[polemica
Proposta leghista sulla
macellazione
Ma anche
sugli animali
uno
scontro di religione
In Italia
potrebbe presto diventare illecito il metodo di macellazione «halal» previsto
dalla religione musulmana se verrà approvata dal parlamento una proposta di
legge presentata da Giovanna Bianchi Clerici della Lega Nord volta ad alleviare
le sofferenze del bestiame destinato all'alimentazione. Secondo la religione
islamica, la carne macellata secondo il metodo «halal» (in arabo significa
«permesso») è la sola a poter essere mangiata dai musulmani osservanti perché
considerata pura. In base ad un preciso rituale, l'animale viene sgozzato e,
una volta rovesciato, viene velocemente fatto uscire tutto il sangue,
considerato impuro. Col crescere della presenza di immigrati, oggi ci sono in
Italia diverse macellerie che vendono carne macellata secondo questo metodo,
che la Bianchi Clerici ritiene serva solo ad arrecare «ulteriori sofferenze
agli animali».
I toni concitati del dibattito che ne è seguito sembrano ben poco propizi a
quel confronto interculturale che da più parti, almeno a parole, si afferma di
volere. Il sospetto, espresso dall'Unione delle Comunità e Organizzazioni
islamiche, è che il progetto leghista sia solo una scusa per intimorire la
comunità islamica al fine di compiacere il proprio elettorato. Anche
dall'Unione delle Comunità Ebraiche italiane arriva un giudizio negativo. «Ad
essere in ballo - ha dichiarato Amos Luzzatto - è la libertà di religione».
Ma c'è davvero un'antitesi tra il valore della tolleranza e quello del
benessere animale? Il dibattito rischia di essere male impostato. Se è vero che
«un paese civile non può tollerare la sofferenza degli animali»,
quest'affermazione non può comportare un'accusa di inciviltà nei confronti di
culture che interpretano in modo diverso da noi il rapporto complesso col mondo
non umano. L'idea stessa della ritualità, che ha un fondamento religioso, nasce
da una visione teocentrica in cui l'uomo, come l'animale, sono entrambi
creature sia pure di diverso rango ontologico: tutti gli accorgimenti e le
prescrizioni del codice alimentare islamico - il fatto, ad esempio, che
l'animale non debba vederne un altro macellato davanti a sé, che non debba aver
sentore del sangue, né percepire la lama, il fatto che debba essere accarezzato
e adagiato sul fianco sinistro in un luogo in cui non ci siano tracce di sangue
per non essere terrorizzato ecc. - obbediscono a tale visione.
La nostra macellazione, invece, è un atto meramente tecnico, obbedisce a
preoccupazioni funzionali e a finalità di natura pratica: la sua etica mira a
garantire l'osservanza di talune regole minimali come la riduzione della
sofferenza evitabile a garanzia della salubrità delle carni; non rinvia ad
alcuna fede o a sistemi di valori, vuol solo essere efficiente e in ciò risiede
la sua laicità. Perché dovremmo considerarla moralmente «superiore»?
Nel macello industriale sono innumerevoli gli animali uccisi e, pertanto,
non vi possono essere rispettate le prescrizioni rituali. Inoltre, la
struttura, quando è appositamente attrezzata, è dotata di una gabbia di ferro
che imprigiona l'animale e che, bloccandone i movimenti, contribuisce a
terrorizzarlo piuttosto che a tranquillizzarlo. Del pari, se il taglio delle
vene giugulari non viene effettuato in modo preciso - cosa assai frequente
quando le uccisioni si susseguono a ritmo accelerato e si possono sommare gli
sbagli per stanchezza e necessità di affrettare le operazioni - l'agonia può
essere notevolmente prolungata.
Poiché il problema è il rispetto della tradizione, occorre discutere se è
necessario che essa debba essere rispettata nella sua totalità o se si possa
derogare ad alcune sue parti. L'attuale macellazione rituale, del resto,
presenta già una revisione, sia pure parziale, delle regole stabilite dalla
tradizione. Ora se alcune parti della ritualità possono essere soggette a
deroga, perché escludere la possibilità dello stordimento?
Per questo
occorre avviare una discussione - come quella intrapresa dal Comitato nazionale
per la Bioetica - che parta, da un lato, dal riconoscimento della rilevanza
etica del rapporto uomo animale presente nella macellazione rituale (e quindi
dal rifiuto di ogni approccio arrogante o, peggio, razzista), dall'altro, dal
corrispettivo riconoscimento della necessità di reinterpretare quella
ritualità, il suo senso profondo per adattarla alla società contemporanea alla
luce delle sensibilità e delle conoscenze tecnico-scientifiche nel frattempo
maturate.
Quella della macellazione rituale appare un banco di prova per una
mediazione interculturale che sappia accettare la sfida della convivenza in uno
stesso territorio di una pluralità di etnie, ciascuna portatrice di concezioni
del mondo e della vita e di costumi e tradizioni specifiche. Se accettiamo che
le culture sono sistemi aperti che, nel dialogo, si arricchiscono reciprocamente,
dobbiamo essere pronti ad avviare un confronto privo di pregiudizi, cogliendo
insieme le vicinanze e le differenze, alla ricerca di soluzioni ragionevoli.
*Comitato nazionale bioetica
|