RASSEGNA STAMPA

2 FEBBRAIO 2003
UMBERTO BOTTAZZINI
[I numeri in un mondo «glocale»

Le idee matematiche di cui parla Marcia Ascher in questo bel libro sono fiorite e fioriscono "altrove".  Altrove rispetto alla cultura occidentale.  Fanno parte della cultura di popolazioni minoritarie, come gli indigeni del Madagascar, i Kodi indonesiani, gli abitanti delle isole Marshall dell'Oceania, i Maya del sud america, i Tamil dell'India meridionale, i Baschi in Europa e così via.  Sono ancora diverse centinaia le culture esistenti rimaste isolate e marginali, estranee all'espansione della rete di comunicazioni e alla diffusione del mercato.

Il processo di globalizzazione, dice Ascher, sta rendendo le nostre esperienze sempre più simili a quelle di altri popoli di ogni parte del mondo.  Ci muoviamo verso una crescente uniformità di culture e di comportamenti . Ma al tempo stesso ci rendiamo conto che ci sono molte cose che non condividiamo con altri Popoli. Che culture differenti hanno diverse tradizioni e diverse storie, che gli stessi fatti hanno diversi effetti e diversi significati se inseriti in contesti diversi e interpretati attraverso diverse lenti culturali. «Tutto ciò è vero per le idee matematiche come per ogni altro aspetto dell'attività umana».  Del resto, la stessa matematica che impariamo a scuola è frutto di contributi di popoli e culture diverse, dagli antichi Greci agli Indiani, gli Arabi e i Cinesi.

Marcia Ascher, tra i più autorevoli studiosi di "etnomatematica", ci guida alla scoperta di pratiche sviluppate all'interno dì piccole comunità, che non hanno varcato i confini del territorio dove esse vivono.  Si potrebbe pensare che si tratta di qualche rudimentale conoscenza di aritmetica o di geometria.  Questo libro ti rivela invece realtà insospettate.  Come per esempio, le pratiche divinatorie in uso nelle isole Caroline, un arcipelago che si estende per oltre duemila chilometri al nord della Nuova Guinea.  Uno dei miti locali vuole che il dio Supermen abbia inviato sulla terra 16 spiriti che governano il destino di ciascuno.  Ogni spirito è associato a una coppia ordinata dì numeri, da 1 a 4, così che le pratiche dell'indovino si lasciano interpretare come calcoli di un numero casuale di eventi in un'aritmetica modulo 4. Per gli indigeni dei Madagascar invece, le pratiche divinatorie si traducono ai nostri occhi in sequenze di operazioni di logica booleana.  Sorprendenti sono poi i calendari e il computo del tempo in uso presso in Maya, i Kodi indonesiani o gli indigeni di Bali e il loro confronto con il calendario ebreo, quello musulmano o quello gregoriano.  Suddivisioni temporali come le settimane, alle quali non corrispondono fenomeni astronomici, nei calendari degli indigeni di Giava o di Bali hanno durata variabile, da uno a dieci giorni, in un complesso sistema di dieci cieli temporali presenti nel calendario, di modo che il loro computo dei giorni diventa ai nostri occhi urta faccenda intricata e intraducibile nel nostro calendario.

Altrettanto intriganti dal punto di vista geometrico sono le decorazioni dei Tamil indiani o il sistema di mappe adottato dagli abitanti delle isole Marshall per spostarsi da un'isola all'altra di un arcipelago di atolli corallini disperso in quasi un milione di chilometri quadrati di Oceano Pacifico.  Insomma, le matematiche si manifestano in contesti culturali diversi dal nostro in una varietà sorprendente di modi.  Conoscerli non può che arricchire l'origine che abbiamo della matematica e della sua storia.

 

Marcia Ascher, «Mathematics elsewhere.  An exploration of ideas across cultures», Princeton University Press, Princeton NJ, pagg. 208, s.i.p.

 

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vedi anche
Il pensiero matematico