![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 9 FEBBRAIO 2003 |
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GLI illuministi, i dotti filosofi
del Settecento, che hanno fondato il primo grande regesto del sapere
universale, l'Encyclopedie, nutrivano una fiducia irragionevole... per
la ragione. Essi pensavano che se due uomini di opinioni diverse si fossero
seduti, l'uno di fronte all'altro, per dialogare con calma, e da veri
gentlemen, beh, avrebbero raggiunto un accordo secondo ragione: chi ce l'aveva
se l'avrebbe vista riconoscere! Buon Dio, e le passioni, le emozioni, le
idiosincrasie, i pregiudizi più o meno inconsci? Tabula rasa: la logica avrebbe
prevalso.
Ma, è pur vero che questo dialogo a lieto fine avrebbe dovuto valersi del
linguaggio, e il linguaggio, dal canto suo, è davvero così totalmente
affidabile? Non direi proprio, perché sulla via della comunicazione linguistica
ci si può imbattere in curiosi folletti che possono cambiare, per dir così, le
carte in tavola del discorso. Le parole, in bocca a questi misteriosi
affabulatori, che non so quanto sia giusto battezzare con il nome di paradossi,
smarriscono la loro implicita credibilità e, per dir così, si fanno beffe di
noi. Per esempio, a Thomas Muntzer, uno di quei profeti millenaristi che hanno
guidato alcune delle grandi rivolte contadine del Cinquecento, è stato
attribuito un paradosso un po' blasfemo che negava, si pensi un po',
l'onnipotenza di Dio. State a sentire: «Se Dio è onnipotente come affermano i
teologi», dichiarava il nostro Muntzer, «non può creare un masso così pesante
da non riuscire più a smuovere? Ma se, fatto questo, non può smuoverlo, che
fine ha fatto la sua onnipotenza?». Il discorso fila, però... abbiamo la
sensazione, dopo averlo preso in considerazione, che ci sia sfuggito qualcosa.
Ed è proprio quello che ci è successo: il discorso ha cessato di ordinarsi in
una sequenza lineare, e si è ripiegato su se stesso, come succede all'anello di
Moebius, che l'incisore Escher amava tanto, e che popolava di formiche
costrette a percorrerlo per ritrovarsi sempre al punto di partenza.
Vi ricordate di Lewis Carroll, il celebre autore di Alice nel paese delle
meraviglie? Questo scrittore funambolico e giocoso, era un matematico di
talento, che si occupava di logica formale. Proprio lui, direte voi! La cosa è
meno stravagante di quanto sembri, perché per Carroll la logica era come la
dialettica di Hegel per Marx, un giocattolo da rovesciare nella scomoda postura
Yoga della testa in giù. In un suo libro, di logica per l'appunto, Carroll si
confronta con il celebre paradosso del coccodrillo. La storiella è questa: un
coccodrillo ha catturato un bambino, e la madre, disperata, si rivolge a lui
per riaverlo incolume. Il coccodrillo pone una condizione: restituirà la
piccola vittima se la madre prevederà con esattezza quello che il ghiottone
antropofago farà. La madre, tra le lacrime, gli dice che mangerà il suo
bambino... e così dicendo attiva un problema insolubile. Diamo la parola a
Lewis Carroll: «Qualunque cosa faccia il coccodrillo», scrive, «è destinato a
non essere di parola. Se divora il bambino, la madre ha previsto la verità, e
lui, mangiando il piccolo, non mantiene quanto ha promesso. Se restituisce il
figlioletto, la madre non ha azzeccato la previsione, e il coccodrillo non può
renderle il bambino, ma deve divorarlo!». Come uscire da questa spirale? Lo si
può fare solo applicando, lo dico tra il serio e il faceto, il teorema di
Godel, secondo cui ogni sistema chiuso, la matematica per esempio, non può
convalidare da sé medesimo sé medesimo, ma deve cercare questa sua convalida
altrove. Carroll, difatti, suggerisce che il coccodrillo può decidere, non
secondo il suo onore, irrimediabilmente compromesso, ma secondo il suo amore.
Se ama i bambini, non divorerà la sua piccola vittima, e non importa se, così
facendo, manca di parola. Se non li ama, invece... In parole povere, la vita e
la logica, non vanno sempre d'accordo, e anche il dilemma di Muntzer non è
stato risolto dai teologi, ma dai cavalieri, che, alla fine della rivolta
contadina, catturarono il profeta, lo torturarono e lo decapitarono. Il filo
del discorso venne così ripristinato... dal filo della scure!