![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 22 GENNAIO 2003 |
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di Luiciano Coen e
Achille Varzi
LUI (Scende dalla corriera e si dirige verso il bar. Ne esce
una signora con l'aria soddisfatta. La interroga). Mi scusi, è un biglietto
della lotteria che tiene in mano? Dalle mie parti i biglietti sono neri su
sfondo bianco, ma noto che il suo è bianco su sfondo nero.
Lei. Qui sono tutti così.
Lui. Allora non perderò tempo. Io sono un vero appassionato:
mi piace moltissimo tentare la fortuna. Immagino che lei mi capisca...
Lei. Più che altro è per necessità che io gioco. Adesso, per
esempio: dovevo comprarmi le sigarette, e avevo bisogno di tre euro.
Lui. Immagino che se lei è anche una fortunata vincitrice
(come mi pare di capire) avrà intascato ben più di tre euro e sarà molto
soddisfatta...
Lei. Vincere? In che senso? Sono soddisfatta di non perdere.
Lui. Perdere? In che senso? Come si può perdere alla
lotteria?
Lei. (Guarda sospettosa il biglietto di lui.) Capisco. Vedo
che lei viene da Dritti, dove per giocare al Lotto si comprano i biglietti e a
volte si vince. Qui invece siamo a Rovesci, dove per giocarsi la sorte si
ricevono dei soldi dallo stato e a volte si perde.
Lui. Straordinario, non sapevo dell'esistenza di questo modo
di sfidare il fato. Come funziona?
Lei. È molto semplice. Basta andare al banco del NegaLotto e
chiedere un biglietto del Gratta e Perdi. Con il biglietto le viene dato un
euro. Lei gratta, e vede se ha perso.
Lui. E se ho perso?
Lei. Paga, naturalmente.
Lui. E quanto??
Lei. Dipende da quello che c'è scritto sul biglietto.
Lui. Ma… e se c'è scritto che ho perso molto?
Lei. Se perde molto paga molto, è ovvio. Mi pare che il
massimo siano due milioni di euro.
Lui. Due milioni?? Ma è pazzesco! Perché mai uno dovrebbe
rischiare di finire sul lastrico solo per la speranza di intascare un euro?
Lei. Non ci trovo niente di strano. Qui il gioco funziona
così.
Il Ficcanaso (da dietro il bancone del bar). Mi permetto di
osservare che l'inserzione di un elemento di rischio era il tema che ha
ispirato La Lotteria di Babilonia di Jorge Luis Borges, in cui tutti gli abitanti
di quella favolosa città ponevano la propria esistenza sotto l'egida della
fortuna o della malasorte. Era un modo di insaporire la vita.
Lui. Insaporire la vita? Trovo che sia terribile rischiare
di perdere tutto per potersi comprare le sigarette...
Il Ficcanaso. Si gioca per vincere, ma ci si diverte di più
quando la vittoria comporta dei rischi. Il vero giocatore è quello che,
contemplando il proprio bottino, può far proprio il motto di Ulrich von Hutten:
«Io ho osato!».
Lui. Sarà, ma a me sembra pura e semplice follia. Una vera e
propria roulette russa.
Lei. Guardi, noi a Rovesci la vediamo in modo esattamente
opposto (come è ovvio). Ci pare che il vostro gioco sia folle.
Lui. In che senso, scusi?
Lei. È vero che da noi qualche rarissima persona può
incappare in un colpo di sfortuna e perdere dei soldi, anche somme cospicue, ma
la stragrande maggioranza dei nostri biglietti non fa perdere nulla. Anzi, fa
guadagnare un euro secco. Vede? Avevo bisogno di tre euro per le sigarette, e
mi son fatta dare tre biglietti. Su cui leggo, come mi aspettavo, «Non hai
perso nulla!».
Lui. Mentre da noi...
Lei. È vero che da voi qualche rarissima persona può
incorrere in un colpo di fortuna e vincere dei soldi, anche somme cospicue, ma
la stragrande maggioranza dei vostri biglietti non fa vincere nulla. Anzi, fa
perdere un euro secco. Mi faccia vedere il suo biglietto... infatti: «Riprova,
sarai più fortunato». Che cosa le dicevo? Da voi ogni giorno milioni di persone
perdono un euro a testa solo per il gusto di tentare la fortuna... mi sembra un
po' assurdo, no?
Lui. Però... però... ogni tanto qualcuno vince! Ed è per
questo che a Dritti giocano tutti. C'è un grande senso di speranza.
Lei. Speranza? Quello che lei mi dice è incomprensibile. Lo
sa benissimo che ha una possibilità infima di vincere, e una certezza quasi
matematica di perdere un euro. Come può farsi attrarre da un gioco così poco
redditizio?
Lui. La speranza è l'ultima a morire.
Lei. Sciocchezze. Lo dite solo per giustificare un comportamento
che non regge al vaglio della razionalità. Guardi noi invece: abbiamo una
possibilità infima di perdere e una certezza quasi matematica di vincere. Questo
sì che è un buon motivo per giocare. Anzi, venga che le offro un
caffè.</CW>
Lui. Non è il caso che si disturbi.
Lei. Nessun disturbo. Mi basta farmi dare due Gratta e
Perdi... Ecco qua. Come vede, abbiamo ottenuto due euro. Adesso grattiamo... e
naturalmente non abbiamo perso nulla.
Lui. Evviva!
Lei. Vede? Qui a Rovesci siamo tutti contenti.
Lui. Anche perché mi pare di capire che la probabilità di
perdere due volte di seguito sia molto bassa. Se proprio uno è sfortunato, può
subito cercare di rifarsi richiedendo un intero mazzetto di Gratta e Perdi.
Lei. Vedo che ci intendiamo. Dia retta a me: tra sborsare un
euro con la quasi certezza di non di vincere, e intascare un euro con la quasi
certezza di non perdere, non c'è proprio confronto!