RASSEGNA STAMPA

31 GENNAIO 2003
ROBERTO ZUCCOLINI
[Disputa su Habermas, convertito alla bioetica

Una levata di scudi. E, all’opposto, una difesa appassionata. A 73 anni il filosofo tedesco Jürgen Habermas, divide come non mai. Ma questa volta, segno dei tempi, l’argomento che ha scelto e che fa discutere è l’ingegneria genetica. Come è accaduto al convegno promosso mercoledì scorso ad Assisi dalla Fondazione ItalianiEuropei. Tutti nel Sacro Convento, ospiti dei francescani, a discutere di «Dialogo sulla vita umana». Tantissimi gli interventi di politici, scienziati e uomini di religione, a partire dal presidente della Fondazione Massimo D’Alema. Altrettanto numerose le citazioni del libro di Habermas «Il futuro della natura umana. I rischi di una eugenetica liberale» (Einaudi), in cui si condanna la «strumentalizzazione della vita» attraverso gli esperimenti sugli embrioni umani e si invitano i legislatori e la comunità scientifica a limitare l’attività ai fini terapeutici.
Per dare un’idea dei toni assunti dal dibattito basta pensare che una delle relazioni, quella di Demetrio Neri, dell’università di Messina, aveva nel titolo un significativo «contro Habermas». L’accusa è quella di essersi schierato contro la rivoluzione biologica in atto e di avere espresso «il massimo dell’astensionismo filosofico». Dello stesso tenore, citando o non citando direttamente il filosofo tedesco, altri interventi come quello del pioniere della fecondazione assistita in Italia, Carlo Flamigni e quello di Gilberto Corbellini dell’università La Sapienza: «Non alimentiamo nei cittadini la paura della scienza».
Ma altrettanti, sul fronte opposto, sono stati anche scienziati e politici scesi in campo in difesa di Habermas. Primo fra tutti Giuliano Amato, suo grande lettore, e fermamente contrario alle sperimentazioni sugli embrioni.

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