[EVA E L’IDEOLOGIA DELLA CLONAZIONE
Fra i
numerosi movimenti New Age o Next Age , che includono divagazioni
esoteriche dello scientismo e isterie di gruppo, il caso della setta raeliana è
un fenomeno particolare. Dopo il 27 dicembre, quando fu annunciata benché non
dimostrata la nascita per clonazione della piccola Eva, s’è molto discusso non
solo sulle imposture della «scienza spettacolo» che blandisce l’immaginario, ma
sui princìpi di liceità della clonazione riproduttiva o anche di quella
terapeutica, l’una e l’altra vietate ora dalla legge francese. Eppure, al di là
dei dilemmi bioetici, rimane da spiegare il caso in sé. I raeliani, a quanto
pare, cercano l’immortalità personale in terra mediante la clonazione
riproduttiva con la loro «società fantasma» Clonaid. Il fenomeno è stato discusso
con asprezza o leggerezza, ma nessun argomento sembra scuotere i seguaci della
setta. Sono forse ignari, benché scientisti, che la sopravvivenza eterna in
terra è preclusa giacché proprio secondo la scienza il mondo stesso è perituro?
La risposta è che noi tutti siamo cloni sperimentali di alieni extraterrestri,
venuti da lontani pianeti, respingendo così all’infinito il problema. Vogliono
credere che l’individuo possa raggiungere l’immortalità fisica per gemmazione a
propria immagine, con assoluta e immutabile identità, malgrado le diverse
condizioni del vivere in ogni ambiente o vicenda storica. Non solo presumono
che la vita eterna sia pensabile, ma persino che l’individuo in genere non sarà
mai stanco di se stesso, a tempo illimitato.
Che un ancoraggio alla vita terrena sia stato sempre cercato, al di qua delle
più sicure fedi nell’aldilà religioso, lo sanno tutti e nemmeno è difficile
riconoscerne in diverse forme le radici profonde in ogni angolo del pianeta. E’
stata sempre inseguita l’illusione della sopravvivenza tramite la discendenza,
come aspirazione a lasciare una minima impronta. Viene ricordato che Plinio
descriveva l’uomo come «animale avido d’esistere». Un devoto benché circospetto
cantore della personalità individuale, come Petrarca, cercava rifugio in una
sopravvivenza grazie alla fama, vinta però dal tempo. E poi, fra le variazioni
sul tema, gli alchimisti cercavano la pietra filosofale, il Faust l’eterna
giovinezza. Nell’ultimo secolo, simulazioni o rappresentazioni di sopravvivenza
fisica si tributarono a Lenin e a Stalin, imbalsamati. Risale a pochi anni fa
il caso di Kim Il Sung, proclamato «presidente eterno» per emendamento
costituzionale.
Ma ora il fenomeno della setta esoterica e parascientifica raeliana, con la sua
fede nell’eternizzazione fisica individuale, non ha termini di confronto col
passato poiché nientemeno promette il «trasloco del patrimonio genetico» inteso
come identità. I prodigi delle biotecnologie, dalla scoperta di Watson e Crick
sulla struttura del Dna fino agli annunci sulla prossima e completa mappatura
del genoma umano, hanno ispirato attraverso il sensazionalismo del circuito
mediatico esorbitanti suggestioni sulle facoltà dell’ingegneria genetica.
Forse, ha contribuito a queste incomparabili aspettative anche il declino di
alcune ideologie come fedi secolari militanti. Di fatto, un gruppo capace di
profetismi che circolano dovunque, tramite la divulgazione telematica
supersemplificata, oggi assicura che qualcosa di mai visto succederà.
Per assurdo, invece, ancora non suscita sufficiente attenzione o riflessione il
fenomeno di massima rilevanza nel nostro tempo, che rimane la crescente
longevità media. Proprio come sperava Goethe quando annotava nel suo diario: «A
vivere ho imparato, o dei, prorogatemi il termine». La proroga è considerevole,
almeno all’interno delle società più avanzate. In progressive condizioni di
resistenza fisica e lucidità intellettiva per la tutela della dignità
individuale, si spera, con le «terapie del dolore» seguite a quella grandiosa
conquista dell’ultimo secolo che fu l’anestesia.
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