![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 FEBBRAIO 2003 |
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Il
confronto di Martin Heidegger con i pensatori medievali costituisce senza
dubbio uno degli elementi decisivi - sebbene finora tra quelli meno studiati
per comprendere più a fondo la genesi del suo pensiero (il contesto e le fonti,
le letture e le scoperte, gli interlocutori e gli avversari), ma anche per
mettere a fuoco con maggiore consapevolezza l'emergere delle opzioni
speculative fondamentali che segneranno l'intera ricerca heideggeriana e
orienteranno i diversi tentativi di affronto della questione
dell'"essere".
A
questa ricerca era stato dedicato, nel maggio dei 2000, un Colloquio
internazionale all'università di Cassino, che ha visto, sotto la direzione
scientifica di Costantino Esposito e Pasquale Porro (attualmente entrambi
professori presso l'università di Bari), la partecipazione di diversi studiosi
del pensiero heideggeriano e della filosofia medievale a livello
internazionale.
Gli
Atti di questo Colloquio sono stati pubblicati di recente come primo numero di
un nuovo Annuario internazionale di storia della metafisica (in quattro
lingue), intitolato significativamente «Quaestio», e che annovera, sempre sotto
la direzione di Esposito e Porro, un nutrito comitato scientifico con alcuni
tra i più importanti storici della filosofia antica, medievale e moderna delle
principali università europee e americane.
Il
volume offre un quadro molto articolato e pressoché esaustivo delle figure e
dei problemi più significativi dell'ermeneutica heideggeriana del Medioevo,
ripercorsa a partire dal ruolo giocato dalla filosofia medievale nel contesto
di formazione del giovane Heidegger, il
quale avrebbe probabilmente intrapreso la via accademica della medievistica - e
per di più nell'ambito della Facoltà cattolica di Teologia di Friburgo - se la
sua travolgente vocazione filosofica non avesse fatto irruzione già dal 1919
(assieme ad alcuni incidenti di percorso accademici), Bernhard Casper, Stefano
Poggi e Franco Volpi studiano, in questa prospettiva, il confronto di Heidegger
con la tradizione scolastica (ambito decisivo di confronto per diversi termini
ripresi e "reinventati" da Heidegger, corre quelli di
"ens", essentia", "existentia", "distintio"
eccetera) e il suo tentativo di fuoriuscita dalla corrente antimodernista e più
in generale da quello che egli chiama «il sistema del cattolicesimo», pur
conservando e continuando a elaborate gli impulsi fondamentali della
speculazione medievale, in ambito metafisica, logico e teologico.
Il
merito di questo libro è quello di dipanare nei suoi diversi fili, e di seguire
nei suoi cambiamenti di prospettiva, questo dialogo intenso e anche sofferto
tra Heidegger e i "suoi" medievali, portando alla luce radici e
motivazioni forse insospettate del suo pensiero, che potranno dare materia di
riflessione sia a coloro che lo assumono come punto insuperato e insuperabile
della filosofia del nostro tempo, sia a coloro che ne prendono più criticamente
le distanze, ma in entrambi i casi restituendocelo a buon diritto come un
pensiero che esprime e continua a suo modo - a volto proprio attraverso una
radicale "distruzione" - la presenza e il peso della grande
tradizione classico-cristiana della metafisica.
Qui
si rivela decisivo - per citare solo alcuni esempi del ricchissimo indice del
volume che non è possibile ripercorrere tutto - la lettura, o meglio il
"rapporto" con l'Agostino delle Confessioni
riguardo ai temi della vita fattuale come "inquietudine" storica,
della "memoria" e della "tentazione" come strutture non
solo psicologiche, ma ontologiche dell'esistere e al tema dei "tempo"
come dimensione originaria dell'esserci (studiati qui da Friedrich-Wilhelm von
Herrmann); ma anche l'interpretazione di Tommaso d'Aquino riguardo alla natura
della metafisica alla differenza antologica ente-essere e creatore-creatura e
al problema della causalità (affrontati tra gli altri da Jean-François
Courtine); come pure il confronto con l'elaborazione univoca del concetto di
"ente" e con i problemi di "grammatica speculativa' risalenti a
Duns Scoto e alla sua scuola (messi in luce da Orlando Todisco e da Annalisa Caputo). E sarà interessante scoprire (attraverso
l'intervento di C. Esposito) il forte condizionamento esercitato sulla lettura
heideggeriana della metafisica medievale da parte del gesuita spagnolo
Francisco Suarez, un esponente di spicco della tarda scolastica del XVI e del
XVII secolo, che paradossalmente svolge un ruolo ermeneutico decisivo anche per
chi, come Heidegger, dalla scolastica voleva
decisamente liberarsi. E' Suarez infatti l'autore che ha
"sistematizzato" la metafisica di Tommaso e di Scoto come una scienza
generale dell'"'ente in quanto tale", che arriverà alla metaphysica generalis! (od ontologia
pura) rispetto a una metaphysica
specialis (psicologia, cosmologia, teologia) di Baumgarten, e da lui sino a
Kant e a Hegel. Esattamente la tesi che
Heidegger farà propria.
Né
poteva mancare in questo quadro l'affronto del nodo problematico tra
metafisica, teologia e mistica, che si rivelerà molto fecondo sia per il
giovane Heidegger che per l'Heidegger maturo, e che gli permetterà di trasformare
paradossalmente il senso "nichilistico" l'originario contesto
metafisico medievale. E qui è d'obbligo
il riferimento a Meister Eckhart, un autore dal quale Heidegger attingerà
importanti suggerimenti speculativi e linguistici, ad esempio riguardo al
legame tra "essere", "divinità" e "Dio" o alla
dimensione di "abbandono" e di "distacco" che vige tra gli
enti e il misterioso donarsi dell'essere (si vedano i contributi di Vincenzo
Vitiello e Giusi Strummiello). Come
pure si rivela essenziale, per capire molte delle scelte heideggeriane, il suo
riferimento a Lutero (affrontato da Andreas Grossmann), anche per la mediazione
dei suo collega di Marburgo, il teologo protestante Rudolf Bultmann, in ordine
al compito di una «Riforma della filosofia».
Resta naturalmente il problema se a questa feconda appropriazione del Medioevo da parte di Heidegger abbia corrisposto un'influenza altrettanto significativa del pensiero heideggeriano sulla medievistica contemporanea (ne tratta Pasquale Porro). Certo, si potrebbe considerare con molta diffidenza l'utilizzazione propriamente storiografica delle interpretazioni heideggeriane, spesso tutte orientate a corroborare una tesi generale e il più delle volte omologante, se non totalizzante della storia della metafisica. E viceversa si potrebbe anche lamentare il fatto che certe idee heideggeriane abbiano finito per costituire una sorta di filtro riduttivo per molte genuine posizioni di pensiero sorte nel Medioevo, come in altre epoche, e che forse risultano molto meno riducibili negli schemi heideggeriani di quanto si crederebbe da parte di un diffuso e superficiale "sentito dire" ermeneutico.