RASSEGNA STAMPA

24 GENNAIO 2003
EDDY CARLY
[Tra corpo e anima, i confini del senso
Una «introduzione storica alla filosofia della mente» di Sandro Nannini per Laterza
Approdi auspicabili La sfida di un naturalismo non-riduzionista consiste nel tenere assieme scienza e filosofia per arrivare a superare quel dualismo che vorrebbe l'anima separata dal corpo

L'«anima» e il «corpo» costituiscono i poli essenziali ai quali fa riferimento la filosofia della mente, dall'antichità a oggi: hanno mutato di nome nel corso del tempo diventando la «materia pensante», res cogitans, e la «materia estesa», res extensa, l'intenzionalità, la coscienza e il cervello, ma hanno mantenuto in qualche modo stabile il loro significato e la contrapposizione che li connota. Contrapposizione che caratterizza il mind-body problem nella filosofia della mente contemporanea, e costituisce il tema centrale del libro di Sandro Nannini L'anima e il corpo. Un'introduzione storica alla filosofia della mente, uscito da poco per Laterza. L'identificazione dell'anima, la psyché greca, con il pensiero, il cogito, avviene per la prima volta con Cartesio, inaugurando quella metafisica della soggettività di cui è erede gran parte della filosofia della mente contemporanea in cui si produce il dualismo tra il cogito e la materia estesa. Nell'antichità, in particolare per Aristotele, la psyché era la «forma» di un corpo che ha la vita in potenza: l'anima risultava così «non separabile dalla materia fisica degli esseri viventi». La determinazione dell'anima era strettamente legata alle funzioni proprie del vivere (alimentarsi, percepire, riconoscere, ecc.). Nel De Anima, Aristotele afferma che per i viventi l'essere è il vivere e quindi, poiché per tutte le cose l'essenza è la causa dell'essere e per i viventi l'essenza è l'anima, l'anima sarà la causa del vivere. Con Cartesio, lo spostamento semantico è radicale: sostenendo che il pensiero, la res cogitans, non necessita di altro che di se stesso egli afferma che in esso risiede la sostanza dell'anima. Il volume di Nannini mette bene in evidenza come il dualismo che emerge dalla metafisica soggettivistica di Cartesio abbia influenzato fortemente le ricerche sulla filosofia della mente contemporanea: nel tracciare con chiarezza lo sviluppo storico dei problemi legati alla mente, egli traccia un ponte tra filosofia analitica e storia della filosofia attraverso un'indagine di quei temi che, a partire dal rapporto mente-linguaggio-azione, si sono sviluppati negli ultimi cinquant'anni, in particolare nell'ambito della filosofia analitica del linguaggio, inaugurata da Frege, Russell, Wittgenstein e Ryle. La ricostruzione del concetto di mente, iniziata nell'ottocento, ha visto il suo culmine nella seconda metà del novecento, con i filosofi analitici e la svolta linguistica e con i loro eredi della corrente cognitiva: sia che essi operino sul piano concettuale, sia che il loro contributo consista in una rilettura filosofica dei risultati delle neuroscienze e delle scienze cognitive. Nell'analizzare le recenti teorie sulla mente espresse dal funzionalismo del primo Putnam, dal computazionalismo di Fodor, dall'eliminativismo di Dennett, e dalle diverse posizioni a favore di un'intelligenza artificiale hard - secondo cui l'esistenza dell'anima, o mente, o coscienza, verrebbe «ridotta» a stati e funzioni del cervello - Nannini sottolinea il forte predominio di un orientamento di tipo materialista, che «ha guadagnato terreno - scrive - negli ultimi due secoli: mai come oggi nella storia dell'umanità è sembrato plausibile che, come si può, dopo Darwin, fare a meno di Dio per spiegare la vita, così si può fare a meno dell'anima per spiegare l'intelligenza».

Se la mente è «funzione», «modo», «parte» del corpo, i tentativi di opporsi all'«ipotesi materialistica» sembrerebbero senza speranza, destinati ad accettare che l'unica soluzione al dualismo mente-corpo sia quella di ridurre la mente a neuroni e sinapsi o a implementazioni e funzioni di un computer, o addirittura negare l'esistenza della coscienza. La provocazione è oggi accolta da ipotesi di tipo materialista e naturalista «non-riduzioniste», ovvero da teorie che pur affermando che gli stati mentali corrispondono a stati e processi del nostro cervello non negano l'esistenza della mente e sostengono che la coscienza non può essere ridotta a nient'altro che alla coscienza. Teorie non-dualiste della mente, come il naturalismo biologico di Searle, la teoria neuroscientifica della coscienza di Edelman e il monismo anomalo di Davidson sono accomunate dalla tesi per cui le nostre esperienze soggettive, le nostre percezioni individuali, i nostri qualia, sono ineliminabili e sono ciò che più ci caratterizza in quanto esseri umani dotati di corpo e di anima, di pensiero e di materia.

Nella sua ricca e obiettiva trattazione, Nannini descrive tali ipotesi non-riduzioniste con grande chiarezza e ne evidenzia il ruolo essenziale nel produrre una sempre maggiore interazione tra teorie filosofiche e teorie scientifiche della mente. La sfida di una naturalismo non-riduzionista sembra quella di tenere assieme scienza e filosofia per giungere a un superamento di quel dualismo che vorrebbe l'anima separata dal corpo.
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Scienze Cognitive