbe bello trovarne qualcuno...) ma microscopici organismi. Finora si
pensava che non valesse la pena di spingere l'analisi così in profondità, ma
ora credo che si stiano aprendo nuovi filoni di indagine, e persino nuove
discipline. L'astrobiologia, ad esempio».
Pensa dunque che la scienza possa arrivare a spiegare con precisione cosa
successe all'inizio dei tempi, come si passò da una serie di materiali inerti a
un organismo?
«Questo è un problema ancora molto difficile. Fino a poche decine di anni il
dibattito sull'origine della vita fa era patrimonio riservato di teologi e
filosofi, non di scienziati. Solo da poco abbiamo iniziato ad addentrarci in
questo terreno».
La conforta sapere che il Papa ha riconosciuto la validità delle teorie
sull'evoluzione?
«Mi conferma che il Papa è una persona illuminata e saggia. E mi fa pensare che
indagare le origine della vita e sapere di che cosa è fatta può solo aiutarci,
non creare divisioni».
Ci aiuterà anche ad anticipare l'evoluzione futura delle specie, come la
nostra?
«Conoscere il passato ci aiuta a capire come siamo arrivati ad essere quello
che siamo e come quello che facciamo oggi può modificare il futuro. Questo vale
per tutte le specie, ma soprattutto pe r quella umana, la cui evoluzione
naturale è stata completamente modificata dall'avvento della cultura e della
tecnologia. Si pensi agli occhiali. Un milione di anni fa io, che sono miope,
sarei morto giovane, perché non mi sarei potuto difendere. Oggi milioni di
persone come me vivono tranquillamente, e tramandano il tratto della miopia
senza problemi. Si pensi poi agli aspetti positivi dell'ingegneria genetica.
Gli esseri umani hanno inventato un nuovo tipo di evoluzione: è più veloce di
quella naturale e può prendere la direzione che noi le impartiamo. Ma è
estremamente importante sapere che le nostre azioni avranno effetti
sull'esistenza della nostra specie per migliaia di anni».