RASSEGNA STAMPA

21 GENNAIO 2003
ANDREA SERMONTI
[Nel '900 le nostre conoscenze, specie in campo biologico, sono enormemente aumentate. Ma non sappiamo come interpretarle

Scienza, la teoria è finita?

Che cosa sarebbe successo se Galileo avesse avuto
a disposizione la capacità di calcolo di un computer
dell’ultima generazione?

Gli ultimi decenni del Novecento hanno assistito a un aumento vertiginoso delle informazioni biologiche. L'accumulo di geni e genomi suona, agli orecchi di David Wheeler, come la cascata del Niagara. Di fronte a questa rivoluzione bioinformatica si impone una considerazione. Le grandi teorie che ancora formano la base della biologia sono della seconda metà dell'Ottocento: la teoria cellulare, la teoria dell'evoluzione, l'idea di gene e di mutazione, gli ormoni, la teoria cromosomica dell'eredità, hanno tutte più di un secolo e in gran parte sono opera di grandi solitari. Una seconda ondata di teorie si ebbe nell'ultimo dopoguerra e queste derivarono dalla genetica microbiologica. In pochi anni fu scoperto il Dna, nacque la genetica biochimica, l'analisi del gene, l'ingegneria genetica. Tutte queste grandi idee sono state formulate da un numero ridotto di ricercatori, con poca spesa e una quantità modesta di dati. In pochi lustri la situazione è cambiata. Il genoma (Dna) umano contiene tre miliardi e mezzo di bit (paia di nucleotidi), il che vuol dire le lettere di venti serie complete della Treccani, sulla punta di un ago. Il Centro internazionale di informazione biotecnologica a Bethesda (Usa) riceve più di diecimila nuove sequenze di Dna al giorno. L'intero genoma umano è lì, insieme a quello di un centinaio di altri genomi completi e frammenti da oltre 100b mila altre specie. Da quando la bioinformatica ha cominciato la sua grandiosa cascata, lo sviluppo delle grandi teorie ha preso a languire. Chi si occupa più di dimostrare l'evoluzione, o l'eredità dei caratteri acquisiti, nel 2000? Sotto il titolo «L'evoluzione è morta» un articolo dell'inglese NewScientist (ottobre 1998) dichiarava: «La tecnologia prenderà il posto dell'evoluzione, e la scala temporale sarà molto più veloce». Secondo Karl Popper le teorie servono a prevedere, ad anticipare i dati ancora sconosciuti, e possono essere smentite (e messe da parte) quando nasce una teoria che migliora o semplifi ca le previsioni. Ma quando i dati diventano diluvio non serve anticiparli, sono tutti subito lì .In un recente articolo di Giuliano Preparata, «Se Simplicio avesse avuto un Cray», il grande fisico scomparso annotava in margine al Dialogo di Galilei: «Uno degli argomenti di Salviati è l'enorme complicazione che il geocentrismo aristotelico introduce nella descrizione dei dati… Ma riflettete un momento; cosa volete che sia questa complicazione per un (supercomputer) Cray? La macchina compie miliardi di operazioni al secondo, «mangia» enormi quantità di numeri, seguire gli arabeschi celesti è veramente una bazzecola... L'argomento della inadeguatezza del sistema geocentrico è assolutamente privo di fondamento». Un apologo di Jorge Luis Borges racconta lo sviluppo della cartografia in un lontano impero. La mappa dell'impero era diventata così grande da coprire un'intera città. Infine la carta dell'impero raggiunse le dimensioni dell'impero. La cartografia allora declinò e non ne rimasero che alcuni brandelli dispersi qua e là nel territorio. Accadrà così anche delle teorie biologiche?

 

 

 

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