![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 31 GENNAIO 2003 |
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Una levata di scudi. E, all’opposto, una difesa appassionata. A 73
anni il filosofo tedesco Jürgen Habermas, divide come non mai. Ma questa
volta, segno dei tempi, l’argomento che ha scelto e che fa discutere è
l’ingegneria genetica. Come è accaduto al convegno promosso mercoledì scorso ad
Assisi dalla Fondazione ItalianiEuropei. Tutti nel Sacro Convento, ospiti dei
francescani, a discutere di «Dialogo sulla vita umana». Tantissimi gli
interventi di politici, scienziati e uomini di religione, a partire dal
presidente della Fondazione Massimo D’Alema. Altrettanto numerose le citazioni
del libro di Habermas «Il futuro della natura umana. I rischi di una eugenetica
liberale» (Einaudi), in cui si condanna la «strumentalizzazione della vita»
attraverso gli esperimenti sugli embrioni umani e si invitano i legislatori e
la comunità scientifica a limitare l’attività ai fini terapeutici.
Per dare un’idea dei toni assunti dal dibattito basta pensare che una delle
relazioni, quella di Demetrio Neri, dell’università di Messina, aveva nel
titolo un significativo «contro Habermas». L’accusa è quella di essersi
schierato contro la rivoluzione biologica in atto e di avere espresso «il
massimo dell’astensionismo filosofico». Dello stesso tenore, citando o non
citando direttamente il filosofo tedesco, altri interventi come quello del
pioniere della fecondazione assistita in Italia, Carlo Flamigni e quello di
Gilberto Corbellini dell’università La Sapienza: «Non alimentiamo nei
cittadini la paura della scienza».
Ma altrettanti, sul fronte opposto, sono stati anche scienziati e politici
scesi in campo in difesa di Habermas. Primo fra tutti Giuliano Amato, suo
grande lettore, e fermamente contrario alle sperimentazioni sugli embrioni.