![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 FEBBRAIO 2003 |
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Il confronto tra laici ed esponenti
della religioni ad Assisi su bioetica e clonazione organizzato dalla Fondazione
Italianieuropei, dall'Einaudi e dai francescani del Sacro convento
Ancora
una volta ad Assisi. Questa volta non per una marcia per la pace, né per un
incontro interreligioso; neanche per uno dei tanti convegni ospitati dalla
città di San Francesco, il seminario di studio promosso dalla Fondazione
Italianieuropei insieme alla Fondazione Einaudi e al Sacro Convento - e del
quale L'Unità ha già dato un resoconto (30 gennaio 2003) - è stato un
appuntamento decisamente particolare: a questa giornata di dialogo sulla vita
umana, infatti, hanno partecipato scienziati, filosofi, personalità religiose e
politici. Saperi e punti di vista
diversi, che hanno accettato di confrontarsi su un tema tanto urlato quanto
delicato come la bioetica. «Laici e credenti a confronto», recitava il
sottotitolo e nel corso delle quasi dieci ore di discussione si è avuta la
misura delle distanze che separano gli uni dagli altri, ma anche questi e
quelli al loro interno. Su argomenti
come la fecondazione assistita, la clonazione, l'eutanasia non esiste un
pensiero laico, come non esiste una posizione «dei credenti». Esistono principi
molteplici, così ben radicate nelle diverse tradizioni spirituali e di pensiero
da apparire inconciliabili. Averlo
sottolineato è stato uno dei meriti dell'incontro, così come è stato di grande
significato il riconoscimento della pluralità di posizioni che si danno sia nel
mondo delle fedi che all'interno della stessa comunità cristiana.
Si
prenda il tema della clonazione: benché nessuno dei presenti abbia concesso un
minimo credito agli esperimenti su quella umana, si è invece aperto e lacerante su quella terapeutica. Dalla
teologia morale cattolica viene un no forte e chiaro, ma quanto alle altre
tradizioni religiose le posizioni sono più sfumate. Hamza Boccolini, ad esempio, ha ricordato come il tema divida
il mondo islamico e, se molte scuole giudicano la clonazione terapeutica
moralmente illecita, altre - ad esempio quella di Yusuf al-Qatadawi - ritengono
che «se la tecnica riesce, è solo grazie alla volontà del Creatore», E quindi
ben venga.
Significative
aperture provengono anche dal mondo ebraico, come ha sottolineato Gianfranco Di
Segni, scienziato del Cnr: «Se il "trasferimento nucleare" negli
uomini è sicuramente proibito, al contrario la sperimentazione negli animali va
proseguita per i benefici che la ricerca potrà produrre, ad esempio nel campo
delle clonazioni terapeutiche». «Come creature umane non accediamo al livello
dell'assoluto - ha affermato il teologo protestante Sergio Rostagno,
anch'egli aprendo alle possibilità della ricerca in materia di clonazione
terapeutica. - E solo se ne siamo consapevoli potremo assumerci la
responsabilità di accettare soluzioni necessariamente parziali e zoppicanti ai
problemi che abbiamo di fronte». Che
fare, allora, oltre che assumere la diversità e la nettezza delle posizioni?
«Nessuno vuole annullare le differenze - ha affermato Massimo D'Alema,
presidente della Fondazione Italianieuropei - ma di fronte a problemi di così
grande portata abbiamo il dovere di cercare i fondamenti di un'etica condivisa,
rafforzare un tessuto di principi e di valori comuni che definisce una
comunità». E' lo sforzo della politica e di una politica laica che non voglia
costringere i valori religiosi nella sfera individuale, ma che voglia coglierli
nella loro complessità e nella garanzia di tutte le espressioni filosofiche e
di fede.
La strada è tutta in salita, ma il seminario ha dimostrato che è possibile ed utile percorrerla insieme. Se ne ha avuta prova ascoltando gli interventi dei numerosi scienziati presenti e verificando come il confronto, se non altro, aiuta a definire e quindi a dare un preciso confine ai dissensi. Ma si è anche registrata qualche significativa convergenza: ad esempio molti, laici e credenti, hanno denunciato i rischi di un sistema di ricerca e di pratica scientifica orientato esclusivamente dalle logiche del profitto e dall'interesse delle lobbies più influenti. Limitare questa «prepotenza» dei meccanismi del mercato sulla vita e sulla morte potrebbe essere un grande terreno di convergenza etica e politica. E' importante sottolinearlo perché, biblicamente, anche l'albero del dialogo si riconosce dai frutti che saprà produrre.