RASSEGNA STAMPA

19 GENNAIO 2003
ROBERTO CASATI
[Le due identità del prof. Boncinelli

Edoardo Boncinelli è uno degli scienziati di punta del nostro Paese.  Ha fatto scoperte importantissime nel campo dello sviluppo embrionale.  Dirige uno dei più avanzati centri di ricerca in Italia.  E un notevole divulgatore scientifico (vedi I nostri geni).  Non gli manca una bella penna.  Le aspettative per un suo nuovo libro, Io sonò, tu sei, sono dunque altissime.

Diciamo innanzitutto quale sembra essere  il soggetto del libro. C'è  un problema  concettuale  fondamentale, quello di spiegare, o anche  semplicemente capire, l'identità individuale,  nella fattispecie  l'identità personale, e l'importanza che le attribuiamo.  Che cosa fa sì che io sia io, mentre il mio gemello "identico" non  è  me, pur assomigliandomi in tutto e per tutto?  Che cosa fa sì che la sedia che ho visto ieri sia la stessa su cui sono seduto oggi, mentre quella su cui oggi sono seduto non è la stessa, da lei indistinguibile, su cui sei seduto tu?  Perché mi sono infatuato di  Alice e non di Ellen Kessler e non c'è verso al farmi cambiare idea?

Quello dell'individuazione non è esattamente un problema filosofico nuovo.  Per chiarirlo sono stati versati fiumi di inchiostro in filosofia: non a caso, E' un problema elusivo.  Tutti i grandi problemi filosofici sono così, e ci vogliono secoli di lavoro collettivo, si spera cumulativo, prima  che si mettano in luce tutte le complessìtà della questione.  Si crede di aver trovato una soluzione, e saltano fuori nuove possibilità, nuovi aspetti del problema, casi a cui non potevamo pensare prima.  Molto spesso è la scienza a fornire il materiale nuovo. Ma strada facendo abbiamo imparato che si deve fare qualche distinzione.  In primo luogo, la nozione di identità del linguaggio naturale è ambigua.  Parliamo di identità di tipo, o di identità individuale?  Per esempio, quante lettere ci sono nella parola "coro"?  Se parliamo di identità di tipo, diremo che ci sono tre lettere, la "e", la o" e la "r'.  Se parliamo di identità individuale, diremo che ce ne sono quattro, quelle che conta il caporedattore quando mi dice di accorciare l'articolo.  Le due "o"  hanno un'individualità distinta, una viene dopo la "e", un'altra dopo la "r"; ma sono, in un altro senso, la stessa lettera.  Confondere le due nozioni di identità porta molto lontano.. Se il caporedattore " dice di accorciare questo articolo di due lettere non si aspetta certo che tolga tutte le "a" e tutte le "b").

Seconda distinzione: quella tra l'identità e i modi in cui giudichiamo che siamo in presenza dell'identità, tra un affare di ontologia e uno di epistemologia. Posso non essere in grado di distinguere due sedie, fabbricate come copie precise una dell'altra (problema epistemologico), ma so che cosa si dice se si parla di due sedie (una questione ontologica).  Indistinguibile (epistemologicamente) da non significa ancora identico (antologicamente) a.

Boncinelli non da mostra di ritenere cruciali queste distinzioni, ma questo rende opaca la tesi del libro.  Tratta l'individualità come una proprietà che "emerge" in un qualche punto della storia (storia ideale?) del mondo (pag. 4), sostenendo che non ha senso parlare nel mondo microscopico.  Perché sostiene questo?  Se ho capito bene, perché pensa che gli elettroni e altre cose piccole e poco strutturate come gli organismi monocellulari siano tra loro indistinguibili (capitolo 1, ma anche pag. 41 e pag. 118, che contiene, quasi invisibile, la tesi centrali dei libro).  Ma qui si è passati surrettiziamente da "indistinguibile" a "identico".  E perché mai gli elettroni sono indistinguibili?  Perché sono tutti dello stesso tipo. Con un doppio scivolone si è passati dall'identità di tipo all'indistinguibilità dell'individuo e da questa all'identità dell'individuo.

Finirei qui la recensione, dato che questi problemi rendono poco credibile tutto il tentativo di portare acqua al mulino della tesi dell'emergenza dell'individualità.  Ma qualcosa che mi ha colpito in questo testo, che lo rende in certo qual modo esemplare.

Il capitolo III dei libro mostra il Boncinelli divulgatore in azione; la lettura scorre veloce.  Ma che cosa leggiamo?  Non ho fatto una conta precisa delle tesi discutibili presentate come fatti, ma ecco un florilegio che riguarda  lo specifico campo di mia competenza (lavoro alle implicazioni filosofiche delle scienze cognitive).  Vien detto: che la teoria della Gestalt proverebbe che la percezione è un processo dall'alto in basso (pag. 95, ma i gestaltisti non pensavano il contrario?), che l'esistenza di lingue diverse come l'italiano e il giapponese prova che il linguaggio, in particolare la sintassi, non è innata (pag. 69, ma l'argomento della povertà dello stimolo non provava il contrario?), che percepiamo un mondo articolato in cose perché il linguaggio è articolato in parole (pag, 77, tesi tra le più instabili della moderna filosofia del linguaggio: poi però parzialmente contraddetta a pag. 83), che l'idea di causa non sarebbe stata sempre presente nella mente dell'uomo, in particolare dei "primitivi" (105, dato antropologico errato: l'idea sembrerebbe invece presente nei bambini anche prelinguistici), che non esiste un modo valido di studiare la concettualizzazione indipendentemente dal linguaggio (pag. 108, parzialmente contraddetta nel seguito; ma la categorizzazione animale non è un ampio settore di studio?), che se non avessi il concetto si sedia non potrei  percepire la sedia (pag. 117, ma non si è  sentito parlare di teorie nonconcettualiste della percezione?)

Mi chiedo come uno scienziato autorevole come Boncinelli possa incorrere in queste imprecisioni. La cosa mi pare tanto più incomprensibile, in quanto Boncinelli sa che si porta sempre  una certa deferenza all'autorità; che le sue parole per usare il titolo del capitolo III sono pietre,

Ogni tanto capita di veder scrivere dei libri di filosofia o su questioni filosofiche da parte scienziati.  Sono il primo a pensare che le frontiere disciplinari siano labili (quando non sono la comoda proiezione dell'esigenza di creare dipartimenti  accademici) e debbano essere attraversate in ogni possibile direzione.  Ben vengano i libri di biologi sulla filosofia: ben venga un contributo Boncinelli sull'individualità.  Tuttavia l'acquisizione di competenze resta comunque un passo necessario per poter creare uno scambio fruttuoso, Non si può far finta che venti secoli di filosofia non siano esistiti, e soprattutto non si  può far finta che non siano esistiti gli ultimi trent'anni. O meglio: ignorare la filosofia degli ultimi trent'anni, o degli ultimi venti secoli, scelta che uno può sempre fare, ma scelta è?. Ma che scelta è? Forse a discolpa di Boncinelli si potrebbe fare un discorso più ampio sul  modo in cui viene concepita prevalentemente la filosofia in Italia, anche dai suoi stessi praticanti:  un'attività di produzione di opinioni, senza troppo interesse per le ragioni che le motivano. Una concezione che esclude qualsiasi seppur vago riferimento alla professionalità e al metodo.

E allora si pensi alla situazione seguente. Mi si immagini, da filosofo, a scrivere un libro sulla vita scegliendo di ignorare la  biologia molecolare.  Non mi si direbbe che rinuncio a professionalità e metodo?  Posso anche, in totale buona fede, finire con lo "scoprire" e difendere una teoria lamarckiana, o il creazionismo

 

Edoardo Boncinelli, «io sono, tu sei. L'identità e la differenza negli uomini e in natura», Mondadori, Milano 2002, pagg. 184, € 15,20.

 

 

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Scienze Cognitive